domenica 17 novembre 2019

Tringa TrinKa alla Festa dei Nodi

 
L'idea in effetti non era malvagia. Almeno a considerarla in una calda e soleggiata giornata estiva di fine ottobre. Quando sulla soglia di casa, sorseggiando il suo rigenerante cordiale, godendosi il meritato tepore serale, il nostro intraprendente Gabriele complottava di trascinare la squadra Tringa, a braccetto con Glauco, in un'epica impresa marinara. Tema: "I Gabbiani". Svolgimento: "Si parte in barca dal porto di Marano Lagunare, con Glauco capitano di Ventura e Zamix mozzo scelto di bordo, e via, all'arrembaggio! Attraverso la laguna alla ricerca del voltapietre. Poi alla conquista del Giappone. E se resta tempo conteggio serale dei marziani al roost. Ah, sì, i Gabbiani. Bon dai, Pulotto, segna." Non era male dipinta così. A immaginarsela quella domenica 17 novembre, così lontana, calda e soleggiata. I posti in barca vanno a ruba. Tocca organizzare anche una scampagnata a piedi. E poi tutti a sbafarsi di calamari fritti in Riserva. A sazietà. Ora. Non è che puoi mettere in conto che ti capiti una settimana di diluvio cosmico ininterrotto con alte maree che non si registravano dal 1872 (Pulotto, che c'era, conferma). E anche se le previsioni, con l'approssimarsi della data fatidica, promettono grosse e tempestose sorprese, possiamo mica arrenderci alla sorte senza combattere? E' vero, qualcuno desiste a pochi metri dal traguardo, ma nottetempo tutte le risorse psicoentropiche si concentrano sulla creazione di uno scudo cosmico che riesca a deviare la calamità abominevole prevista per l'intera giornata. La pioggia tormenta l'intera nottata su tutto il pianeta, ma l'alba si rivela inquisitoria, temporaneamente esausta dall'incessante grondare, con dei colori che tuttavia non promettono serenità alcuna.
 
 
Ma quel tanto millantato disintegratore di nuvole, non sarebbe il caso di rispolverarlo? Al solito, non mi crederete. E non ho nemmeno avuto coraggio di fare una foto. Ma alle 8.30 un raggio di sole ha fatto breccia in mezzo alle nuvole. Uno spiraglio durato un istante. Non credo ve ne siate accorti. Un attimo, e sono le 9.00. Appuntamento davanti all'ingresso della Riserva Naturale di Valle Canal Novo. L'avreste mai detto? Non piove!
 

 
Lo scudo funziona? Sembrerebbe... ma lo scirocco imperversa... e la gita in barca viene compromessa. Impossibile gestire la traversata in queste condizioni. Lo sconforto si insinua lieve nell'animo della truppa. Niente voltapietre? Niente voltapietre... Un minimo cedimento. Una piccola distrazione. E tutto è perduto. Sono le 9.30. Inizia la catastrofe psicocosmica. Acqua da sopra. Acqua da sotto. Acqua dai lati. E in mezzo? Vino e grappa, a questo punto. Salviamo il salvabile. E' la festa dei nodi. Siamo qui per quello! A parte il malandrino irrecuperabile, la squadra Tringa non si mai tira indietro.
 


 
Con gli effetti speciali possiamo contagiarvi a distanza sfuocandovi la vista anche se non avete partecipato alle libagioni.
 
 
Ovviamente non può mancare il discorso del "presidente onorario".
 
Foto di Matteo Giraldi
E nemmeno il premio "Bricconcello 2019"
 
Foto di Paolo Zonta
Ci sarebbe poi un piccolo cavillo relativo alla parte avifaunistica della giornata. Vi accontentate di un Verdone fotografato dalla finestra di casa?
 
 
Due Cigni reali in mezzo alla pioggia? No?
 
 
Ho capito, i Gabbiani. Nonostante il diluvio incoercibile, insinuandoci tra uno scroscio e l'altro (e buscandoceli tutti) saremmo anche riusciti ad osservare le tre specie di gabbiani al momento più facilmente fruibili sul mercato.
 
 
Gabbiano reale, Gabbiano comune e Gabbiano corallino. E una cinquantina di specie a caso tratte dall'elenco di quelle disponibili in una zona umida lagunare completamente allagata. Non resta che tirare le fila per la foto di rito.
 
