lunedì 7 settembre 2020

La pozza miracolosa

di Gianfranco Colombo

 

Difficile entrare nella testa di un animale e cercare di capire i suoi comportamenti, tanto più se si tratta di un uccello al quale la natura ha anche dato le ali con le quali muoversi ancora più velocemente e sfuggire da noi curiosi umani.


Beh è l’istinto che li guida, quell’impulso naturale che noi abbiamo perso millenni orsono quando, con l’avvento di quel sommovimento sociale che chiamiamo progresso, abbiamo soppiantato e sostituito con artifizi di ingegno, la nostra capacità di capire la natura.


Quindi non meravigliamoci dei comportamenti degli animali anche se presuntuosamente spesso azzardiamo, dopo averli a lungo studiati, di capire il loro ego e di interpretare e prevenire le loro azioni. 


Tutte storie, anzi idiozie!


Il letto disseccato del Meduna, in Friuli, si riempie spesso dopo la pioggia, di moltissime piccole pozzanghere, creando un ambiente ideale per gli uccelli presenti che, seppur specializzati a vivere in un luogo così particolare quale i magredi, vedono improvvisamente comparire come un regalo del cielo, un elemento così prezioso.


Tutti si avvicinano all’acqua sia per bere sia per fare toeletta e tenersi ben pulito quel vestito chiamato piumaggio, così importante per il volo e per la loro sopravvivenza.


Di primo acchito, viene subito da pensare che più larga, più visibile e più duratura sarà la pozza, maggiore sarà la presenza di volatili ma ecco che subentra quella sunnominata incapacità umana di capire il comportamento degli animali.


Non è assolutamente vero e la dimostrazione l’ho avuta qualche giorno orsono appostandomi attorno ad una misera pozzanghera semivuota e mezza disseccata, di si o no cinque metri quadrati: uno sputo se confrontato con altre ampie, limpide e profonde, poste a poche decine di metri tutto attorno.


Eppure questa pozza si è rivelata miracolosa per il grande afflusso di volatili e la notevole quantità di specie che si sono presentate all’appello.


L’avevo notata mentre giravo attorno a tutte le pozzanghere del luogo alla ricerca di eventuali orme di anelati lupi o sciacalli dorati o di quei numerosi animali che abitano questi luoghi ancora un po’ selvaggi.
 

 

Le pozzanghere nei magredi dopo un temporale

Attorno a questa, oltre alle tracce notturne di un assetato tasso e di una piccola volpe, avevo notato sui bordi umidi, una miriade di impronte di uccelletti e tante piccole piume che galleggiavano sui cinque centimetri di acqua presente.


Ero girovago sin dal primo mattino ma erano di poco passate le 10 ed avevo ancora un paio di orette prima di far ritorno a casa, per cui, avendo l’attrezzatura con me, decisi di appostarmi con macchina fotografica e con il comodissimo Stealth Gear (un piccolissimo capanno), infrattato in un cespuglio a pochi metri dal piccolo specchio d’acqua.

L’orma del Tasso con i suoi caratteristici unghioni

Chissà cosa gira nella loro testa ma subito dopo iniziò un tale viavai di uccelletti da lasciare meravigliati. 


Erano tutti lì attorno, tralasciando tutte le altre pozze vicine ben più allettanti e invitanti. Sembrava un luogo di ritrovo di tutti gli uccelli della zona.


Che sia periodo di migrazione di Beccafichi è comprensibile ma vederne addirittura gruppetti tutti insieme attorno all’improvvisato abbeveratoio, è stata realmente una grande occasione.

Beccafichi a volontà

Subito arrivarono diversi Pigliamosche di ogni età e livrea, seguiti a stretto giro da Codirossi ancora in piumaggio estivo, accompagnati da giovanissimi esemplari ancora ben macchiettati. Non tardarono ammucchiate di famigliole di Verdoni intervallati da allegri Cardellini.

