Quante
cose ancora non sappiamo. “AI” noi, siamo convinti di poter trovare una riposta
ad ogni domanda. E invece. Ogni santo giorno ci troviamo spiazzati da
interrogativi vecchi e nuovi che riguardano cose che dovremmo sapere ma che abbiamo
completamente dimenticato. Cose che abbiamo sempre dato per scontato e che,
semplicemente, erano convinzioni errate. Cose che dovrebbero riguardare il
futuro e che invece sono già estremamente attuali tanto che quell’ipotetico
futuro forse non si realizzerà mai più. Tipo, ma tutti questi scompensi
climatici che si susseguono senza soluzione di continuità come fanno a
manifestarsi con questa intensità dal momento che la Terra è sostanzialmente
piatta? O, per esempio, domani, passeggiando tranquillamente per strada con una
malcelata aria di sufficienza e disinvoltura, quale ipotetico nemico decideremo
di aggredire con sconsiderata violenza e imperturbabile atteggiamento di
superiorità? Oppure, eventualmente, riusciremo mai a capire se pesa più un
briciolo di umiltà o un attimo di pace? E per non farla troppo fuori dal vaso
del nostro ambito di competenza, domani, sempre domani, avremo ancora la
fortuna di essere testimoni di questo meraviglioso fenomeno che prende il nome
di “Migrazione” o saremo destinati ad accontentarci delle briciole che ci
vengono concesse dal suo surrogato casereccio, la paventata “Re-Migrazione” di
ogni inopportuno ospite clandestino?

Inopportuno ospite clandestino - la Calopsitta - Foto di Simone Scognamiglio
Proviamo
a partire da qui, in quella che sarà una sorta di carrellata di interrogativi
mensili, ai quali, probabilmente, non saremo in grado di rispondere. O, in
alternativa, proporremo delle risposte che non saranno necessariamente
corrette. Partiamo dalla CALOPSITTA. Creatura aliena di origine australiana,
totalmente estranea alla nostra cultura avifaunistica, ogni volta che ne
incontriamo casualmente una libera in qualsiasi contesto essa si trovi pensiamo
“Sicuramente è scappata a qualcuno”. E fin qui, tutto bene. Ma la seconda
riflessione è già più impegnativa. “A chi sarà scappata e, soprattutto, dove?”.
Ecco, ci siamo quasi, perché la domanda successiva e più impegnativa è “Quando
sarà scappata? Sarà in giro da tanto? In effetti, sembra così a suo agio… non
sarà mica che…”. Bene, la frittata è fatta. Perché sì, certo, scappata è
scappata, ma da dove, quando e a chi non ci sarà dato di saperlo (quasi mai) in
quanto, essendo specie di libera vendita, i singoli soggetti non sono
necessariamente dotati di anello di riconoscimento. A questo punto aggiungiamo
un paio di tasselli. Almeno per quanto riguarda le osservazioni a noi note in
FVG, la Calopsitta viene osservata in modo estremamente sporadico, in località
all’apparenza casuali, in modo episodico ovvero in giornate singole, talvolta
solo per pochi istanti o per qualche ora, per poi scomparire nel nulla nei
giorni successivi. Questi dettagli a qualcuno potrebbero accendere una
lampadina ma, al solito, il primo pensiero che ci viene in mente è “Il
proprietario l’avrà recuperata rapidamente”. Certo, ogni proprietario ha
ovviamente il GPS per rintracciare gli animali smarriti giusto? Seeeeeee. E non
fatemi parlare di GPS, che mi viene da piangere al solo pensiero e se vi spiego
perché poi sicuramente qualcuno si offende e dice che sono io a travisare
sempre le cose. Lasciamo stare il GPS e accontentiamoci delle poche (pochissime,
quasi nulle) notizie positive che quest’anno ci giungono dalla nostra amata “Spiaggia
di Lacrime”. Tipo i saluti estivi del nostro amico ungherese bandierina verde
E7.

