venerdì 3 maggio 2019

Capraia mai piu?

 

L'inganno della trasparenza sta nell'unico efficace modo per realizzarla. Rendersi invisibili. D'accordo, è un trucco subdolo, ma funziona. Tanto che per prendere confidenza con l'universo misterioso degli esseri viventi bisogna occultare le proprie intenzioni, distogliere l'attenzione dall'obiettivo reale, tentennare fino all'ultimo, fingere di dedicarsi ad altro. E farsi trovare inaspettatamente nel punto preciso in cui nessuno sospetta di trovarvi, al momento giusto. Questa è la storia che proverò a raccontarvi. Di quella volta che, senza preavviso, abbiamo tentato di sorprendere la migrazione. E per un giorno intero ci siamo quasi riusciti. Finchè l'effetto sorpresa è svanito, travolto dall'insostenibile leggerezza del vento per i successivi tre giorni. E' vero che per raccontarvi questa storia dovremmo per coerenza e correttezza indossare tutti quanti una maglietta con una scritta in grassetto maiuscolo. Una scritta che dice CAPRAIA MAI PIU'. Ma alla fine della storia, sulla maglietta piazzeremo un deforme ed ottimista punto di domanda, concedendo uno spiraglio al dubbio ed al futuro.


Chiariamo. I quattro temerari avventurieri che nella primavera 2018 avevano sfidato l'aspra geografia isolana di Capriaia si sono dimezzati. Gabriele e Tommaso hanno saggiamente optato per alternative meno ostiche ed ostili. Ma con una forzatura estrema dell'ultimo minuto e senza preavviso, alle 2.00 del 25 aprile, con Pulotto navigatore appisolato a fianco si parte da Udine in direzione Livorno. Nel pieno della notte, qualche spirito avverso alla guida di un non meglio identificato veicolo allo sbando totale nel mezzo di un'autostrada deserta tenta di ostacolare le nostre intenzioni, ma una brusca frenata e un perentorio colpo di clacson evitano che il viaggio si interrompa in malo modo per tutti i viaggiatori. Così, all'attracco del traghetto si giunge sani e salvi con un paio di ore di anticipo, mentre l'alba si impossessa del suo quotidiano spazio. Qui prende forma la mia nuova strategia fotografica. Quella di inquadrare bersagli volanti o sagome casuali e distanti con uno strumento privo delle capacità sufficienti per farlo, il mio occhio (guidato da ciò che resta del mio cervello). I risultati vi saranno palesi d'ora in avanti, trasformando questo racconto in un percorso fotografico improbabile, con i residui di ciò che è stato, di ciò che poteva essere e di ciò che dovrete soltanto immaginare. Un esempio? Mentre seduto sulla banchina tento di intercettare al volo i RONDONI PALLIDI che schivano a poca distanza le nostre teste e gli edifici del porto, quello che inquadro lo vedete immortalato qui sotto.
 
 
Il passo successivo è quello di catturare il transito di quei puntini bianchi che attraversano il cielo poco distanti dal molo, con il risultato che alcuni di questi si trasformano in BECCAPESCI e di conseguenza trascuro di osservare con attenzione anche le altre foto, nonostante quel gruppetto di gabbiani in volo non mi avesse dato affatto la sensazione di sternidi. Qui tocca tuttavia fare un salto oltre l'ostacolo. L'ostacolo che prevede di controllare le foto a casa al pc al momento del rientro. Quando ti accorgi che in quella foto scattata a caso in alto a sinistra hai centrato il gruppetto di gabbiani in porto a Livorno.


E quei gabbiani sono una dozzina di GABBIANI ROSEI. Prima testimonianza dell'efficacia della mia nuova strategia fotografica. Tanto sono un pessimo fotografo, giustificarmi sulle sfuocature dei bersagli casuali non è necessario.


Scommetto che non avete creduto alla storia delle foto scattate a caso al nido del Picchio rosso minore, di cui mi sono accorto solo a casa vero? Volete delle altre prove? Arrivano, state tranquilli. Sul traghetto in mezzo alle BERTE MAGGIORI compare ANNIBALE. Di lui non ho una foto, ma approfitto per salutarlo ugualmente. Ci avvisa che l'isola è invasa dai Veneti. Nessuna paura, i Corsari siamo noi. Ad ogni modo, oltre ad Annibale in mezzo alle Berte maggiori nelle mi foto scattate a caso ci sono anche le BERTE MINORI. Di queste, dal vivo, ci eravamo accorti, come del LABBO che si allontana senza darci alcuna soddisfazione. Ma che comparissero nelle foto è comunque una sorpresa.
 

Che poi ci provo comunque a scattare qualche foto più a fuoco alle Berte, ma loro tentano in tutti i modi di sfuggire, anche a piedi, dall'inquadratura.

 
L'onda lunga del mare tenta di scombussolare la mia integrità corporea, ma resisto. E prossimi all'approdo mi arrischio a scattare altre testimonianze casuali. Ci sono degli allevamenti ittici marini presidiati dai Gabbiani reali. Non si sa mai che tra loro ci sia qualche laride più interessante. E tra i laridi qualcuno se la ride. Sì, proprio.
 
Una SGARZA CIUFFETTO. Che anche stavolta noti soltanto riguardando le foto a casa, ad una settimana di distanza. Benone. Chissà quante altre creature sfuggono alla nostra distrazione. Ad ogni modo, volevate altre prove? Potreste anche accontentarvi però...
 

