giovedì 31 agosto 2023

Resoconto Mensile Tringa - Agosto 2023

 

Dev’essere il caldo, che svapora nel riverbero tutte le nostre convinzioni. Dev’essere la consapevolezza che ogni torrida giornata accumulata lungo il percorso si trasformerà inevitabilmente in un nuovo ed imprevedibile cataclisma a riempire di destabilizzante incertezza le nostre quotidiane considerazioni. Dev’essere questa condizione di instabile fragilità a trasformare il mese di agosto nel regno dei fantasmi e delle allucinazioni, con evanescenti creature che si materializzano solitarie ed inaspettate al limite dello sfocato orizzonte, enigmi complessi ed a volte irrisolvibili che si insinuano nel nostro subconscio e turbano, con la loro semplice comparsa, la nostra volontà di dare un significato conclusivo e concreto ad ogni esperienza reale ed invece ci costringe a sospendere il giudizio, fino a quando non troveremo uno strumento adatto per focalizzarci sul vero obiettivo della nostra ricerca. Forse, in fondo, dobbiamo solo cambiare macchina fotografica.

 

Il fantasma dell'Usignolo maggiore

Ecco. Questa potrebbe essere già un’ottima soluzione. Ma vi racconteremo alcuni aneddoti di questo mese per dimostrarvi che non sarebbe comunque sufficiente. Partiamo proprio dalla creatura che nella precedente foto si vede e non si vede (più la seconda affermazione che la prima). L’Usignolo lo conoscono tutti, di nome almeno. Il rinomato canto dell’Usignolo è un tema letterario. Poi, in realtà, le sue digressioni sonore possono piacere o meno, questo è un concetto soggettivo, e ci sarebbe da capire quanti effettivamente l’hanno (consapevolmente) mai sentito cantare. Ma un’altra è la domanda più interessante, quanti ne hanno mai visto uno, considerata la sua ritrosia a manifestarsi palesemente allo scoperto? E comunque, fin qui, non ci sarebbe nulla di straordinario, se non fosse per quel piccolo particolare del suo “sosia”, quel dannato Usignolo maggiore che oltre ad assomigliargli particolarmente, tende ad avere la sua stessa predisposizione a schivare abilmente i luoghi esposti al pubblico e che ad ogni stagione post riproduttiva tra agosto e settembre si prende la briga di insinuarsi nei peggiori cespugli del nord-est (e sicuramente altrove) emettendo vocalizzi al limite dell’emulazione del suo omonimo nostrano. Questo dunque il primo enigma. Come possiamo riconoscere queste due creature senza riuscire in alcun modo a vederle (e documentarle fotograficamente) ma solo attraverso la registrazione dei loro vocalizzi tardo estivi (badate bene, non del canto, che ad un orecchio allenato potrebbe mostrare elementi più evidenti utili al riconoscimento)? Intanto, ci sforziamo di registrare tutte le sonorità usignolesche che esulano dai richiami standard. Proviamo (con l’aiuto costante del Giuss) a studiarne il sonogramma. Ci concentriamo su quegli elementi che ritornano sistematicamente nelle documentazioni (la frequenza sopra i 4k hertz, la forma e le caratteristiche della traccia…) e che apparentemente sono compatibili con i vocalizzi disponibili di Usignolo maggiore piuttosto che con quelli di Usignolo.  Ne trovate alcune qui, le prime registrate tra il 4 ed il 5 agosto al confine tra Varmo e Codroipo (Ud).

https://xeno-canto.org/forum/topic/56902

https://xeno-canto.org/820581

https://xeno-canto.org/820580

le successive documentate da Niccolò (Fagotto) e Aldo (Callegarin) presso il laghetto di San Quirino (PN) la mattina del 20 agosto

https://xeno-canto.org/824135

https://xeno-canto.org/824228

Ma più approfondiamo l’argomento e più ci rendiamo conto che la variabilità rischia di compromettere le nostre (seppur accurate) valutazioni. Allora cerchiamo di impegnarci ancora di più. E quando quel verso sibilato e squillante compare di nuovo (mescolato agli sgraziati richiami delle cannaiole) il 23 agosto in RNR Foce Isonzo (Go)

https://xeno-canto.org/824624

ci adoperiamo in tutti i modi per documentare visivamente l’invisibile cantore. E fortuitamente (nonostante la strumentazione e la scarsa destrezza) in qualche modo ci riusciamo.