Ospite ungherese, il Fratino bandierina E7 - Foto di Paolo Grion
Sospiriamo
a fondo e torniamo a noi. Altro che GPS, per le Calpsitte intendo. Dicevamo,
compaiono in modo occasionale in località casuali per periodi di tempo
estremamente brevi. Volete un altro tassello? Cosa manca? Quando compaiono? In
qualsiasi periodo dell’anno? Ecco, saranno lacunose le nostre informazioni ma
ci verrebbe da dire che la maggior parte delle osservazioni si concentra tra
luglio e ottobre con un picco in agosto e settembre. Non sarà mica che è in
atto una sorta di fenomeno migratorio della Calopsitte? Sono sicuro che ne
abbiamo già parlato, ma questa è una di quelle cose che avremmo dovuto sapere e
che abbiamo sicuramente dimenticato. Ad ogni modo, il sospetto ci è venuto
negli ultimi anni. Che non tutti questi individui siano semplicemente “scappati
di recente” (anzi, sarà mai che qualcuno è nato libero?) ma che vaghino seguendo
elettro-magnetismi che ancora non ci sono chiari. Che sia per questo che
trovano conforto posandosi su cavi e tralicci?

Il Magnetismo & la Calopsitta - Foto di Simone Scognamiglio
Dite
che abbiamo iniziato la nostra carrellata in modo troppo esotico, esoterico e
colorito? D’accordo, passiamo allora a qualche argomento più oscuro. Oscuro
come la difficoltà di riconoscere due specie tra loro gemelle, tipo Cincia
bigia e Cincia alpestre oppure Rampichino comune e Rampichino alpestre? Specie
ostiche (anche tra le mani degli inanellatori), spesso trattate con superficialità
soprattutto da chi si avvicina all’avifauna convinto che un dettaglio visto una
volta su una guida basti a fare la differenza, ignaro dei misteri che ogni
singola creatura è in grado di serbare ai nostri occhi e alle nostre orecchie. A
proposito di misteri per le nostre orecchie, siamo quasi in agosto, è quasi di
nuovo il momento per un’altra delle cose che ancora non sappiamo. Avete
presente quei dannati sibili ambigui degli Usignoli sp.? Giusto per non farci
mancare niente, già a luglio abbiamo cominciato a percepirne qualcuno. E ci è
venuto un sospetto. Un sospetto che in realtà già da tempo si era insinuato nei
nostri pensieri. Ovvero che queste ambiguità sonore usignolesche siano prodotte
dalle nuove generazioni. Non tutte forse, ma molte di loro. E che queste
ambiguità giovinesche si sovrappongano a quelle veraci sonorità alternative dei
migratori “maggiori” complicandoci inesorabilmente la vita. Il sospetto ci è
venuto perché nel registrare una di queste ambiguità sonore siamo riusciti a
scattare qualche foto al sibilante cantore. E l’immagine che abbiamo
documentato è questa. Un USIGNOLO giovinastro cialtrone. Probabilmente questa
non sarà la risposta definitiva, ma solo un ulteriore tassello da prendere in
considerazione.
Giovinastro Usignolo & Ambiguità sonore
Ma
ora bando alle Ci(a)nce (e agli Usignoli) e concentriamoci sull’argomento oscuro
che vi abbiamo anticipato. Parliamo di rampichini. Perché stiamo per svelarvi
un segreto che, confesso, non ci saremmo aspettati di rivelarvi. Avete presente
il Carso triestino? Chiudete gli occhi per un momento e provate a descrivermelo
per come ve lo immaginate. Clima di un certo tipo, vegetazione di un certo
tipo, avifauna di un certo tipo… Ok, vi sto ascoltando, più o meno tutto
giusto. Domanda: ce lo mettereste voi il RAMPICHINO ALPESTRE sul Carso
triestino in periodo riproduttivo? E’ solo una domanda la mia, non stracciatevi
le vesti. Fino a qualche giorno fa saremmo stati tutti concordi (più o meno)
sulla risposta. Poi capita che Stefano (Sava) vada ad esplorare uno di quegli
angolini che, nella nostra esplorazione “Avifauna del FVG per Tutte le Stagioni”
per quadranti 5km x 5km, finiscono praticamente fuori dalla scacchiera e devi
andarci per forza, altrimenti non avrai dati in quella porzione di mappa. E in
quell’angolino, a quota 550m s.l.m., documenta la presenza (fino a quel
momento) improbabile (con foto, registrazioni di soggetti che richiamano e
cantano) del Rampichino alpestre in periodo riproduttivo sul Carso triestino. Sul
lato sloveno Domen (Stanic) ci conferma che la specie si è avvicinata molto al
confine italiano e, verosimilmente, almeno una sconsiderata coppia quest’anno
deve aver sconfinato ufficialmente andando a far compagnia (come potete sentire
nel video) ai padroni di casa, i Rampichini comuni.