Al molo sul porto un FALCO PESCATORE ci accoglie. E qui le versioni su di lui si fanno nebulose. Si narra che sia presente da almeno un anno. Che si sia costruito un nido da solo. Che ce ne siano due. Che ci sia un progetto di decine di migliaia di euro per costruirgli un nido. Che il nido c'è già ma che gliel'hanno costruito. Che ce ne siano più di due. Che non sia un Falco pescatore ma una creatura aliena mandata sulla terra per annientare la specie umana. Che sia semplicemente un artefatto nella mia pellicola. E avanti così. Quello che possiamo testimoniare noi è che nei quattro giorni della nostra permanenza di Falchi pescatori di sicuro ne abbiamo visti almeno due diversi, e nulla vieta che fossero tre.

 
Depositiamo i bagagli e tentiamo subito una sortita sull'isola, considerata la prima sensazione di presenza più generosa di avifauna rispetto all'esperienza dell'anno precedente, come se davvero stavolta fossimo riusciti a cogliere di sorpresa la migrazione con il nostro inaspettato arrivo. Intanto, memorizziamo il verso delle STERPAZZOLINE DI MOLTONI, onnipresenti ed infestanti. Non le ricordavamo così presenti. Il canto continua a confondersi nelle nostre orecchie, ma ci proviamo comunque a memorizzarlo.
 
 
Le PISPOLE GOLAROSSA sono talmente confidenti che riesco addirittura ad inquadrarle nei miei scatti. Peccato che riescono a mettersi quasi sempre di profilo, neanche volessero impedirci di vedere il loro lato colorato.






Vi risparmio gli scatti alle prime BALIE DAL COLLARE. E anche la prima immagine ufficiale dell'ORTOLANO che passerà tutta la sua vacanza insieme a noi, a poca distanza dal nostro temporaneo domicilio. Ci dirigiamo verso il lato impervio dell'isola, confidando che ci riservi un trattamento migliore rispetto al trascorso vissuto. Le MAGNANINE COMUNI si fanno trovare esattamente dove le cerchiamo.


Ma lo stesso vale anche per le rocce vulcaniche sotto i nostri piedi, i viottoli dissestati dei romani, la fatica e le salite. Tutto esattamente identico. Anche il punto in cui il FIORRANCINO ci attende. Nel prato che precede lo Stagnone si sprecano i VENTURONI CORSI. In mezzo a loro un'ambigua MONACHELLA si dondola curiosa tra i nostri piedi...
 
 

...mentre uno dei FALCHI PESCATORI ci sorvola trasportando un indefinito oggetto acuminato.
 

E per la seconda volta, su due, nella storia, lo Stagnone si rivela un clamoroso fiasco. Il nulla, a parte un Gabbiano reale che sguazza nell'acqua e due CUTRETTOLE che danzano lungo la sponda. Il pomeriggio è sufficientemente tardo per costringerci ad un frettoloso rientro. Frettoloso per modo di dire. Sono talmente stanco che nemmeno mi ricordo di essere sveglio. E Pulotto cammina talmente piano che ogni volta che mi fermo ad aspettarlo lui è ancora fermo dalla pausa precedente. Sì, quella dell'anno prima.
 

Prossimi alla colonia penale intravediamo la luce della nostra destinazione finale. Ma è solo un'illusione. Chilometri e chilometri di tornanti ci aspettano. Un'altra MONACHELLA ci osserva perplessa. Siete davvero convinti a proseguire?


E proprio mentre tentenniamo confusi, percepiamo distante un richiamo sonoro. Fermi tutti. Non è possibile. Eppure insiste. E insiste. Riesco quasi a registrarlo da così lontano, tanta è la sua insistenza a richiamare la nostra attenzione. Ci scapicolliamo lungo i tornanti per raggiungere quel miraggio di alberi sui quali ipotizziamo stia saltellando il nostro bersaglio. Solo una pausa istantanea per capire se il CALANDRO che si è appena involato abbia caratteri particolari, ma anche no. E proseguiamo fino alla boschetta che ci accoglie silenziosa. Pulotto, già lo sapete, in questo settore è un imitatore infallibile. Un suo accenno e il nostro amichetto si scatena. Lo registriamo. Già lo sapete. Su ornitho ne avete la traccia sonora. Tentiamo in tutti i modi di osservarlo. Si nasconde. Eccolo. No, quello è un CANAPINO COMUNE. Non riesco a vederlo bene. E' lui, deve essere lui, ma perché non si concede? Ha una banda sull'ala. Anche Pulotto lo vede. Il piumaggio è sbiadito. Compare e scompare. Scatto foto a caso. Faccio un paio di video. Svanisce. Ricompare su un altro albero. E' silenzioso. Lo fotografo nel buio. Lo riprendo in un lungo video. Scompare di nuovo. Riguardo le ultime foto e... è un LUI' ma non è LUI. Dannazione. Mi prende uno strano disagio. Riascoltiamo le registrazioni. Nessun dubbio su quelle. Siamo salvi. Ma tutte queste foto e video, e nessuna in cui si riesca a vedere. Vuoi che rimanga FORESTIERO a tutti i nostri tentativi di ammansirlo? E per l'ennesima volta, con un salto nel tempo, riguardando i video da casa, riesco ad intercettare alcuni frammenti, rallentarli, e sospirare. Dannato LUI' FORESTIERO, mannaggia a te.
 
 
Rientriamo verso il mondo abitato dagli umani. Ed eccoli, i temutissimi VENETI! Temutissimi? Sorridono sereni, altro che temutissimi. E sono subito nostri nuovi compagni di merende, siano essi Matteo, o Fabio, o Toni, o Emanuele, o Graziano. Di Annibale già sapete, ma lui è Veneto acquisito. Pensavate forse che ci scornassimo con loro come MUFLONI sulle scogliere di CAPRAIA?
 
 
Suvvia! Ma guardateci! Per quanto indomiti si possa apparire in un contesto selvaggio come questo...
 

... siamo talmente docili che anche le ANATRE MUTE sono disposte a dialogare con noi...
 