Un Pigliamosche giocherellone

Anche due Verzellini spaventatissimi ed alcuni Fanelli, subito minacciati dai loro amici (o nemici) Verdoni, notoriamente cattivi e minacciosi, fecero la loro improvvisa e fugace visita di pochi secondi.


Delle curiose Cinciallegre ed una coppia di spaurite Passere mattugie, talmente attente e infingarde da scegliere l’arsura piuttosto che scendere a farsi una bella e gratuita bevuta con bagnetto incluso, seguite da una presenza notevolissima di Balie nere di tutte le fogge e tonalità. Un vero caleidoscopio di mute.


Poi ecco che qualcuno iniziò a “fare la rana” con il suo incessante e occultato grrr grrr. Non resistette molto alle lusinghe di un bel bagnetto fresco e la coppia di Usignoli si presentò in diverse occasioni mostrando padronanza e sicurezza nell’incedere.

L'Usignolo

Non vi era alcun dubbio: la pozzanghera era sicuramente di loro proprietà in quanto tutti si allontanavano ogniqualvolta scendevano a terra. 


Curiosi, si sono mostrati in tutta la loro eleganza seppur con una livrea che non ha paragone alcuno con il loro canto. Forse il buon Dio aveva dato già troppo con questa virtù tanto che li vestì dimessamente per controbilanciare il dono eccessivo. 


La Bigiarella non è timida e rimane impassibile anche al suono del ticchettio degli scatti fotografici: troppo intenta alle cure della sua delicata carnagione …. pardon piumaggio. Anche la curiosa Sterpazzola non ha mancato l’appuntamento e per un paio di volte, nel giro di qualche minuto, ha fatto sciacquo e risciacquo al medesimo posto. Poi di Capinere non ne parliamo, a volte sono infestanti!

Sterpazzola

Spesso gli uccelli fanno un primo e breve assaggio per poi ritornare a farne un altro subito dopo: anche per loro vale la chiosa…la fame vien mangiando.


Quando sei appostato, durante le attese, la mente vaga nella fantasia fermandosi su quei desideri che vorresti vedere esauditi anche se a volte riflettono situazioni impossibili per i luoghi dove ti trovi od anche per la stagione.

Eppure a volte vedi realizzare cose impensabili ed incredibili che ti lasciano attoniti e realisticamente consapevoli di quanto sia distante la nostra conoscenza verso questi animali.


Un bel Calandro visto da ben lontano, ha camminato un centinaio di metri prima di raggiungere la pozzanghera, chissà che sete e, dopo una brevissima sosta se n’è andato nelle sue aride steppe, stavolta volando, un modo più consono per un uccello, direi!

Il timido Calandro

 

La Bigiarella
 
Ma la meraviglia è venuta negli ultimi attimi di appostamento ed è stato un avvenimento al quale non avevo mai assistito da distanze così vicine.

Uno stormo di un centinaio di Gruccioni, dopo avere pruic pruic pruic.…. pruiccato per diverso tempo tutto attorno, iniziarono a tuffarsi in perfetto ordine, uno dopo l’altro, a capofitto in quei pochi centimetri d’acqua, uscendone miracolosamente indenni.

Un suicidio, pensavo proprio ad un suicidio di massa perché l’acqua era talmente bassa che sicuramente nel tuffo che effettuavano verticalmente, il lungo becco di certo toccava il fondo.

Arrivavano veloci e dopo un breve “spirito santo” a tre metri dalla superficie, ecco che si tuffavano in picchiata nell’acqua sottostante, come stukas tedeschi! Uno dopo l’altro, incessantemente per venti minuti finché l’ultimo non ha tirato il sipario.

Uno spettacolo che non si scorda anche per uno come me che gli uccelli li rincorre da oltre 60 anni!
 

Non saprò mai della scelta di tutti questi uccelli per questa misera e piccolissima pozza fra le tantissime presenti ma certo è la riprova che noi umani, non la pensiamo come loro.