Rampichino alpestre carsico - Foto di Stefano Sava 
Rampichino alpestre carsico - Foto di Stefano Sava 
Rampichino alpestre carsico - Foto di Stefano Sava
Eccola
qui, una delle tante cose che non sapevamo. Ma restiamo sul Carso triestino in
periodo riproduttivo e domandiamoci: tra le specie tipiche c’è anche il FIORRANCINO?
Voglio dire, vuoi che non ci sia il Fiorrancino? Ecco, a quanto pare no. O per
lo meno non siamo stati ancora in grado di trovarlo. Ma forse si sta solo
nascondendo ai nostri occhi e alle nostre orecchie. Anche perché ha dimostrato
di saperlo fare anche in altri (improbabili?) lidi. Tipo il centro di Udine?
Esattamente, tipo il centro di Udine. Come in altri centri urbani del nord
Italia, anche a Udine singoli fiorrancini canterini sono stati rinvenuti negli
ultimi anni in periodo idoneo, possibile che nessuno di loro avesse compagnia?
Possibile, certo, ma non corretto. Almeno uno di loro la compagnia l’ha trovata.
Quest’anno di sicuro. Si è messo d’impegno. E alla fine ce l’ha fatta. O
meglio, ce la sta facendo (speriamo), nel senso che aver documentato un adulto
con imbeccata (per altro il 23 luglio, a testimonianza che la stagione
riproduttiva di moltissime specie non si conclude il 30 giugno) non garantisce
(ma noi glielo auguriamo) che la riproduzione sia andata a buon fine. Prossimo
anno ci impegneremo con lo Scricciolo…
Fiorrancino "nidificante certo" in centro a Udine
Quindi
il Fiorrancino ce la sta facendo a Udine e non sul Carso triestino, il
Rampichino alpestre ce l’ha fatta sul Carso triestino ma non a Udine. Cosa
dite, ci sarà qualche nuovo ospite che ce la sta facendo sia qui che là? Sì,
certo, anche se “nuovo” vi sembrerà forse eccessivo come aggettivo quando vi
svelerò il suo nome, eppure… Fino al 2012 la sua presenza era considerata “reperto
museale” con tre sole osservazioni note e/o testimoniate (in letteratura) in FVG,
riferite al 1800. Poi, il 26 gennaio 2013 Flavio (Consonni) ne fotografa
inaspettatamente uno nei pressi delle Bocche del Timavo a Duino (Ts). Singole e
sporadiche comparse vengono documentate negli anni successivi. Poi, all’improvviso,
da un giorno all’altro, esplode. Prima si fa notare in periodo invernale in
varie località, alcune casuali, ma con una netta predilezione per il Carso,
goriziano prima e, in seguito, triestino. Poi decide di insediarsi stabilmente.
Invade rapidamente la provincia di Trieste e, in modo più graduale ma quasi
contemporaneamente, sconfina nelle province di Gorizia e Udine. Per darvi un’idea
dell’esplosività di questo fenomeno vi mostro una mappa. Le caselline rosse
sono quelle in cui è stata testimoniata la sua presenza in periodo riproduttivo
tra gli anni 2014 e 2023 in Provincia di Udine. Le caselline sono solo 4 e si
sono accese gradualmente a partire dal 2018. Gli asterischi rossi invece
rappresentano le località in cui la presenza riproduttiva è stata registrata
negli anni 2024 e 2025 in tutto il FVG stavolta. Solo due anni e gli asterischi
(anche trascurando le province di Trieste e Gorizia) già sono difficili da
contare. Non vi mostriamo (per ora) i risultati del 2026 ma, fidatevi, la sua
espansione è progredita rapidamente.
Per
altro, la sua presenza è stabile sul territorio. Questa seconda mappa mostra i
dati raccolti (sempre nel 2024 e 2025) durante tutto l’arco dell’anno. Nel 2025
è stata documentata da Luca (Rossi) anche la prima osservazione per la
provincia di Pordenone.
Scommetto
che avete indovinato tutti la specie di cui stiamo parlando. O mi tengo la
risposta per il quiz mensile? Naaaa, ve lo dico, tanto lo sapete già. Proprio
lui, il PICCHIO ROSSO MEZZANO.