E la condivisione è parte integrante del piacere delle osservazioni. Così, quando un Emanuele a caso vi incontra mentre rientrate verso la colazione e vi domanda notizie dell'Ortolano che al momento latita, dopo meno di un minuto siete già pronti a scattare l'ennesima foto a caso sulle mura del castello e a notare che una delle due creature non è un PRISPOLONE come l'altra, ha un becco troppo massiccio... e se schiarisci la foto... ma vuoi vedere che è proprio lui?


Fortuna che, da bravo ORTOLANO, si deposita serenamente nel colorato verde disponibile.


 
E se nel video notate degli schiocchi strani non preoccupatevi, provengono dalla famosa "Panchina dei Pensionati" (Mattei esclusi)...

E il racconto del nostro viaggio procede, con una sagoma nel cielo che sembra una POIANA e si avvicina, ma non ci convince, nel suo aspetto qualcosa non torna, facciamo tutto il possibile per convincerci che è una Poiana, ma proprio mentre cerchiamo di definirla scorgiamo cinque puntini ancora più distanti che nulla hanno da condividere con lei, perché tre sono inconfondibilmente chiare e le altre due si riveleranno (sempre a casa) una intermedia ed una scura. Eccoci allora ad un altro capitolo sulla determinazione delle AQUILE MINORI dalle foto distanti. Più difficile stavolta, perché le foto sono mie e quindi pessime e sfuocate. Ma credo stavolta si possa essere tutti concordi. Della Poiana ambigua invece nessuna foto.





Anche se il FALCO PESCATORE ci prova in tutti modi ad intrufolarsi anche tra loro.


Giro giro tondo, torniamo sulle tracce dei nostri percorsi dell'anno passato. Con la PERNICE ROSSA che si camuffa nel riverbero sulle medesime pietre dei tempi andati.
 
 
Se non fosse che con tutto questo trambusto ci siamo fatti notare. E il vento prende d'assalto l'isola da tutti i lati, sempre e comunque e contrario a noi. Così i nostri tentativi di ricontattare nei giorni successivi il nostro amico FORESTIERO si riveleranno inutili e sfiancanti. Ci dobbiamo accontentare di quel poco che ci resta. Tanta fatica e poche comparse. Facciamo saltare via una QUAGLIA dall'erba tra i nostri piedi. Ci immaginiamo il volo di un GABBIANO CORSO, forse l'ultimo superstite rimasto sull'isola, per poi tentare di fotografarlo invano posato nel riverbero su uno scoglio. Un LUCHERINO qui, un LUI' BIANCO là... Le BALIE DAL COLLARE almeno sono sempre amichevoli, tranne ovviamente quando provi a fotografarle.
 

Qualche soddisfazione in più dai VENTURONI CORSI. Abbiamo promesso a Gabriele un video in cui canta. Eccolo, tutto per te!
 

 
L'ORTOLANO rimane la star indiscussa del viaggio. Probabilmente teme il viaggio verso la Francia, paese in cui le intenzioni culinarie degli abitanti nei suoi confronti sono tristemente note.
 

Mentre i GRUCCIONI si riposano sui cavi sferzati dal vento...


... tra RONDINI e BALESTRUCCI che ci sfiorano da vicino in uno dei pochi angoli riparati dal vento compare una sagoma che ci incuriosisce subito. Ancora una volta cerco di catturarla almeno in una misera immagine. Imbarazzante il risultato. Al solito. Ma anche la RONDINE ROSSICCIA rientra nel computo dei bersagli casuali.
 


Che poi, il vento non aiuta per niente. Una MAGNANINA COMUNE si mette in posa per consolarmi almeno in uno scatto.
 

Poi ricomincio con il mio insano proposito. E quella sagoma in volo sul mare si trasforma in un CORMORANO... Ma quel verso quasi nitticoresco ripetuto nella notte mentre ci sorvola con la sagoma di un rapace notturno infastidito sopra le nostre teste resterà probabilmente dubbio irrisolto sulla sua natura di GUFO DI PALUDE...
 

Poi ci sarebbe da fare una riflessione. Sui PASSERI. Perché sull'isola sono praticamente tutti PASSERI D'ITALIA con morfismo abbastanza tipico e standard per quello che abbiamo avuto modo di appurare. E dunque, questo maschio nelle foto, come lo consideriamo? Abbastanza PASSERO SARDO da non essere semplicemente italico, ma sufficientemente idoneo ad essere definitivamente SARDO? Ditemi voi, cosa ne pensate, che io esperto non sono (ho usato consapevolmente il termine al maschile, per evitare commenti ambigui, ma potete farli lo stesso, valgono uguale). 
 




Siamo agli sgoccioli del nostro racconto. Un AIRONE GUARDABUOI è in attesa come noi dell'orario adatto al suo viaggio di ritorno.


C'è ancora il tempo per scattare foto a caso. Anzi video. Perché inquadrando l'ennesima BALIA DAL COLLARE decidi di registrare un video.
 

E stavolta ti accorgi che sta cantando una SALCIAIOLA di sottofondo. E ti dimentichi che stai facendo il video. Questo è solo un ritaglio di tutto il filmato, che prosegue riprendendo scene a caso di asfalto tra i piedi e voci di due peregrini che commentano il canto dell'acrocefalo. Tanto per dire che oltre alla strategia di scattare foto a caso vale anche quella di registrare video senza rendersene conto.
 
 
Un altro aneddoto isolano riguarda la presenza di una GAZZA. Si vocifera che se la sia portata dietro qualcuno. Teniamo buono che esiste. E il resto pazienza.
 

Non siamo i soli ad essere stremati dal vento. Non abbiamo mai visto le RONDINI così sconfortate. Ma forse sono solo empatiche nei nostri confronti.
 