 
Seee. Metteteli voi in ordine questi discoli, se ci riuscite.
 



 
Un ringraziamento a tutti i Tringa, presenti e assenti, lontani e vicini. A tutti gli amici, simpatizzanti e ospiti. E a quelli che basterebbe davvero poco per festeggiare tutti insieme.
 
 
Ah, al ristorante abbiamo lasciato detto che offre EBN Italia. Abbiamo fatto bene?

giovedì 7 novembre 2019

AnimaLi No' S'arrende

 
E siamo giunti anche all'ultima tappa. La più difficile. La più impegnativa. La più complessa. Come potete pretendere che riesca a raccontarvi degnamente Linosa? Ogni anno Andrea (Corso) e gli amici del MISC vi permettono di viverla, con le loro parole, le loro esperienze, i loro vissuti, le loro incredibili, inverosimili ed assolutamente reali imprese. Non possiedo gli strumenti e le competenze, ma nemmeno il linguaggio, per rendervi partecipi di cosa sia l'isola, di cosa possa accadere, di cosa si respiri... e di come si affronti tutto questo. Sono consapevole di questo. E non ci proverò nemmeno. Sarò solo un tramite per alcuni frammenti di viaggio che ho riportato sulla Terra Ferma. Sperando che possano guidarvi lungo un percorso in cui siamo ospiti ed osservatori di un mondo al limite dell'immaginazione. Cercherò di rendervelo leggero, limitando i miei vaneggiamenti all'essenziale. Facendo ricorso alle immagini, quelle reali, per creare l'ambientazione. Innanzitutto con una serie di foto dell'isola. Non foto belle. Non ne so fare. E soprattutto non servono. Foto. Semplici foto. Ma tutte cartoline. Con una bellezza che trapela nonostante la mia imperizia. Perché se vi state chiedendo com'è Linosa, vi risponderò con una panoramica di semplici e occasionali scatti, sufficienti a compensare il mio silenzio.
 

























 
Potrei accennarvi ad alcune delle problematiche dell'isola, comuni e condivise con mille altri territori.
 
 
Ma ve ne nominerò una, una sola, una piaga che rischia di portare l'isola alla rovina. I conigli. Questi terribili e micidiali conigli. Sono ovunque, ma infidi ed invisibili, non si fanno quasi mai vedere, lasciano velate tracce labili che subito scompaiono.
 

 
Sono arroganti, nocivi, ingestibili. Letali. E vanno eradicati, in tutti i modi. La caccia dei conigli è lecita sull'isola. E una parte della popolazione si dedica a questa attività con accanimento, usando tutte le strategie disponibili. Compresi i richiami elettroacustici che imitano il canto dei turdidi. Che notoriamente attira i conigli. E' risaputo. Alcuni lasciano i richiami nascosti all'interno dei cespugli, a richiamare tutto il giorno. Altri li portano appresso appesi alla cintura. Ma i conigli sono estremamente furbi. Ed hanno acquisito una capacità che altrove non possiedono. Qui i conigli volano. Misteri dell'evoluzione. Ma gli uomini non si lasciano scoraggiare, e puntano i fucili in tutte le direzioni disponibili. Con la speranza prima o poi di colpire al volo qualche coniglio. Di quelli stanziali o di quelli migratori. Questo è irrilevante. Perché gli esseri umani sono più furbi dei conigli. O almeno così credono. E questo, temo, è (e sempre sarà) il vero flagello. La convinzione umana di essere superiore. Un essere superiore. E più ci penso e più mi sento un pollo. Con tutto il rispetto per i polli.
 
 
Conigli a parte, non vi racconterò nemmeno "Perché Linosa?". Lo fa già il MISC, in modo straordinario. Al massimo posso raccontarvi "Perché io e Pulotto a Linosa quest'anno". Non è la nostra prima volta, sappiatelo. Della mia precedente esperienza nel 2017 non troverete traccia negli annali o nei documenti dell'epoca, la mia presenza si è smarrita tra pietre laviche, lentisco e ficupala. L'immagine qui sotto è per Fede, per confermargli che a distanza di due anni non ho perso il mio potere attrattivo...
 