 

Il fantasma dell'Usignolo maggiore

Il fantasma dell'Usignolo maggiore

Il fantasma dell'Usignolo maggiore

Certo, le immagini sono al limite inferiore della capacità documentative. Ma gli elementi utili (il disegno della testa, i caratteri dell’occhio, la rima buccale, le strie malari, il disegno del petto e la colorazione generale) sono tutti percepibili. Con un piccolo sforzo potremmo anche inventarci di valutare la lunghezza della prima primaria.

 

Il fantasma dell'Usignolo maggiore

Questo ci consente una considerazione. E’ vero che ci sono creature che emettono sonorità compatibili con l’Usignolo maggiore che non riusciamo a documentare fotograficamente e che siamo costretti (almeno in alcuni casi) a tenere in sospeso. Tuttavia, quando le medesime creature si lasciano documentare, risultano ufficialmente Usignoli maggiori. Questo dovrebbe segnare un punto a nostro favore. Ma preferiamo comunque muoverci in modo cauto in questa nostra esplorazione perché puntualmente ci scontriamo con ulteriori enigmi, sempre in relazione a questo medesimo argomento. Stesso giorno, stesso sito. Un Usignolo decide di rompere il suo esilio tra i rovi e mostrarsi in tutta la sua spavalderia.

 

Usignolo esibizionista

Usignolo esibizionista

Usignolo esibizionista


Qualche scatto ed i dubbi che non si tratti di un Usignolo vengono rapidamente fugati. Colorazione generale rosso mattone / ruggine senza contrasti tra corpo e coda, petto camoscio / sabbia uniforme senza lunettature, anello perioculare marcato, assenza di strie malari… Fenotipicamente nulla ci porterebbe a ritenerlo un Usignolo maggiore. Le foto sono stranamente decenti, al punto che ci viene la curiosità di andare a vedere se si riesce ad apprezzare la lunghezza della prima primaria. E qui qualcosa ci lascia perplessi. Perché forse è solo una nostra illusione, forse la prima primaria non si può vedere, forse è ben nascosta, forse quello che vediamo è solo un miraggio. Ma se quello che vediamo è la realtà, allora questa prima primaria (che compare tra la fine dell’alula e le copritrici delle primarie) è corta ed il nostro Usignolo non dovrebbe averla così.

 

Ambiguità primarie

Ottimo. Il primo pensiero che ci percorre la mente è quello di eliminare queste foto. Di fare in modo che questa creatura aberrante non esista. O per lo meno, il fatto che ci metta un pochino in crisi non deve essere reso pubblico. Poi decidiamo che non è vero, quella che vediamo non è la prima primaria, che nelle foto dal vivo ad ala chiusa la prima primaria non si può valutare. E’ un Usignolo normalissimo. Punto. Ma visto che le foto ci sono proviamo ad approfondire un ulteriore dettaglio. Quante primarie si riescono a vedere nella proiezione alare a partire dalle terziare. Che parolone difficili. Ad ogni modo, le guide dicono che “di solito” nell’Usignolo se ne contano 7 e nell’Usignolo maggiore 8 (o 7). Bene. La casualità (davvero) vuole che esista una foto in cui questo conteggio è davvero possibile (almeno sulla carta “fotografica”, non in mano, badate bene). E qui si materializza il dramma cosmico. Possiamo raccontarci tutte le storie che vogliamo, ma nella foto di questa demoniaca creatura (che contingentemente ci mostra un sotto coda completamente candido, privo di eventuali screziature da Usignolo maggiore), nell’ala sinistra si contano 7 primarie sporgenti, nell’ala destra se ne contano 8. Non che significhi nulla tutto questo, Usignolo è ed Usignolo resta (o invece è un ibrido?), ma giusto per dire che l’inganno dell’apparenza e dell’ambiguità è sempre dietro l’angolo. Un pochino, è giusto confessarlo, ci viene da sorridere, perché riusciamo comunque a farci deridere anche dalla documentazione che siamo riusciti a raccogliere.

 

Ambiguità primarie

Probabilmente siamo riusciti a tediare molti di voi con questa digressione, ma avevamo il desiderio di condividere queste nostre debolezze. Ci faceva piacere che di queste riflessioni e di questi destabilizzanti enigmi restasse una minima traccia, per aiutarci ad affrontare la realtà con umiltà e curiosità (e meno arroganza e superficialità) spingendoci ancora una volta a documentare tutto il possibile pur consapevoli che il materiale disponibile potrebbe non essere sufficiente a dare un nome preciso ai nostri avvistamenti (alla facciaccia solita di chi non documenta nulla ma ha un nome certo per ogni creatura). Perché se non fosse stato proprio per la documentazione raccolta e per la sua tempestiva condivisione (e qui ringraziamo tutti quelli che hanno fornito supporto in questo mese alle nostre continue richieste, dal Giuss ad Andrè, da OJ a Mattia, da Giacomo ad Alex e a tutti gli altri) alcune osservazioni di questo mese non avrebbero assunto il loro vero valore. E non parlo solo di quei Gabbiani (reali pontici) che un poco alla volta ci alleniamo a riconoscere, ma che se compaiono in piena estate rischiano di metterci in difficoltà.