93 minuti 16 specie ma sono certo che se avessi perseverato per un’altra mezzoretta, anche il Picchio verde, la Gazza e la Ghiandaia che gironzolavano nei dintorni oltre alla Tortora selvatica che ha piantonato il sito per tutto il tempo, mi avrebbero fatto sicuramente visita. 


I Magredi non tradiscono mai.

 

Checklist del 26 agosto 2020 - Pozza nei Magredi di Sequals

Balia nera
Beccafico
Bigiarella
Calandro
Capinera
Cardellino
Cinciallegra
Codirosso comune
Fanello
Gruccione
Passera mattugia
Pigliamosche
Sterpazzola
Usignolo
Verdone
Verzellino

Balia nera

 

Codirosso comune Giovane codirosso

 

 

Tortora selvatica

 


Balia nera Cardellini

 

 

Giovane Cardellino

 

Verdoni

 

La signora Capinera


 

lunedì 31 agosto 2020

Resoconto Mensile Tringa - Agosto 2020


Che poi c’è sempre quella vocina che ti sussurra all'orecchio “Perché insisti? Accontentati di valorizzare la superficie, l’apparenza, l’immagine. Rinuncia alla sostanza, alla concretezza, alla verità. Non vedi? Funziona da sempre, perché cambiare?”. E tu ascolti quella vocina, consapevole di non avere alternative, di non averne mai avute, e sorridi. Prendi l’ennesimo rospo che ti hanno dato in pasto, lo accarezzi, e lo riponi sotto una pietra, al fresco, affinché almeno lui, il tuo, sopravviva incolume ai succhi gastrici. Poi torni sui tuoi passi, a raccontare l’arcobaleno, memore della tempesta che lo ha generato, schiantando passione ed entusiasmo. “Non è vero, quelli non ci sono mai stati. Tu limitati a raccontare l’arcobaleno. Conta solo quello”.



Allora eccoci qua. A raccontarvi l’arcobaleno di questo mese. Cominciando da una piccola storia romantica, che qualcuno di voi già conosce, nella versione breve. Una di quelle storie che ci aiutano a capire che la lontananza non esiste. Non dico a livello del film “Le conseguenzedell’amore” (2004, P. Sorrentino; prendetevi qualche minuto di pausa…). Ma che riescono comunque a toccare il cuore, sempre che ancora ci sia, e a regalare un sorriso. E’ il 20 agosto, un giovedì. Siamo dentro l’osservatorio “Ignazio Zanutto” (ex Marinetta) della RNR Foce dell’Isonzo (Go). Solo due giorni prima,il 18 agosto, Silvano ha testimoniato la fugace apparizione di un PIRO PIRO TEREK (mancato da altri curiosi avventurieri solo per pochi minuti, come pare sia destino avvenga nell’ultimo periodo). 

Foto di Silvano Candotto

Mentre il cannocchiale scandaglia il territorio alla ricerca di accidentali intrusi, l’occhio si sofferma sulle zampe di un immaturo di CORRIERE GROSSO e scorge due anelli, all’apparenza entrambi color arancio. Subito il pensiero corre a Silvano, che da appassionato di anelli ovviamente al momento non si trova nei paraggi. Un SMS lo raggiunge per avvisarlo e la sua risposta è immediata “Arrivo appena possibile, tu intanto LEGGILO!”. Leggilo? Leggilo cosa? Ingenuamente l’osservatore, che quasi mai si sofferma sulle zampe degli animali che osserva, si era accontentato della constatazione che il corriere avesse due anelli colorati agli arti inferiori. Possibile che ci sia anche qualcosa da leggere? Ricomincia la ricerca della bestia che nel frattempo chissà dove è andata a nascondersi. E invece no. E’ proprio di fronte all’osservatorio. Ed effettivamente uno dei due anelli forse non è arancio. Forse è rosso. Forse ha una scritta bianca. Ma leggerlo? Sul serio? Stiamo scherzando? C’è anche un anello metallico più in alto, ci mancherebbe solo di dover leggere quello. Il cannocchiale scruta le zampe, ma i piedi sguazzano nel torbido, il riverbero incombe, la vista si annebbia. Provo a scattare qualche foto.