 
Possedevo inoltre già una parte delle doti utili (quelle del famoso acronimo BSP, italianizzato CSP) a rendere efficace la sperimentazione. La Perseveranza di sicuro, due settimane di ricerca, infaticabilmente dal sorgere del sole al tramonto. La Stupidità poi, quella la conoscete tutti. Ma la Cecità, quella riusciva a sovrastare tutto il resto, impedendomi di realizzare la necessaria sintonia con gli elementi del creato, riportandomi ogni sera a casa perplesso sulla realtà che mi circondava. Una simile esperienza in sospeso urlava a gran voce una seconda prova, un secondo tentativo. Perché Linosa incuriosisce, ingolosisce, alletta. E soprattutto, perché sarebbe stata la prova del nove, per quel mistico alone che mi trascino appresso di sconforto ornitico cosmologico. Anche a Linosa sarei stato in grado di creare ostruzionismo migratorio? A questa domanda vi risponderò subito e sinteticamente. Localizzate l'isola su una carta geografica. A Nord di Lampedusa. A Sud della Sicilia. A Est della Costa Africana. A Ovest del Mediterraneo, del mare aperto, in pratica del nulla. Dieci giorni a Linosa con la possibilità che i venti volubili e cangianti trasportino a seconda delle direzioni una, mille, centomila prelibatezza. Tranne quello da Sud-Est, proveniente dall'immane pelago. Non aggiungo altro, perché vi basterà andare a consultare i dati meteo di quei dieci giorni. Dieci giorni di vento da Sud-Est. Blando o forte che sia stato. Inutile, vile, dannato vento. Ma ce la siamo cavata lo stesso. Alla faccia tua. Sempre con il timore solito delle isole. Quello che il traghetto non arrivi al momento consono.
 
 
Quello che il mare ostile blocchi gli amici dall'altro lato del mondo. Quello che all'ultimo momento si sistema e ti consente di rientrare a casa il giorno giusto, all'ora giusta, l'ora in cui sull'isola compaiono alcune di quelle specie che per giorni avevano latitato. Inevitabilmente.
 


 
Dovrò munirmi di un deviatore eolico. Perché il disintegratore di nuvole funziona ancora. Anche troppo. Dieci giorni ad ottobre a Linosa praticamente senza una goccia di pioggia. Eccessivo e controproducente. Tutti rischi che vanno preventivamente messi in conto, come l'assenza dello Zio a fare da "Mastro della Casa" creando il panico tra i Linosauri acquisiti. Pulotto, Paolo e Luciano in particolare hanno dovuto sorbirsi due giorni di astinenza e digiuno. Se pensate che mi sono permesso di fare loro da cuoco non avrete difficoltà a compatirli...
 

Non vi dirò come si vive a Linosa. Si deve imparare a viverla, ognuno a modo suo. Aggiungerò qualche particolare, oltre quelli che già conoscete (leggi BSP), su come l'ho vissuta io. Perché in mezzo alla ricerca ostinata e senza riposo (apro una parentesi e la chiudo, sull'assenza di riposo, tormentata, inevitabile, talvolta drammatica, come se uno stegosauro si fosse appollaiato sul vostro petto e condividesse il vostro giaciglio), per diversificare mi sono inventato delle distrazioni. Dei giochini alternativi. Tipo "Trova i compagni di merende dispersi".
 
 
Con soluzioni a volte facili o perfino banali.
 


 
Altre volte decisamente diaboliche, come i livelli del Sudoku.
 





 
Con episodi singolari e spiazzanti, come quando dal costone orientale del monte Vulcano vedi passare un Miky Viganò in spiaggia a Pozzolana di Levante e per richiamare la sua attenzione imiti controvento il verso del luì forestiero. E lui nel giro di un secondo alza lo sguardo, ti vede e ti saluta, confessandoti in seguito di non aver sentito affatto il tuo richiamo.
 
 
Un'altra improbabile meta che ci si può porre è quella di fotografare un FANELLO. Io almeno. I fanelli a Linosa sono ovunque, imbarazzante presenza ubiquitaria. Emettono versi ingannevoli come i Verzellini di Ventotene. E ogni volta che tento di inquadrarli fuggono. Ho i testimoni. Vi mostro una sola delle tante foto.
 
 
Mi ostino, fino alla nausea. Mi impongo che devo riuscirci. Poi decido che ci sto perdendo troppo tempo e mi accontento. Fan... (el)lo i Fanelli.
 