 

Gabbiano reale pontico estivo

Gabbiano reale pontico estivo

Anzi, visto che ci siamo vi propongo adesso il quiz di questo mese. La sagoma da indovinare è addirittura inanellata. Diciamo che il quiz vero sarebbe quello di riuscire a leggere l’anello (io non sono stato in grado di farlo). Ma ci accontentiamo se indovinate la specie, entro sette giorni come al solito, poi avrete la soluzione.

 

Foto quiz

Soluzione Foto quiz - Sterna maggiore (davanti a Sterna comune)

(Questo anello invece si legge e ci dice che questo Gabbiano comune ospite della Spiaggia del Fratino è stato inanellato in Ucraina a maggio del 2022)

Gabbiano comune ucraino - Foto di Paolo Grion

Dicevamo, la documentazione. Per esempio, si fa presto a dire Labbo. Ma è davvero così? Perché quando si prendono la libertà di tormentare sterne e gabbiani è più facile che mettano in mostra comportamenti e caratteri che ci aiutano a determinarli, ma quando nel loro vagabondaggio incrociano per qualche istante il nostro senza mostrare particolari atteggiamenti bellicosi allora è meglio raccogliere tutti gli elementi utili per comprendere quale sia la loro vera identità. E così, Paolo (Utmar) e Davide (Scridel), già sorpresi di trovarsi al cospetto della confidenza di una di queste creature, hanno potuto sorridere nel confermare uno dopo l’altro i caratteri essenziali che hanno permesso di dare un nome altisonante a questo soggetto. LABBO CODALUNGA!

 

Labbo codalunga con Gabbiano reale - Foto di Paolo Utmar

Labbo codalunga con Gabbiano reale - Foto di Davide Scridel

Labbo codalunga con Gabbiano reale - Foto di Davide Scridel

Labbo codalunga - Foto di Davide Scridel

Labbo codalunga - Foto di Davide Scridel

Labbo codalunga che se ne va - Foto di Paolo Utmar

Discorso simile vale anche per i rapaci. Si fa presto a dire “Xe un falco”. Sarebbe bello aprire una parentesi sui cultori di “Falchi e poiane”, quelli che sanno per certo che “Questo è un falco, perché la poiana è più scura”, quelli che è meglio se non mostri loro delle foto di Falco pecchiaiolo, di Biancone perchè chissà cosa si inventano...

 

Falco pecchiaiolo - Foto di Bruno Delbianco

Biancone - Foto di Matteo De Luca

Biancone - Foto di Matteo De Luca

Diurni o notturni, il destino di questi rapaci non cambia, perchè di notte esistono solo gufi e civette. Tutto il resto è pura fantasia.

 

"Real" Civetta - Foto di Paolo Utmar

La notte Leoni, la mattina Assiol'oni - Foto di Giosuè Cuccurullo

Insomma, non ci vuole niente a determinare i rapaci, non importa che si tratti di un Falco pellegrino o di un lodolaio, “se xe un falco, xe un falco”.

 

Falco pellegrino - Foto di Stefano Sava

Lodolaio - Foto di Paolo Utmar

Perché qualcuno dovrebbe sforzarsi a fotografare quel rapace distante, non so, tipo Aldo (Callegarin) (e prima di lui Sergio Vaccher), che sembra a tutti gli effetti un Lodolaio, che per ambiente e periodo possiamo dare per scontato (Xe un falco, per la miseria) ma che in fin dei conti non ti convince del tutto, perché quel colorito aranciato non ti convince, quel disegno della testa, quella struttura particolare…? E allora quelle foto, che per fortuna esistono, vengono rapidamente condivise e quello strano lodolaio si trasforma in uno strepitoso ed imprevisto FALCO DELLA REGINA.