Ci prendiamo un ultimo istante per stanare un'infrattata CANNAIOLA COMUNE che canta tra i rovi.
 



Poi è l'ora del TRAVELGUM, prima che il traghetto mi sconquassi definitivamente l'anima. BERTE MAGGIORI, BERTE MINORI ed uno STERCORARIO MEZZANO che mi invento tutto io. Giusto il tempo per scattare un'ultima foto, sempre indiscutibilmente a caso, per immortalare uno SMERGO MINORE che nuota placido nel porto di Livorno. E siamo di nuovo sulla terraferma. Diretti verso casa.
 
 
 
Su quella maglietta, il punto di domanda è diventato lecito.
CAPRAIA MAI PIU'?
 
Un saluto a tutti i compagni di viaggio, temibili Veneti e non.
 
Qui sotto, come consueto, l'elenco delle specie osservate. Con un numero assegnato a quelle presenti sull'isola. Le altre dal Traghetto o nei dintorni del porto di Livorno.

Volpoca
Smergo minore
1. Pernice rossa
2. Quaglia comune
3. Berta maggiore
4. Berta minore
5. Cormorano
6. Marangone dal ciuffo
7. SGARZA CIUFFETTO
8. Airone guardabuoi
9. Garzetta
10. Nibbio bruno
11. Falco di palude
12. Sparviere
13. Poiana
14. AQUILA MINORE
15. Falco pescatore
16. Gheppio
17. Falco pellegrino
18. Piro piro piccolo
STERCORARIO MEZZANO
LABBO
Gabbiano corallino
Gabbiano comune
GABBIANO ROSEO
19. GABBIANO CORSO
20. Gabbiano reale
Beccapesci
21. Piccione domestico
22. Tortora dal collare
23. Tortora selvatica
24. Cuculo
25. Assiolo
26. Rondone comune
27. Rondone pallido
28. Rondone maggiore
29. Gruccione
30. Upupa
31. Allodola
32. Rondine
33. RONDINE ROSSICCIA
34. Balestruccio
35. Calandro
36. Prispolone
37. Pispola
38. PISPOLA GOLAROSSA
39. Cutrettola
Ballerina bianca
40. Scricciolo
41. Pettirosso
42. Usignolo
43. Codirosso comune
44. Stiaccino
45. Culbianco
46. MONACHELLA
47. Passero solitario
48. Merlo
49. Tordo bottaccio
Usignolo di fiume
Beccamoschino
50. SALCIAIOLA
51. Cannaiola comune
52. Cannareccione
53. Canapino comune
54. Capinera
55. Beccafico
56. Sterpazzola
57. MAGNANINA COMUNE
58. Sterpazzolina di Moltoni
59. Occhiocotto
60. LUI' FORESTIERO
61. Luì bianco
62. Luì verde
63. Luì piccolo
64. Luì grosso
65. Fiorrancino
66. Pigliamosche
67. BALIA DAL COLLARE
68. Balia nera
69. Rigogolo
70. GAZZA
71. Cornacchia grigia
72. Corvo imperiale
Storno
73. Passera d'Italia
74. PASSERA (ibrida) SARDA?
75. Fringuello
76. Verzellino
77. VENTURONE CORSO
78. Cardellino
79. LUCHERINO
80. Fanello
81. ORTOLANO
 
 


giovedì 2 maggio 2019

Udin Bird Blitz

Ognuno di noi, inevitabilmente, ha qualche scheletro nell'armadio. Voler indossare candidamente la maschera dell'innocenza sarebbe solo un tentativo ipocrita di sviare a tutti i costi la realtà che ci turba. E allora ve lo dirò. Anzi, ve lo diremo. Siamo una squadra. Non sarebbe corretto tenervelo nascosto.

E dunque. Nel lontano maggio 2018, per la precisione al giorno 18 del mese, la squadra Tringa (per quanto Solitaria come l'omonimo piro piro), aveva già effettuato il suo Blitz Urbano entro il confine comunale di Udine (tentando di emulare le ineguagliabili gesta dell'amico Vilmer a Matera), stanando un Forapaglie macchiettato e un paio di Re di Quaglie, per un totale complessivo di 69 specie.
Eccovi rivelato il nostro segreto, fatene voi ora quel che volete, giusto per farvi capire che almeno la mappa del comune (meglio se in formato .kml da leggere con il telefonino) da qualche parte l'avevamo salvata, senza che accumulasse troppa polvere... almeno per quelli di noi meno avvezzi alle geometrie dei confini urbani, esonerando Bruno e Renato già reclutati a suo tempo per i monitoraggi dell' "Avifauna del Comune di Udine" (R. Parodi, 2008, Edizioni del Museo Friulano di Storia Naturale, Comune di Udine, n.51).

Ma visto che capita l'occasione, diabolicamente perseveriamo. Tringa all'Urban Bird Blitz di Udine per EBN Italia il primo maggio? Eccoci! Sebbene le assenze si facciano sentire, da quello traviato inevitabilmente causa sfalci sulle rive giuliane all'esule in terra magiara, ai convalescenti reduci dalle insane epidemie isolane, una scalcinata quanto risoluta compagine di esploratori Tringa prima ancora del sorgere del sole scarpina tra viottoli, boscaglie, intricate mangrovie (addirittura) e dimenticati domicili periferici alla ricerca di tutto ciò che si manifesta al movimento, al vocalizzo, alla prospera immaginazione della nostra fantasia, in cui anche i lagomorfi pelosi diventano avifauna stanziale e poco propensa a prendere il volo...