Picchio rosso mezzano carsico - Foto di Stefano Sava Picchio rosso mezzano udinese (occhio alla lingua nel video)
Meno
di quindici anni tra la prima osservazione “recente” documentata e l’invasione
inarrestabile di tutto il territorio disponibile. Una dinamica quasi da “Specie
Aliena Invasiva”. Ce ne fa venire in mente subito sicuramente qualche altra. Una
tra tutte, la più bruttina. Che in questi giorni è stata fotografata alle falde
delle montagne, prima osservazione documentata per la Carnia? Sicuramente
qualcuno (ci viene in mente un nome) ci scriverà un articolo in proposito. “L’IBIS
SACRO alla conquista delle Alpi”.
![]() |
| Ibis sacro carnico - Foto di Osvaldo Salon e Delia Unfer |
Ma
ce ne sono alcune meno bruttine che negli ultimi anni sembrano aver adottato
una strategia simile. Per una in particolare il concetto di “meno bruttina” ci
pare alquanto inappropriato.

Ghiandaia marina - Foto di Rossella Gioppo
Per
altro, proprio quest’anno anche la GHIANDAIA MARINA ha fatto la sua comparsa in
Carnia e in Val Resia. Del resto, in molte altre località la sua presenza è
diventata (fin troppo) consueta. Ivano (Candon) ci racconta la sua esperienza
annuale lungo la sponda destra del Tagliamento.
“Come
l’anno scorso vi aggiorno brevemente in merito alla presenza della Ghiandaia
marina nello spilimberghese. Rispetto all’unico nido
registrato nel 2024 e ai due registrati nel 2025, nel luglio di quest’anno, con
la collaborazione di Alexandra (Mareschi) e Sandro (Marescutti), siamo arrivati
a riscontrare la presenza di 4 nidi contemporaneamente attivi, con adulti in
attività di allevamento dei giovani. Spazialmente risultano tutti compresi all’interno di un cerchio di
superficie pari a circa 200 ettari e di raggio pari a circa 800 metri; le
distanze minima e massima fra loro sono rispettivamente di 640 e 1370 metri.
Uno era già stato usato lo scorso anno. I 4 nidi sono tutti situati
all’interno dell’area protetta di Natura 2000 (ZSC + ZPS) denominata “Greto del
Tagliamento” e tutti in terreni di proprietà del Demanio Idrico Regionale: due
su terreni dati in concessione a privati per lo sfalcio dei prati e due in
golena incolta. Possiamo dire che l’annata è stata davvero proficua”