 
Qualcuno potrebbe inventarsi anche altri giochino. Tipo qualche improbabile Big Year alternativo. Che ne so, quello dei rettili.
 


 
O quello dei mammiferi marini. Ma io non so nemmeno riconoscere i GRAMPI.
 

E allora torniamo al vero motivo per cui siamo a Linosa. Tutti quanti. Quegli uccelli che si celano ai nostri occhi ma non al nostro spirito, in ogni cespuglio e in ogni anfratto dell'isola. Anche perché basta davvero poco a trasformare in straordinaria l'osservazione più banale. Basta per esempio che il nostro volatile si posi su una pala spinosa. Basta questo a renderlo esotico. E affascinante.
 






 
Rischiando di smarrirsi completamente alla comparsa di una PASSERA MATTUGIA.
 
 
Di perdersi estasiati nella confidenza disarmante dei LUCHERINI
 


 
 
(saranno improprie ed inguardabili, ma mi affascinano di più queste due)
 

 
Di vivere l'istante inimmaginabile di un BECCAFICO che BECCA un FICO
 
 
o quello del sorvolo da parte di due OCHE SELVATICHE (A2 per le Pelagie dell'era MISC).
 

Di trovarsi in mezzo ad un volteggio misto di rapaci di varie specie, dove i REGINA (o le REGINE?) la fanno da padrone,
 


 
spodestati periodicamente dall'ormai adottiva locale AQUILA MINORE
 

 
e dall'occasionale transito di un'ALBANELLA PALLIDA o di un FALCO PESCATORE.
 


Di scoprire, casualmente e contemporaneamente agli altri ospiti dell'isola, la fonte di sostentamento dell'intera popolazione migratrice di TORDI BOTTACCI
 


 
 



 
(con intrusioni varie, dal FROSONE al MERLO DAL COLLARE) sopravvissuti temporaneamente alle bordate contraeree anticoniglio.
 


 
 
Ma anche di osservare (e fotografarla... lo vedete quel puntino?) una SULA in transito sul mare dalla cima della Montagna Rossa,
 
 
 
per poi accorgersi che si sta allenando alle gare di periplo dell'isola, circumnavigandola almeno un paio di volte al giorno...
 
 
O di essere testimoni delle ultime briciole di migrazione. Animali che già dovrebbero essere altrove e che si attardano su quello che potrebbe essere l'ultimo lembo di terra ospitale prima dello sforzo finale. Dall'UPUPA allo STIACCINO, dall'AVERLA CAPIROSSA trovata dai Luchi alla BALIA NERA,
 
 
dal FORAPAGLIE COMUNE all'AVERLA PICCOLA,
 
 
da quel LUI' BIANCO che non emette alcun verso, illudendoci di celare origini orientali, ma che nelle mie furtive e rapite foto ci rivela da un effimero dettaglio (la lunghezza della prima primaria, giusto per allitterare paroloni) che possiamo tranquillamente fare a meno di illuderci,
 


 
all'ultimo residuo solitario e malinconico GRUCCIONE.
 
 
Ma non pensate che bestie comuni e rarità si palesino tranquillamente allo sguardo dell'osservatore. Per altro, sull'isola alcune bestie "comuni" non lo sono affatto, a partire dal MERLO, passando per COLOMBACCIO, VERZELLINO, VERDONE, SPIONCELLO... mentre altre sono decisamente "ordinarie" tipo la PISPOLA GOLAROSSA. 
 
 
Poi, se già le specie note sfidano la sorte camuffandosi e mimetizzandosi dietro ad ogni stelo, ramo, roccia o nascondiglio occasionale disponibile (dannato GUFO DI PALUDE),
 



 
o mettendosi irreparabilmente di spalle al momento opportuno
 



 
e solo poche si concedono (o meglio mi concedono) il tempo per dedicare loro un'immagine degna in vostro omaggio.
 
 
Giusto i PIVIERI TORTOLINI, una volta rivelata al mondo la loro presenza, non si sottraggono agli onori e agli oneri del palcoscenico.
 
 


 
Figuratevi poi quei dispettosi accidentali (ormai migratori regolari di Linosa grazie al MISC) come possono comportarsi.
 