Poco, pochino, sempre meno. Tuttavia qualcosina ancora. Se l'aurora concede poco oltre a Civette, Assioli e Cuculi, la migrazione altrettanto stenta a colorire la giornata, con un sole fin troppo disponibile a donare il suo tepore. Balie e Pigliamosche, Stiaccini e Culbianchi, Luì, Canapini e Sterpazzole sono striminziti segnali che qualcosa resiste e continua a muoversi, ma solo ostinandosi a cercare nel fitto e tra gli sporadici suoni sommersi dai rumori umani in transito si riescono a stanare singole comparse occasionali, dalla BIGIARELLA di Bruno in bicicletta, al CANAPINO MAGGIORE e al LUI' BIANCO di Gabriele nei giardini sperduti della periferia sud, alla CANNAIOLA COMUNE che timidamente canta e vocalizza dal fitto di una selvaggia siepe trafitta dai rovi. Mescolandosi a loro, i locali ospiti volanti, domicilianti o già domiciliati, cercano di conservare un angolino tutto loro in uno spazio immenso annientato da misteriose variabili, umane subumane o sovrumane che siano. Tra di loro tuttavia tenacemente si affacciano alcuni conquistatori. Ci sono quelli che ormai da tempo (almeno nel corso degli ultimi dieci anni, per quanto sia possibile a noi testimoniare, vista la loro assenza o sporadicità nel precedente atlante) hanno colonizzato aree più o meno vaste del territorio, dallo ZIGOLO NERO ormai decisamente diffuso fino al RAMPICHINO COMUNE, presenza discreta e regolare lungo i torrenti Torre e Cormor alle periferie Est ed Ovest dell'Urbanità e all'ASSIOLO, da anni stabilmente arroccato nei suoi avamposti di confine, con sempre più frequenti scorribande in ambito metropolitano. Ci sono poi quelle specie comparse più di recente forse, magari in modo localizzato, come la TOTTAVILLA, o presenti probabilmente elusive da tempo, come il MARTIN PESCATORE, o ricomparse, come il BECCAMOSCHINO scovato da Renato, o che andrebbero seguite con maggior curiosità, come il PIRO PIRO PICCOLO... O quelle che, seppur note presenze in periodo di nidificazione, è sempre un piacere riuscire ad osservare, dall'OCCHIONE al NIBBIO BRUNO, dai GRUCCIONI al LODOLAIO... Di quelle invece che si sono rarefatte (per non dire ufficialmente estinte) preferiremmo non parlare, perché siano esse Allodole o Pavoncelle, Saltimpali o Gufi comuni, la loro assenza è l'ennesimo posto vuoto apparecchiato alla nostra misera tavola...

Una briciola tuttavia, una briciola almeno, vorremmo condividerla con voi. Perchè per quanto già subodorato in anni recenti almeno da alcuni tra i vari Matteo & Matteo compagni di merende nelle adiacenze delle loro dimore, ci sono specie che indifferenti alla nostra presunzione di onniscienza proseguono serenamente la loro vita ed esistenza, lasciando all'arroganza umana il vano compiacimento della propria personale superbia. E vi racconteremo la storia del PICCHIO ROSSO MINORE, che frammisto agli altri picchi, alcuni probabilmente ancora da stanare, si nasconde dove l'uomo ha lasciato che la dimenticanza diventasse albero da fusto, e proprio lì ha costruito il suo nido. Da quanto tempo? Non ci interessa realmente saperlo. Siamo appassionati, non professionisti presunti, ostinati e riottosi. Come non ci interessa nemmeno trovarlo, il suo nido. Né il suo né quello delle altre specie. A noi basta che lui sia presente, combatta, sopravviva e cresca la sua famiglia. Se poi scattando foto a caso nella sorpresa di incontrarlo sul nostro cammino ci accorgiamo (da non crederci, solo a 24h di distanza, riguardandole sullo schermo di un computer... avremo modo di approfondire l'argomento "foto scattate a caso" anche nel prossimo report isolano...) di aver fotografato anche la sua casa, allora vi chiediamo di perdonarci se per stavolta quelle foto ve le mostriamo ugualmente, consapevoli che nessuno potrà disturbare la sua privata esistenza e quella dei suoi consimili, perché il suo segreto è conservato in buone mani.




E visto che ci siamo, un altro monito, sempre riguardo l'insana sicurezza della mente umana. Vi invito ad ascoltare il canto di questo ospite posato sul ciliegio del mio giardino. Molti di voi, penso tutti, riconosceranno facilmente la specie. Ma sono sicuro che alcuni, chiudendo gli occhi ed ascoltando la sua musica, comprenderanno perché condivido questa perla della natura. Il nostro orecchio, i nostri occhi e la nostra convinzione di essere infallibili andrebbero sempre messi in discussione. Sempre. Accettando con umiltà la possibilità che le nostre certezze tali non siano. E che a commettere errori non siano per forza e necessariamente sempre gli altri. Nel dubbio, almeno, sorridiamo, invece di ostinarci a difendere le nostre debolezze.


Intanto, la nostra peregrinazione prosegue. Se i nostri piedi potessero parlare (a fine giornata i miei credo avessero davvero imparato alcune parole, le stesse che normalmente imparano per prime gli stranieri) con un linguaggio tutto loro maledirebbero ogni singolo passo oltre il milionesimo chilometro che facciamo loro percorrere, mentre la ricerca diventa vana sofferenza col passare delle ore. Mancano siti umidi nel comune di Udine utili al refrigerio e alle specie acquatiche. Ogni tanto, lungo il disorientante percorso che costeggia i riarsi corridoi periferici, scrutando da una boscaglia verso l'argine di un torrente asciutto si scorgono altri solitari esploratori, vedette imperturbabili a sorvegliare i confini e la regolarità degli altri censitori.

Foto di Marta Trombetta ... anzi, di Renato
Nelle ore più calde allora il nocciolo duro dei temerari si concede una meritata pausa pranzo...