Ghiandaia marina - Foto di Ivano Candon 
Ghiandaia marina - Foto di Ivano Candon
A
questo proposito di annata proficua e successo riproduttivo, ricordate il post
del mese scorso? No? Se volete potete fare un breve ripasso…
https://tringa-fvg.blogspot.com/2026/06/resoconto-mensile-tringa-giugno-2026.html
E
adesso vediamo se avete studiato. Argomento: codici atlante e nidificazione
andata a buon fine. Facciamo finta che sia periodo riproduttivo idoneo per una
specie, che ne so, l’AIRONE BIANCO MAGGIORE. Che ci siano diversi soggetti in
ambiente idoneo, tipo in una specifica area con canneto in laguna di Marano. E
che alcuni di questi soggetti in piumaggio esplicitamente nuziale si prodighino
in attività che hanno tutto il sapore di parate e raccolta materiale per il
nido. Immaginate che questo teatrino vada avanti per giorni. Sareste portati ad
attribuire a queste osservazioni un codice atlante elevato (qualcuno si
sbilancerebbe a considerarlo “molto” elevato). Poi, dopo qualche settimana,
nonostante i nostri Aironi bianchi maggiori continuino a frequentare la zona,
ci rendiamo conto che è stata tutta una farsa (o almeno così ci viene da
pensare). Quindi niente, a monte, gli Aironi bianchi maggiori non li includiamo
tra i nidificanti del FVG. Perché il tentativo di nidificazione non è andato a
buon fine. Ah, ok. Ma sul serio? Allora qualcosa non mi torna, perché se è così
allora mi state confermando che quella dei codici atlante è tutta una
speculazione (volevo scrivere “fuffa” ma me la segna come errore gergale).
Consentitemi solo una riflessione. Io mi sbilancerei a considerarli quanto meno
“Nidificanti potenziali”, voglio dire, senza far finta di niente. In fondo,
magari le uova a nostra insaputa da qualche parte le hanno pure deposte. E chissà
che qualcosa non sia nato (e cresciuto?) come è accaduto nel recente passato
con il Mignattaio …
Aironi bianchi maggiori "nidificanti potenziali" - Foto di Angelo Formentin Aironi bianchi maggiori "nidificanti potenziali" - Foto di Angelo Formentin Aironi bianchi maggiori "nidificanti potenziali" - Foto di Angelo Formentin
Questa
è un’altra delle cose che non siamo sicuri di sapere. Se ce l’hanno fatta sotto
il naso. E, in alternativa, perché no? Che poi è la stessa riflessione che
potremmo fare parlando di altre specie. I FENICOTTERI, ad esempio. Da qualche
anno sono diventati presenza stabile in regione, a centinaia (migliaia a volte).
Anche loro qualche anno fa hanno “abbozzato dei nidi” in provincia di Gorizia.
E tutti gli altri? Sono tutti vacanzieri?
Fenicotteri vagabondi - Foto di Matteo De Luca Fenicotteri vagabondi & Avocette - Foto di Matteo De Luca
E
i MARANGONI DAL CIUFFO? Anche loro due anni fa hanno costruito un paio di nidi,
trovati da Paolo (Utmar) e Davide (Scridel).
https://sisn.pagepress.org/rio/article/view/910
E
poi basta? Così sembrerebbe. Preferiscono frequentare i nostri lidi a scopo meramente
turistico ricreativo. O almeno così rivelano i periodici censimenti di questa
specie.
Marangone dal ciuffo - Foto di Paolo Utmar Marangoni dal ciuffo - Foto di Paolo Utmar Marangoni dal ciuffo - Foto di Paolo Utmar Marangoni dal ciuffo - Foto di Matteo De Luca
Per
quante altre specie, anche solo restando in ambito lagunare e costiero, possiamo
dire lo stesso? Quante di loro nascondo le loro vere intenzioni alla nostra
consapevolezza? Quante lo fanno regolarmente, quanto episodicamente, quante mai?