 

Falco della regina - Foto di Aldo Callegarin

Falco della regina - Foto di Aldo Callegarin

Falco della regina - Foto di Aldo Callegarin

Falco della regina - Foto di Aldo Callegarin

Ricordiamoci però che siamo in agosto, il mese dei fantasmi e delle allucinazioni, in cui creature evanescenti compaiono e scompaiono nel giro di un istante. Si chiama migrazione. Un tempo riempiva i cieli, le chiome degli alberi, i cespugli, i prati. Ora i prati e i cespugli non esistono più, le chiome degli alberi sono schiantate al suolo insieme alle loro radici e di ciò che riempie i cieli è meglio non parlare. Dobbiamo accontentarci di singole creature che saltellano smarrite nella vegetazione residua e cerchiamo di continuare a chiamare migrazione queste elusive comparse.

 

Rigogolo - Foto di Bruno Delbianco

Luì verde - Foto di Bruno Delbianco

Canapino maggiore - Foto di Bruno Delbianco

Beccafico - Foto di Bruno Delbianco

Sterpazzola - Foto di Paolo Zonta

Bigiarella - Foto di Daniele Barbera

Il salto della Quaglia - Foto di Bruno Delbianco

Il salto della Quaglia (particolare) - Foto di Bruno Delbianco


Qualcosina in più effettivamente possiamo ancora trovare dove sopravvive qualche residuale ambiente umido (Video di Paolo Zonta).


Creature grandi e piccole potrebbero gravitare attorno a questi microcosmi, per tempi più o meno lunghi, con intenzioni più o meno stabili e stanziali.

 

Sgattaiolante Tarabusino - Foto di Paolo Utmar


Fenicottero timidone - Foto di Matteo De Luca

L'asilo delle Folaghe - Foto di Paolo Utmar

Marzaiole & Cinghiale (Colpo doppio)

Altre, di solito più minute, transitano per brevi istanti in questi luoghi, dal mare alla montagna, prendendosi piccole pause nel loro eterno viaggio di limicoli vagabondi.

 

Gambecchio comune quasi costiero - Foto di Marta Trombetta

Piri piri boscherecci di pianura (con intruso) - Foto di Daniele Barbera

Piro piro boschereccio d'alta quota - Foto di Marta Trombetta

Tra loro, alcuni risultano più attraenti ma inevitabilmente evanescenti, soprattutto per le consuete capacità documentative dell’osservatore. Passi per il Piviere dorato fuori stagione che si nasconde tra le Pivieresse ma che rivela inevitabilmente la sua identità per dimensioni, piumaggio e candido sottoala (tradendo la nostra speranza che si riveli di un altro colore).

 

Piviere dorato fuori stagione

E passi anche per il Gambecchio frullino (anzi, per i Gambecchi frullini, almeno tre insieme, infrattati e pisolanti tra i Piovanelli pancianera) che, sebbene sgranato, vi diamo la possibilità di determinare adeguatamente grazie a foto e video.

 

Gambecchio frullino (evanescente) con contorno misto

Gambecchio frullino (evanescente) con contorno misto


Ma cosa dobbiamo dire del Falaropo beccosottile? Tra i limicoli uno dei più graziosi, spesso di una confidenza estrema mentre nuota nell’acqua bassa librandosi sulla superficie come un piumino leggero, in grado di regalarci emozioni e scatti memorabili. Cosa dobbiamo dire di lui quando ci si presenta distante, oltre la capacità documentativa di qualsiasi strumento ottico, e oltretutto decide di camminare sulla melmosa terraferma invece di danzare sul pelo dell’acqua come sua consueta abitudine? Cosa dobbiamo dire di lui se non che dovrete perdonarci per quanto troverete qui sotto e chiedendovi anticipatamente perdono se vi sanguineranno gli occhi quando guarderete il video che ci rimane a testimonianza della sua comparsa?

 

Trova il Falaropo beccosottile (stilizzato)

Falaropo beccosottile con Pantana (stilizzati)

Falaropo beccosottile (stilizzato)


Facciamo così. Visto che di limicoli stiamo parlando, apriamo una piccola parentesi su quelli che negli ultimi anni sono (fortunatamente) diventati meno evanescenti in un sito sul quale alcuni (mannaggia a loro) non avrebbero puntato un nichelino. Sito che (non tanto per come è iniziata, ma per come è proseguita la stagione, che dal monitoraggio nazionale limitato al mese di maggio rischia di fornire risultati sfalsati quanto meno sul successo riproduttivo della specie) si è rivelato essere per il 2023 il più importante per la regione FVG proprio per quanto concerne l’involo di nuovi nati. In fondo, se si chiama SPIAGGIA DEL FRATINO ci sarà un motivo. Visto che il 30 agosto l’intera area, salvo un residuo brandello, è finita interamente sott’acqua, possiamo tranquillamente fornirvi in sintesi i risultati di questa altalenante annata.