... fatta la debita eccezione per quel ramingo che nel frattempo si inventa osservazioni estemporanee (giusto per scrivere un termine caro a Gabriele), come l'unica AVERLA PICCOLA della giornata, che se non fosse per la foto in cui si riesce ad immaginarne l'esistenza verrebbe giustamente fustigato per millantata mitomania.

Nel pomeriggio fanno la loro comparsa giovani avventurieri, prima sono tre, poi cinque. Ma in mezzo a loro, appostati davanti al cannocchiale per osservare minuscole sagome distanti, ora uno STRILLOZZO...

Foto di Marta Trombetta

... ora una CUTRETTOLA...

Foto di Marta Trombetta

...anche gli adulti diventano bambini. E la differenza nemmeno si nota.

Foto di Sara Vezzaro... esploratori giovani... e meno giovani..
Sotto un arco colorato foriero di una breve pioggia, in volo su un canto di QUAGLIE e un PiZonta sperduto tra i campi, volteggia perplessa una CICOGNA BIANCA, mentre un LODOLAIO sfreccia alla ricerca di una preda e i FALCHI CUCULI si affrettano a raggiungere le loro private destinazioni.

Così il tramonto e poi il buio sorprendono le ultime forze residue della squadriglia Tringa, che si appisolano stremate lungo un greto sassoso accompagnate, nel frastuono degli USIGNOLI, dal canto del SUCCIACAPRE e dagli allarmi di CORRIERE PICCOLO e OCCHIONE, mentre un paio di PIRI PIRI PICCOLI si allontanano in volo nella notte...

Un ringraziamento e un abbraccio a tutti i partecipanti, presenti nella forma o solo nel pensiero, ai quali possiamo provare a dare dei nomi, tipo Gabriele, Alicia, Tommaso, Pietro, Francesco, Bruno, Renato, Paolo, Marta, Marco, Martino, Letizia, Sara, Cristian, Marianna, Giuseppe, Pulotto, Fabio, Stefano e i vari Matteo
Qui sotto infine, l'intera squadra alata, per lo meno quella da noi percepita, alla quale si affiancano Capriolo, Volpe, Lepre e Scoiattolo, meno volanti ma sempre gradite presenze...

1. Germano reale
2. Quaglia comune
3. Fagiano comune
4. Cormorano
5. Airone cenerino
6. CICOGNA BIANCA
7. NIBBIO BRUNO
8. Falco di palude
9. Albanella minore
10. Sparviere
11. Poiana
12. Gheppio
13. FALCO CUCULO
14. LODOLAIO
15. Gallinella d'acqua
16. OCCHIONE
17. Corriere piccolo
18. Piro piro piccolo
19. Gabbiano reale
20. Piccione domestico
21. Colombaccio
22. Tortora dal collare
23. Cuculo
24. Assiolo
25. Civetta
26. SUCCIACAPRE
27. Rondone comune
28. MARTIN PESCATORE
29. Gruccione
30. Upupa
31. Torcicollo
32. Picchio verde
33. Picchio rosso maggiore
34. PICCHIO ROSSO MINORE
35. Tottavilla
36. Cappellaccia
37. Rondine
38. Balestruccio
39. Prispolone
40. Cutrettola
41. Ballerina gialla
42. Ballerina bianca
43. Usignolo
44. Codirosso spazzacamino
45. Codirosso comune
46. Stiaccino
47. Culbianco
48. Merlo
49. BECCAMOSCHINO
50. CANNAIOLA COMUNE
51. CANAPINO MAGGIORE
52. Canapino comune
53. Capinera
54. Sterpazzola
55. BIGIARELLA
56. LUI' BIANCO
57. Luì verde
58. Luì piccolo
59. Luì grosso
60. Pigliamosche
61. Balia nera
62. Codibugnolo
63. Cinciarella
64. Cinciallegra
65. RAMPICHINO COMUNE
66. Rigogolo
67. AVERLA PICCOLA
68. Ghiandaia
69. Gazza
70. Taccola
71. CORNACCHIA NERA
72. Cornacchia grigia
73. Storno
74. Passera d'Italia
75. Passera mattugia
76. Fringuello
77. Verzellino
78. Verdone
79. Cardellino
80. Frosone
81. Zigolo nero
82. Strillozzo 













martedì 30 aprile 2019

Resoconto Mensile Tringa - Aprile 2019

Se davvero vogliamo che il mondo si salvi, allora almeno Aprile deve metterci del suo. Altrimenti da questo incubo non ci risveglieremo più. Reduci da un Marzo che non ci ha dato sollievo, come disperati vaghiamo sperduti scrutando aride zolle di terra con la remota speranza che finalmente la primavera esulti colorandosi di voci, sensazioni e danze alate.

Foto di Matteo De Luca
Un pianeta riarso e desolato è quello che i nostri occhi (instancabili ancora, ma per quanto?) percorrono... eppure a guardar bene, tra le zolle forse, quella macchiolina sfocata, se solo si animasse nella nostra visione, con un briciolo di fantasia... Un dono. Anche uno solo. Uno ogni tanto. Per dissetare il nostro desiderio di vita. E continuare a sperare.
Come una misera striscia d'erba sperduta tra i solchi delle arature ti avvicina a quelle sagome confuse dal riverbero e dalla luce soffusa del tardo pomeriggio che nel tuo tentativo di affiancarli si concretizzano in FALCHI CUCULI, almeno loro tornati incolumi dalle misteriose terre del sud, allo stesso modo quell'imprevisto movimento mimetico a pochi, pochissimi metri dall'auto ti avvicina a quella che potresti chiamare emozione, quasi dimenticata, quasi reale. Un TORTOLINO, davvero, un PIVIERE TORTOLINO, che prende forma così.
 