 
E infine a loro siamo arrivati. A quei curiosi animaletti che ci attraggono come calamite e ci illudono, lusinghieri e seducenti, in questo ostinato vagabondaggio. Non vi parlerò di quelle specie che assolutamente non esistono, tipo il TROMBETTIERE (mi fido di Luca, il Giuss, che così mi ha confermato) o delle altre creature leggendarie che compaiono allo scadere delle nostre fatiche o che saranno oggetto di approfondimenti futuri (come quel dannato LUI' SCURO, che per quanto possa dire di aver percepito al tramonto il suo ingannevole richiamo, poco dopo aver assistito alla comparsa e all'involo di una QUAGLIA COMUNE in mezzo ai nostri sbalorditi piedi, ho comunque deciso di non considerarlo valido, in assenza di una sua gradita e necessaria comparsa). L'elenco di queste creature è ancora lungo ed inespugnabile, ma alcune di loro si sono rese disponibili, a differenza di quanto fatto in passato. E se il CULBIANCO ISABELLINO trovato da Luca Nigro ha avuto bisogno dell'occhio esperto di Andrea Corso per dissolvere le nostre incertezze,
 

 
il CIUFFOLOTTO SCARLATTO, inizialmente riluttante e restio a farsi trovare nonostante i suggerimenti di Lorenzo Starnini e poi della squadra dei due Luchi e di Pulotto, alla fine si è concesso anche lui in modo adeguato.
 
 
Con la considerazione che talvolta le foto possono davvero essere ingannevoli. In questa io ci avrei visto un Fringuello,
 
 
se non si fosse girato di profilo dall'altro lato.
 
 
Il PIGLIAMOSCHE PETTIROSSO merita qualche parola in più. Due anni fa si era reso irreperibile a partire dal giorno dello sbarco, in cui una mera allucinazione aveva illuso me e Fede che trovarlo sarebbe stato banale. Stavolta stessa sorte, con i Luchi e Luciano che ci avvisano della sua presenza (assenza) dopo pochi minuti dal nostro arrivo. Ma il Pulotto pochi istanti dopo sfata questo ostinato mito e trova il più confidente e fotogenico dei Ficedula in mezzo alle tende di un temporaneo accampamento.
 

 
Tanto che fiondandomi alla sua ricerca (mentre ancora lui cerca di sfuggirmi, prima di concedersi definitivamente alle mie brame, contrariamente al maschio adulto trovato da Luciano contingentemente alla comparsa, imperdonabile, del VIREO)
 





 
sento la voce di Pulotto che familiarizza con i bagnanti presenti (in realtà i custodi della colonia di BERTE MAGGIORI, una delle più grandi note in Italia)
 
 
e temo che mi stiano accusando di violare la privacy della loro dimora. La verità si dimostrerà in tutt'altra forma, sotto il nome di Sofia, che due giorni dopo, con la guida esperta del Pulotto,
 
 
osserverà, su richiesta esplicita evocativa, in prima visione nel giro di pochi minuti in un raggio di poche decine di metri alcune delle più meritevoli specie presenti nell'isola in quel momento. PIVIERE TORTOLINO, PIGLIAMOSCHE PETTIROSSO e LUI' FORESTIERO.
 



A proposito poi del LUI' FORESTIERO, premesso che il 2019 è apparentemente un'annata silenziosa, con una percentuale minima (personalmente valutabile nel 30%) di individui vocalizzanti, con la maggior parte dei soggetti individuati a vista e non a orecchio, sempre dannatamente sfuggenti
 




 
e birichini, concedendosi a fuoco in pose improbabili (chissà quanti altri ce ne saranno stati in giro), 
 


 
una delle domande ricorrenti relative ai conteggi degli esemplari di questa ed altre specie effettuati a Linosa riguarda le modalità di esclusione di sovrastime e conteggi ripetuti. Ora, per dirimere i dubbi residui, come scusa e giustificazione utile, vi suggerirei di fare un salto sull'isola, appena possibile. Adottando la strategia "individuo-sito" e registrando ogni singola "osservazione-giornata" per ogni località ho stilato un elenco delle diverse osservazioni personali (alcune ripetute in più giornate) per le specie LUI' FORESTIERO e PIGLIAMOSCHE PETTIROSSO (sia di individui trovati che indicati da altri). Il risultato complessivo, inviato a OJ per le statistiche di rito, computa di almeno 20-23 Luì forestieri e di almeno 8 Pigliamosche pettirossi. Soltanto quelli visti e/o sentiti da me in dieci giorni. Tirate voi le vostre conclusioni.
 