Spiaggia del Fratino sottacqua - Foto di Giosuè Cuccurullo

L'ultima spiaggia - Foto di Giosuè Cuccurullo

Fratino di scoglio - Foto di Paolo Grion

La notizia (di assoluto rilievo se considerate i desolanti decenni precedenti) è che per il terzo anno di fila (dopo quel sottovalutato maggio 2021 seguito da un miracoloso agosto e dalla straordinaria ed inaspettata stagione 2022, prima annata di effettiva tutela) la specie si è riprodotta con successo in questo minuscolo lembo di volubile terra emersa (si fa per dire). Ed il successo è stato ancora più sofferto e gratificante perché le 5 (o meglio 6) coppie che si sono insediate in primavera non hanno desistito nonostante i primi ripetuti insuccessi e le decine di uova andate perse (per mareggiate, cornacchie, gabbiani, animali domestici ed ostilità umane di vario tipo ed a vario livello…) ed hanno portato a termine le loro imprese, assistiti da un drappello davvero sparuto di angeli custodi ai quali va il meritato plauso di non aver ceduto al desiderio di mandare tutto e tutti, ma soprattutto alcuni, a “Fare delle grosse Q”, ma hanno saputo resistere insieme ai loro piumati paladini, portando all’involo ben 9 dei 13 pulcini nati, tutti documentati e ciascuno con una sua identità, dai 3 Citrullini all'ultimo Pulcinello. Qui le immagini del più ritardatario di tutti, il nostro amico Pulcinello appunto, pronto proprio in questi giorni a spiccare il volo. (Video di Paolo & Chiara)

 

Pulcinello mimetizzato con genitore e Gabbiano comune sonnacchioso

Pulcinello e genitore - Foto di Paolo Grion

Pulcinello - Foto di Paolo Grion


Non sappiamo ancora dirvi quale sarà il futuro di questo piccolo paradiso. Grazie allo sforzo di pochi (e nonostante l’assenza di molti) un piccolo (ma consistente) passo in questi due anni è stato fatto. Quanto dureranno le energie e le risorse per conservare questo risultato non lo sappiamo. Intanto a inizio settembre ci farebbe davvero piacere che qualcuno venisse a darci una mano a rimuovere i pali e le reti. Non ci crederete ma l’ultima volta (l’ennesima di questa stagione) che abbiamo dovuto risistemare la recinzione, in agosto, uno di noi (quello che non beve e non mangia) ha rischiato di svenire. E di finire in pasto ai nuovi ospiti del sito, i famigerati Granchi blu.

 

Ospite alieno nella Spiaggia del Fratino

Ospite alieno pronto all'invasione - Foto di Paolo Utmar

A proposito di colore Blu, vi concediamo di rifarvi gli occhi con alcuni scatti di una delle creature più affascinanti che ha deciso negli ultimi anni di soggiornare regolarmente e sempre più diffusamente in FVG, quella GHIANDAIA MARINA un tempo considerata presenza eccezionale e che oggi è possibile incontrare con un minimo sforzo, al punto che potrebbe uscire a breve dall’elenco delle specie che meritano l’allerta Birder.

 

Ghiandaie marine - Foto di Matteo De Luca

Ghiandaie marine - Foto di Matteo De Luca

Ghiandaia marina - Foto di Matteo De Luca

Ghiandaia marina - Foto di Matteo De Luca

A proposito di Birder(s) e di allerte, la Stagione Calda 2023 si è conclusa, mentre anche l’avventura dei nidificanti è ormai agli sgoccioli. E’ ora di prendersi del tempo per sistemare i dati raccolti (e per riposare).

 

Torrido agosto versione pisolino

Ma le esplorazioni della squadra Tringa continueranno, con i mezzi disponibili e nonostante le avversità atmosferiche, via terra, via mare e tra i rami degli alberi. Lasciamo alla vostra immaginazione la libertà di attribuire un’identità al fantomatico individuo (farà davvero parte della squadra?) immortalato nell’ultima foto e la possibilità di unirvi a noi (e a lui).

 

Torrido agosto versione "La mia auto è Green"

Torrido agosto versione "Maldimare" - Foto di Marta Trombetta

Attenti al Gori-i-i-i-lla! (e al Gibbone) - Foto di Marta Trombetta