 
Come un miraggio in mezzo ai riordini di Orzano, che Gabriele quasi potrebbe scorgerlo da casa. Uno, due... tre... sette, no, nove! Quasi buio, neanche le foto a render loro giustizia. Fortuna ho Gabriele a fianco a pizzicarmi un braccio, a ricordarmi che non sto ancora dormendo.

 
Sarà l'alba a ritrovarli per prima, accompagnata puntuale da Matteo De Luca, e poi da Gabriele, Silvano, Renato... E stavolta loro sono un battaglione invincibile. Sono QUINDICI! Mai stati così tanti! Arrivati da mille e mille lune distanti e presto scomparsi, così, senza nemmeno salutare Bruno. Solo il tempo di un instante, ad avvisarci con un monito, la vita è un attimo, noi R'Esistiamo!
 
Foto di Matteo De Luca
Un dono. Anche uno solo. Uno ogni tanto. Tra il tramonto del 20 e l'alba del 21. E allora Aprile in tutti i modi si fa forza, resiste, combatte. Non può vincere, ormai lo sappiamo, ma ci invia dei lampi, e noi li cogliamo, forse, magari solo alcuni, facciamo il possibile almeno, ci proviamo.

Così, un Tommaso rinvigorito dallo spirito primaverile, a inizio mese, tra il 5 e il 6, insegue tutte le ALBANELLE PALLIDE (targate Otranto sicuro) che incontra sulla sua strada tra Remanzacco e Premariacco, prima che se le metta in saccoccia Mastro Albanella Gabriele spalleggiato da Renato. Al solito, il piacere di condividere con altri queste osservazioni è parte della meraviglia, senza intenti insani di far finire i dati altrui in oscure ed inventate banche dati. Ma sai tu, il mondo bizzarro e perverso degli esseri umani...

Foto di Renato Castellani
E dunque, come ogni aprile, non solo il Circo dei Circus ma proprio l'epicentro dell'universo alato si trasferisce in località Ipplis.

Foto di Renato Castellani
Trascinato dal volo molleggiato di un GUFO DI PALUDE, che Matteo de Luca incontra a metà mese poco distante dal punto in cui dalla terra spunteranno i Tortolini. E sulla sua scia compaiono sagome alate di varie forme e colori, alcune più comuni e alcune meno. Con Gabriele e Tommaso che si perdono nell'erba in mezzo ai saltelli delle PISPOLE GOLAROSSA.

Foto di Gabriele Zamò
Mentre intorno a loro, poco distanti, si muovono inquietanti alieni, perversi ibridi dalle forme innaturali, pur tuttavia meravigliose creature, con nomi banali forse, ma fascino disarmante.



Quest'anno tuttavia, una succursale del centro del mondo si materializza tra Aquileia e Fiumicello, complice di Paolo Utmar, che da un nascondiglio segreto rivela al mondo l'esistenza di quante mai si possano immaginare BALIE DAL COLLARE con il loro lamentoso sibilo. E un'AVERLA CAPIROSSA, per non farsi mancare un tono di colore.
 


Lungo la costa intanto, tra un residuo invernale di MORETTA CODONA in RNR Foce Isonzo (compagna di viaggio di Matteo De Luca e Silvano Candotto), gli ORCHETTI MARINI superstiti di Paolo Utmar a Grado (Go) e i suoi GABBIANI ROSEI in RNR Foce Isonzo, mentre altrove dal mare all'entroterra (fino alle sorgive di Bars, presidiate da Luciano Silei) spopolano ormai ovunque i FALCHI PESCATORI...

 

... trova il suo esordio pure la stagione dei LABBI, che nonostante i richiami empatici di Pulotto stentano tuttavia ad abbandonare il pelago per avvicinarsi alle acque territoriali della Foce Tagliamento, ma nel perturbare la serenità dei Beccapesci comunque rivelano la loro esistenza, come crocefissi per un istante appesi al cielo, e poi di nuovo sagome indistinte tra le onde.

Ed in un fine mese in cui, tra clima estivo e bufere di neve sui monti (che tuttavia non turbano la serenità amorosa dei suoi fantasMici ospiti) ...
 

Foto di Gabriele Zamò
...il meteo si diletta sull'altalena, ed anche i GRILLAI, in mezzo a mille e più curiosi, si dondolano al Dandolo (PN), concedendosi docili a chi da vicino spia il colore delle loro unghie.

Foto di Renato Castellani

E mentre il mistero della migrazione trascura sempre più di rivelarci le sue trame, noi ci fermiamo qui, ancora un giorno, domani almeno, primo maggio, per un Bli(t)z Urbano. Se qualcuno di voi volesse raggiungerci, in giro per il comune di Udine, sarebbe ospite gradito del vagabondaggio Tringa che prosegue, pronto a sorprendersi. E sorridere. Una volta ancora.







 

lunedì 29 aprile 2019

Un campo a Ventotene

Non voglio fare il solito report, spiegandovi per filo e per segno i miei 4 giorni con famiglia a Ventotene. Quest'isola in Aprile si trasforma in un'enorme zattera di salvataggio, o almeno così la intendiamo noi umani, che non riusciamo a capacitarci di come esseri piumati più leggeri di 10 grammi possano volare ininterrottamente dall'Africa al Nord Europa. Dall'alto sembra un punto (Santo Stefano) e una parentesi (Ventotene).  
Dal basso un piccolo scoglio allungato con pochissime spiagge e tantissimi orti, e ognuno può portare una rarità o comunque una meraviglia.
Ecco il punto. Noi birder siamo sempre alla ricerca del raro, del mai visto prima, dell'eccezione. Spesso sull'onda di quest'ansia rischiamo di perderci la bellezza che ogni giorno i nostri binocoli ci riservano, qualcosa alla quale assistiamo solo noi e che troppo spesso diamo per scontata. 
Insomma, non voglio farla troppo lunga, ma vi descrivo un'ora e mezza passata seduto in un campo di lenticchie a Ventotene. Potevo finalmente scorrazzare in solitudine, perchè "andare a Ventotene con la famiglia è come andare ad Amsterdam con Giovanardi" (...) ma ho deciso di fermarmi.
Un breve sentiero, un vigneto con Sterpazzole e Pettirossi, e prima di affacciarmi sul campo, decido di dare un'occhiata sulla destra, nascosto dietro una parete di cannucce. Solo come mai prima in mezzo al prato, come un'enorme bestia selvatica c'è un Tarabuso. 