Silvano tarda. Ma l’animale è tranquillo, anzi, si avvicina. Si avvicina a tal punto che è la bestia più vicina all’osservatorio. Ancora qualche passo e potrebbe entrare dalla finestra. A questo punto il messaggio è palese. Vuole che io legga l’anello. Alza le zampe fuori dall’acqua. Si mette in posa. Fa tutto ciò che è in grado di fare per semplificarmi la vita. E io mi impegno. Sul serio. Ma sono negato. 


Forse c’è scritto AC qualcosa. Un altro SMS a Silvano, e lui mi chiama. Dice che probabilmente ci sono tre lettere, che sta arrivando, che è in centro visite, di non farglielo scappare. Io ci riprovo. AC qualcosa. Forse ACA. Non sono convinto. Il corriere mi guarda sconsolato e con disapprovazione. Si ferma nel punto più vicino e si mette di profilo in luce ottimale. ACA. ACA! ACA!!!!



L’ho letto. Il mio primo anello di corriere grosso (quasi l’unico per altro tra i limicoli e anche in generale, visto che non mi accorgo nemmeno se le bestie che osservo sono inanellate, di solito me lo deve far notare qualcun altro, anche quando scatto foto… tipo quella di questo GRIFONE sulle Alpi Carniche… magari voi l’anello riuscite a leggerlo). 


Comunque, ACA sia. SMS a Silvano. Alzo la testa e… E? Cosa diamine succede? Perché i piccoli limicoli scappano tutti? Ma che ca…? E proprio mentre lo SPARVIERE colpevolmente si allontana, la porta dell’osservatorio si apre e sento la voce di Silvano. Diciamo che non è proprio entusiasta del mio non aver rispettato gli accordi. Nelle foto comunque, interpretandola, la scritta si legge. Gli dico di mandare pure la comunicazione all’ISPRA per capire se per caso è uno di quelli inanellati da Pierfrancesco Micheloni (in primavera Silvano ne aveva visto uno con anelli simili, ma non era riuscito a leggerlo). E mentre ne parliamo mi viene in mente Jacopo, che di recente credo sia stato ad inanellare limicoli proprio alle Saline di Comacchio. Mi domando se per caso l’ha inanellato lui. Penso di scrivergli, ma mi trattengo. Mi pare un’ipotesi poco verosimile. E’ un sacco di tempo che non ci sentiamo, chissà dov’è e cosa sta facendo... Inserisco comunque il dato su ornitho.it con la lettura dell’anello in una nota. Poi i giorni passano. Silvano lo cerca nei ripristini senza successo, finché domenica non lo ritrova posato sugli isolotti della foce Isonzo, durante un giro in barca, e riesce a leggerlo anche lui. Tutto bene quel che finisce bene. O no? Perché martedì 25 nel pomeriggio ricevo un messaggio uozap da Jacopo con una foto. Questa.

Foto (della mano) di Jacopo Barchiesi

E’ del 6 agosto. Saline di Comacchio. La mano è sua. Il suo primo (forse unico?) CORRIERE GROSSO inanellato. Non serve che vi descriva la sensazione che si prova a ricevere un simile messaggio. Sorrido. Ogni tanto ci provo. Ne ho bisogno. E’ un sorriso sereno, mentre una vocina, che si alterna a quell’altra, sussurra “Non tutto è perduto”. Sorrido. E penso che il Filo che lega ogni cosa esiste ancora. Che bisogna solo saper leggere i segnali. I messaggi che manda. Gli anelli di congiunzione. E allora la vocina, quella solita, suggerisce “Guarda che sull’anello c’è scritto ACA, non vorrei che il messaggio fosse del tipo ‘Vai ACA ….’, non ti pare?”. Ecco. Per tutta onestà ve lo devo dire. E so che come al solito non mi crederete, ma non intendo stavolta mostrarvi le prove. Effettivamente per una settimana dal giorno dell’osservazione ho avuto problemi intestinali di quel tipo. Così. Giusto per chiudere in bellezza questa storia romantica.