Casarca (ogni tanto la piazza) - Foto di Flavio Consonni 
Gabbiano corallino (ogni tanto la piazza?) - Foto di Simone Scognamiglio 
Gabbiano corallino (ogni tanto la piazza?) - Foto di Bruno Delbianco Sterna maggiore (la piazzerà mai?) - Foto di Angelo Formentin Mignattino comune (la piazzerà mai?) - Foto di Giorgio Andrea Avanzo
O
forse siamo noi ad interpretare erroneamente le loro intenzioni?
Fistione turco & Germano reale intimi amici - Foto di Giorgio Andrea Avanzo
Per
fortuna, alcune creature meno schive ed elusive ci concedono l’onore di essere
testimoni dei loro successi riproduttivi, dalla riva del mare…

Giovani Germani reali - Foto di Stefano Sava Famiglia di Moriglioni - Foto di Angelo Formentin Famiglia di Fistioni turchi - Foto di Luciano Silei Famiglia di Svassi maggiori - Foto di Luciano Silei 
Famiglia di Folaghe - Foto di Bruno Delbianco 
Giovane Airone rosso - Foto di Rossella Gioppo 
Giovane Nitticora - Foto di Rossella Gioppo Fraticello pappa! - Foto di Angelo Formentin Fraticello pappa! - Foto di Matteo De Luca Fraticello pappa? Arrivo! - Foto di Matteo De Luca Sterna comune pappa! - Foto di Angelo Formentin 
Sterna comune "Hai detto pappa?" - Foto di Stefano Sava Cavaliere d'Italia giovanotto - Foto di Matteo De Luca
…
alla cima delle montagne.

Giovane Merlo acquaiolo - Foto di Stefano Sava 
Giovane Culbianco - Foto di Stefano Sava 
Giovane Culbianco - Foto di Simone Scognamiglio 
Famiglia di Averle piccole - Foto di Simone Scognamiglio 
Ciuffolotto pappa! - Foto di Stefano Sava Codirosso spazzacamino pappa! - Foto di Giorgio Andrea Avanzo 
Codirossone pappa! - Foto di Flavio Consonni
Ma
i dubbi che ci restano sono sempre più delle risposte che siamo in grado di
trovare. Avevamo detto che ve ne avremmo fornito una carrellata. Per ora ci
siamo limitati a qualche briciola. Ora cercheremo di avanzare rapidamente.
Partiamo dai rapaci. Andando per ordine, dal più grande al più piccolo. L’AQUILA
DI MARE quando deciderà di insediarsi sul lato italiano del Carso? Non l’avrà
mica già fatto?

Aquila di mare - Foto di Sandy Sancin
E
il FALCO PESCATORE?
Falco pescatore - Foto di Paolo Utmar
Il
BIANCONE e il FALCO PELLEGRINO, dove ci nascondono i loro nidi? Solo tra le
colline o anche in pianura? E sui monti?
Biancone - Foto di Angelo Formentin 
Biancone - Foto di Ivano Candon 
Falco pellegrino - Foto di Bruno Delbianco
Viceversa,
l’AQUILA REALE quanto “in basso” è in grado di spingersi?

Aquila reale - Foto di Simone Scognamiglio 
Aquila reale - Foto di Simone Scognamiglio
Il
FALCO DI PALUDE in quanti siti lontani dalla laguna ha deciso ufficialmente di
mettere su famiglia?

Falco di palude - Foto di Simone Scognamiglio 
Falco di palude - Foto di Rossella Gioppo
Tutte
le POIANE che vediamo in periodo riproduttivo cosa combinano realmente?
E
tutti gli SPARVIERI che non vediamo più sono davvero scomparsi per carenza di
passeri(formi) o è solo una nostra impressione?