 
Giusto in chiusura, ci sarebbe la storia del VIREO che già conoscete.
 
 
Ma in anteprima assoluta ho conservato per voi un'immagine. Anzi. L'ha conservata per voi il Pulotto. Questa foto è stata scattata in digiscoping il 21.10.2019 alle ore 9.00.
 
Foto di Pulotto
 
Ovvero nel pieno del mio dramma esistenziale successivo alle due allucinazioni visive. Potete qui vedere dipinta dal vivo la traumatica esperienza ed espressione di un individuo nel pieno abominio del suo annichilente spaesamento. Grazie Pulotto. Possiamo dire senza ombra di dubbio che la gara a "Trova i compagni di merende dispersi" l'hai vinta tu. Di gran lunga!
 
Foto di Pulotto

E dopo questo, mi ritiro, ringraziando il MISC (dell'accoglienza, della maglietta, del rito di iniziazione, di tutto!) e gli altri ospiti dell'isola, anche quelli che siamo riusciti a far spazientire con i nostri eccessi goliardici. Grazie amici. E buone avventure a tutti.

In chiusura, per dovere di cronaca, la nostra check list completa 2019 delle Isole Pelagie, con numerate le specie osservate a LINOSA, incluso traghetto per raggiungerla

1. OCA SELVATICA
2. FISCHIONE
Codone
Moriglione
Pernice rossa
3. QUAGLIA COMUNE
Svasso maggiore
4. Berta maggiore
5. Berta minore
6. SULA
7. Cormorano
8. Garzetta
9. Airone bianco maggiore
10. Airone cenerino
Cicogna bianca
11. Falco pecchiaiolo
12. Falco di palude
13. Albanella reale
14. ALBANELLA PALLIDA
15. Sparviere
16. AQUILA MINORE
17. FALCO PESCATORE
18. GRILLAIO
19. Gheppio
Falco cuculo
20. SMERIGLIO
21. Lodolaio
22. FALCO DELLA REGINA
23. Falco pellegrino
Folaga
Occhione
24. PIVIERE TORTOLINO
Pavoncella
Beccaccino
25. Piro piro piccolo
Gabbiano comune
26. Gabbiano reale
27. Beccapesci
28. Piccione domestico
29. COLOMBACCIO
30. Tortora dal collare
Tortora selvatica
31. Barbagianni
32. Assiolo
33. GUFO DI PALUDE
Martin pescatore
34. GRUCCIONE
35. UPUPA
36. Torcicollo
37. Allodola
38. RONDINE MONTANA
39. Rondine
40. Balestruccio
41. Prispolone
42. Pispola
43. PISPOLA GOLAROSSA
44. Spioncello
45. Cutrettola
46. Ballerina gialla
47. Ballerina bianca
48. Passera scopaiola
49. Pettirosso
50. Codirosso spazzacamino
51. Codirosso comune
52. STIACCINO
53. Saltimpalo
54. CULBIANCO ISABELLINO
55. Culbianco
56. Passero solitario
57. MERLO DAL COLLARE
58. Merlo
59. Tordo bottaccio
60. TORDO SASSELLO
61. Beccamoschino
62. FORAPAGLIE COMUNE
63. Capinera
64. Beccafico
65. Bigiarella
66. Sterpazzola
67. STERPAZZOLA DELLA SARDEGNA
68. Sterpazzolina comune
69. Occhiocotto
70. LUI' FORESTIERO
71. LUI' BIANCO
72. Luì verde
73. Luì piccolo
74. Luì grosso
75. Pigliamosche
76. PIGLIAMOSCHE PETTIROSSO
77. BALIA NERA
78. AVERLA PICCOLA
79. AVERLA CAPIROSSA
CORVO COLLOBRNO (o COLLOROSSO)
80. Storno
81. Passera mattugia
82. Passera d'Italia (morfismo insulare)
83. VIREO OCCHIROSSI
84. Fringuello
85. Peppola
86. Verzellino
87. Verdone
88. Lucherino
89. Fanello
90. CIUFFOLOTTO SCARLATTO
91. Frosone
92. Strillozzo