Ma torniamo a noi. A questo agosto che ci ha visto quasi sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. In ritardo di qualche minuto per il TEREK. O magari in anticipo di un giorno altrove… del tipo che mentre guidate in autostrada alle 6.40 di mattina a 130km all’ora vedete un grosso rapace in volteggio alto sul fiume Tagliamento, un grosso rapace che pare un GRIFONE ma che non vi convince come grifone, che però non potete fermarvi ad osservare, e qualche ora dopo mandate un vocale ai compagni di merende (solo per farli ridere, ma che diventa una vergognosa prova della vostra inettitudine) in cui narrate l’osservazione mattutina descrivendo l’animale come una possibile aquila anatraia o simile ma che farcite di insulti ed improperi perché resterà indeterminabile. E il giorno dopo, a neanche 5km in linea d’aria dallo stesso sito, in prossimità della RNR Lago di Cornino (Ud), viene filmata un’AQUILA DI MARE. Per due giorni di fila. Forse la stessa che in seguito Federico Mason si troverà in volteggio sopra la testa a Bertiolo il 26 agosto. 

Foto di Federico Mason

Foto di Federico Mason

Magari la stessa fotografata qualche settimana prima in RNR Foce Isonzo (Go) con foto davvero spettacolari. Per non parlare del fatto che proprio mentre siete in RNR Foce Isonzo (Go) intenti a leggere anelli di CORRIERE GROSSO qualcuno riesce a fotografare addirittura un AVVOLTOIO MONACO nel vostro territorio di competenza lavorativa. Niente da fare. La sincronia è andata persa. Ma quel che conta è riuscire comunque ad osservare le meraviglie del mondo, in tempo reale, attraverso gli occhi degli altri. Ovunque siano. Così l’incontro casuale con Nicola la sera dello stesso giorno in cui in cima ad una vetta Carnica si è trovato sul sentiero due PIVIERI TORTOLINI basterà a regalarvi un altro sorriso, nonostante tutti i tentativi a vuoto effettuati anche di recente per raggiungere un simile obiettivo (Video di Nicola Cesco).

E allora capirete che a volte, in periodi apparentemente ostili come questi, l’incontro più o meno casuale tra amici (o messaggeri di amici) è sufficiente a mantenere viva dentro di noi quella esile fiammella che ci spinge a resistere, a realizzare imprese, ad immaginare progetti sempre nuovi. Così, mentre Skody racconta, e parla, e parla (e  parla, fidatevi che parla), nella mente dei presenti prende forma un sogno, la loro idea di avventura. 

Foto (per mano di Pizonta) di Skodi, Pulotto e Marco Sozzi

Che sia quella di avventurarsi a mani nude nella foresta per abbracciare un orso (con un saluto a Zorro). 

Foto (di schiena) di Skody, con l'orso

O quella di mangiare un panino in cima ad una montagna circondati da uno stormo di libellule. 




O quella, davvero estrema, di una gestione forestale sostenibile, con il birdwatching da branda.


Anche perché ogni tanto è davvero il momento di prendersi una pausa e riposare. Tipo un giro in barca in laguna con i compagni di merende, come quello di Gianfranco con Renato e Glauco (non perdetevi il racconto della loro avventura). In fondo si è appena concluso il quinto anno della Stagione Calda, con nuove comparse finora mancate (dal CIUFFOLOTTO SCARLATTO all’AQUILA DI MARE, dal GABBIANO TRIDATTILO all’ORCHETTO MARINO…). Ed è il momento di recuperare le energie, consumate nel tentativo di realizzare un lavoro sempre più completo ed approfondito. Sforzo che porta ad ottenere questi risultati, dalle due STAGIONI FREDDE già realizzate alla prima edizione della STAGIONE CALDA. Vi invito a leggerle per intero, se già non l’avete fatto, dal retrocopertina ai titoli di coda. Vi avviso in anticipo che non ci troverete all’interno erudite pagine di letteratura sbiadita, ma solo la passione ed il sacrificio di chi le ha vissute come un’avventura. 