Sembra appena arrivato, il prato è a sud, a picco sul mare. Mi vede e cerca la salvezza in un angolo con qualche canna (le ha trovate anche qui).


Sorpreso dalla visione percorro un breve sentierino per raggiungere il luogo dell'appostamento. Su un fico una Balia nera maschio mi guarda tranquilla. Mi siedo.


Prima di perlustrare il campo col cannocchiale, a binocolo vedo un Averla capirossa (una delle tantissime) che si pulisce tranquilla.


La osservo a cannocchiale. Poche cose danno più soddisfazione di osservare un animale selvatico senza disturbarlo, senza metterlo in allerta o farlo scappare. Ormai sono seduto, quasi invisibilmente, come un tarabuso...
Comincio a scandagliare il campo di lenticchie...qualche Culbianco (non molti), Stiaccini a volontà, due Luì grossi che saltano come molle all'inseguimento di insetti invisibili. In mezzo alle cutrettole c'è qualcosa che il mio cervello inizialmente cataloga come Bigiarella...poi per fortuna rinsavisco e mi chiedo cosa ci fa una Bigiarella per terra in un campo, come un motacillide qualsiasi...Ovviamente non è una Bigiarella, è una femmina di Cutrettola feldegg (e subito la mia mente corre agli amici Toller e Pulotto, noti detrattori delle sottospecie di cutrettole...Non mi avrete!). 
Pochi secondi e il fischio della Pispola Golarossa mi riporta alla realtà. Le cerco e le trovo, ma sono topolini in mezzo all'erba. Soffro per fotografarle e alla fine ce la faccio, solo perchè una si ferma a rassettarsi...non è la più rossa che c'è, ma mi accontento.



Un altro verso, ben più rauco, mi fa guardare in alto. Sono Nitticore e si avvicinano in volo alle mie spalle. Dal rumore che fanno sembrano tante...ma sono soltanto due. Mi sorvolano e se ne vanno verso Est.
Tutto si muove. L'isola è gonfia di uccelli. Pochi minuti e in volo dalle mie spalle arrivano nel campo tre Calandrelle (visione non comune per me). Anche stavolta peno per ottenere le foto, e decido di godermele a lungo col cannocchiale.


In tutto questo, un Rigogolo scorrazza sullo sfondo e una femmina di Stiaccino cattura un bruco, si allontana dal maschio, lo sbatte a terra e poi lo mangia. Arrivano i miei figli, non vedo l'ora di fargli vedere Calandrelle e Pispole golarossa (lifer per loro). La mania degli uccelli li ha contagiati di nuovo (gli era un po' passata), la magia di Ventotene fa miracoli. 
Potrei raccontarvi molto altro: le infinite Balie dal collare (una anche nel giardino di casa), la Rondine rossiccia avvistata da mio figlio Francesco (grazie!!) mentre sistemavo la giacca a Pietro. Le mie inutili ricerche della Monachella e del Codirossone, il pomeriggio di scirocco e pioggia passato in casa a soffrire (...), i versi notturni, malinconici e materni delle berte, il ritorno in nave scortati dai delfini, dalle rondini e da una tortora selvatica.
Alla fine non ho visto nulla di trascendentale (anche se il Tarabuso è la prima segnalazione su ornitho...e qui ritorna lo spirito del collezionista di rarità...), non ho fatto nessun lifer, ma quell'ora e mezza nel campo di lenticchie mi ha riconciliato col mondo.
P.s. Un saluto a Guido Condello, che ho conosciuto sull'isola e ai ragazzi che lavorano nella stazione di inanellamento.


Balia dal collare femmina
Luì verde
Giovane birder

Usignolo

Check List - Ventotene 19-23 Aprile 2019

Berta maggiore
Berta minore
Cormorano
Tarabuso (noto che lo stanno segnalando ancora, sarà sempre lui...trattatelo bene!)
Nitticora 
Garzetta
Airone guardabuoi
Nibbio bruno
Falco pecchiaiolo
Falco cuculo
Falco di palude
Gheppio
Falco pellegrino
Piro piro piccolo
Gabbiano reale
Piccione domestico (si può dire che il selvatico non c'è?...)
Tortora dal collare
Tortora selvatica
Cuculo
Assiolo
Rondone comune
Rondone maggiore
Rondine
Rondine rossiccia
Balestruccio
Topino
Upupa
Gruccione
Torcicollo
Calandrella
Prispolone
Pispola golarossa
Cutrettola 
Pettirosso
Usignolo
Codirosso comune
Culbianco 
Stiaccino
Tordo bottaccio
Tordela
Merlo
Beccafico
Sterpazzola
Occhiocotto
Sterpazzolina
Forapaglie comune
Cannareccione
Luì grosso
Luì verde
Luì piccolo
Pigliamosche
Balia nera
Balia dal collare
Averla capirossa
Cornacchia grigia
Rigogolo
Passera d'Italia
Passera mattugia
Cardellino
Verzellino