Sparviere - Foto di Stefano Sava
E
avanti allora, dai rapaci ai passeriformi, sempre a scalare, grossomodo, dal
più grande al più piccolo. Partiamo dai CORVI IMPERIALI? Dai. E allora anche
qui, quante sono davvero le coppie che hanno deciso di stabilirsi in pianura
(fascia costiera e laguna comprese)?

Corvo imperiale - Foto di Simone Scognamiglio Corvi imperiali - Foto di Paolo Utmar
E
le AVERLE PICCOLE, in pianura, nidificano davvero? Quante di loro?
Averla piccola - Foto di Matteo De Luca
Il
CODIROSSONE e il CALANDRO sono davvero scomparsi dalle province di Trieste e
Gorizia?

Calandro - Foto di Simone Scognamiglio 
Codirossone - Foto di Flavio Consonni
Viceversa,
le RONDINI ROSSICCE riusciremo mai a documentarle in periodo riproduttivo con
intenzioni serie in provincia di Udine o Pordenone?
Rondine rossiccia - Foto di Paolo Utmar
E
i nidi dei BALESTRUCCI sono davvero a rischio per colpa dei predatori o, più
banalmente nella maggior parte dei casi, sono “fonte di sporcizia intollerabile
per dei cittadini per bene come noi” e vengono sistematicamente rimossi dai
loro siti storici ogni volta che ci distraiamo un attimo?

Giovane Balestruccio - Foto di Simone Scognamiglio
Il
MERLO DAL COLLARE e lo STIACCINO quanto si sono rarefatti negli ultimi anni?
Stiaccino - Foto di Luciano Silei Merlo dal collare - Foto di Giorgio Andrea Avanzo
E
si sono alzati di quota anche loro, come gli ultimi stoici e resilienti GALLI
CEDRONI (ok, avevamo detto passeriformi, abbiate pazienza)?
Gallo cedrone - Foto di Matteo De Luca
E
tutti i soggetti delle prossime foto sono davvero dei mammiferi o sono anche
loro degli uccelli sotto mentite spoglie?
Marmotta - Foto di Giorgio Andrea Avanzo
| Camoscio - Foto di Giorgio Andrea Avanzo |
| Cervo - Foto di Luciano Silei |
| Capriolo curiosone |
| Cinghiale in giallo - Foto di Matteo De Luca |
| Cinghialetto setoloso - Foto di Paolo Utmar |
E
il CERVO VOLANTE allora? E’ forse lui un mammifero mascherato da insetto?
Cervo volante - Foto di Luciano Silei
E
poi ci sarebbe ancora tutto il resto a cui sarebbe da dare un nome…

Corno di una Vipera - Foto di Stefano Sava 
Rana di una rana - Foto di Stefano Sava Phengaris teleius - Foto di Matteo De Luca 
Farfalla fotografa - Foto di Stefano Sava
Tipo
alla località in cui è stato in vacanza Daniele (Barbera). Visto il successo
del “Quiz di Viaggio” del mese scorso ve ne proponiamo uno anche stavolta. Una
settimana per le risposte.
Indovina indovinello - Foto di Daniele Barbera Indovina indovinello - Foto di Daniele Barbera Indovina indovinello - Foto di Daniele Barbera Indovina indovinello - Foto di Daniele Barbera Indovina indovinello - Foto di Daniele Barbera Indovina indovinello - Foto di Daniele Barbera Indovina indovinello - Foto di Daniele Barbera Indovina indovinello - Foto di Daniele Barbera Indovina indovinello - Foto di Daniele Barbera Indovina indovinello - Foto di Daniele Barbera
In
mezzo a questa carrellata di interrogativi ci siamo scordati di quello più
importante. Ma la Migrazione? Ci sarà ancora la migrazione? Pace se ce lo siamo
dimenticati noi, speriamo che se lo ricordino loro, i migratori.
Forapaglie comune & la Migrazione - Foto di Angelo Formentin
E
con questo, vi diamo “appuntamenti” al prossimo mese…
![]() |
| Agosto in Val Grande a Bibione |




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