Le trovate tutte in questa pagina che il Pulotto ha appositamente realizzato per voi. 
Oppure scaricabili singolarmente ai seguenti link (cliccando sul titolo in grassetto sopra la copertina).

La Stagione Calda





Vi invito a domandarvi se ci sia qualcosa di male nel desiderare che vengano valorizzate e condivise, il prima possibile e gratuitamente ad un pubblico ampio. A questo proposito, per altro, approfitto per scusarmi, sinceramente e di cuore, a nome mio e di chi come me prova le stesse sensazioni, con tutte le persone che in questi anni si sono sentite inevitabilmente ferite in quanto trascurate, escluse o scavalcate. L’intento, unico, prioritario e dichiarato, nel realizzare questi lavori, è stato proprio quello di REALIZZARLI. Non quello di mancare di rispetto a qualcuno, ma di fare in modo che questi dati vedessero la luce, in tempo reale, invece di restare inevitabilmente ed immeritatamente ad appassire ed invecchiare in un cantuccio, per sottostare a quelle dinamiche sicuramente consolidate (e forse eterne) che tuttavia non sempre si sono rivelate efficaci e vincenti, trasformandosi in un muro insormontabile per nuove proposte e iniziative.

Non mi illudo che queste mie frasi vengano apprezzate. E nemmeno, semplicemente, accettate. Ma il percorso che ho (abbiamo) scelto di seguire è l’unico che rimane per conservare intatto quel briciolo di passione che ancora non è stata soffocata dalle pregresse reiterate esperienze personali. Quella passione che spinge alcuni di noi (in questo caso Renato in particolare) a seguire con sensibilità, apprensione e rispetto la nidificazione della (potenzialmente) unica coppia di ALBANELLA MINORE presente in regione che, a distanza di anni dall’ultimo successo riproduttivo del 2017, ha portato quest’anno due giovani all’involo.

Foto di Renato Castellani

La stessa passione e sensibilità che dovrebbe aiutarci ad essere di esempio (anziché promotori del comodo compromesso) in ogni situazione, mettendo un freno (e non valorizzando) quei comportamenti (messi in atto spesso e volentieri da professionisti) che possono comportare un rischio per la sopravvivenza ed il ciclo vitale di alcune specie (sensibili o meno che siano) pur di ottenere consensi di pubblico (a scapito dell’etica del comportamento), con le proprie azioni e/o fotografie ravvicinate, che tuttavia continuano ad essere entusiasticamente apprezzate (se non addirittura lautamente ricompensate). Così, per concludere, ora che la stagione riproduttiva è terminata per buona parte delle specie (ma non per tutte, fate attenzione, le MORETTE al lago di Cavazzo sono ancora a spasso con i pulli…), ci domandiamo che senso abbia tormentare a pochi centimetri dal nido animali meravigliosi come la GHIANDAIA MARINA che non hanno il minimo riguardo a posarsi indifferenti, da giovani o da adulti, a pochissima distanza mentre transitate in auto lungo le strade che il destino ha scelto per voi. 



La risposta è implicita nella natura dell’uomo, che pur di sopravvivere è disposto a sacrificare tutto e tutti, compresi i propri simili, per conservare un posto al sicuro sulla scialuppa con i viveri, nel tentativo di illudersi che la stessa non sia destinata inevitabilmente ad affondare. La cosa inquietante, tuttavia, è che se qualcuno decide di sacrificarsi, tuffandosi spontaneamente dalla barca, allontanandosi a nuoto con l’intento di dare ai naviganti la possibilità di sopravvivere più a lungo senza di lui, verrà additato e criticato ugualmente, perché avrà smesso di remare (in tondo) al loro posto. E niente allora. Da bambino un famoso Pierino domandava estatico “Papà, ma quanto è immenso l’Oceano?”. Ed il padre, autoritario ed insensibile, rispondeva “Pierino, taci e nuota”.