lunedì 22 novembre 2021

Tringa in umido: la festa dei nodi in FVG


C’era un precedente…un unico precedente che lasciava una speranza che questa volta non potevamo che essere più fortunati. Sicuramente voi non avete memoria della scorsa festa dei nodi Tringa. Me la ricordo bene io l’acqua, tanta acqua che arrivava da tutte le parti. Una domenica di diluvio preceduta da una settimana di diluvio. 
Questa volta invece le settimane precedenti alla data scelta per la festa dei nodi ci hanno regalato giornate di sole splendente, che hanno spronato il nostro capitano Gabriele ad organizzare con ottimismo una scampagnata nella mistica zona delle risorgive, in quell’angolo di paradiso ricreato in mezzo al piattume dei campi coltivati della bassa pianura friulana che prende il nome di Biotopo delle risorgive di Flambro. 

Foto di Paolo Zonta

Foto di Fabio Marcolin

Foto di Fabio Marcolin

Foto di Fabio Marcolin


E a conclusione della mattinata, dopo avvistamenti eccezionali immersi nella natura dei prati umidi, delle olle di risorgiva e delle torbiere circondate da olmi e ontani neri, una scorpacciata di carne alla griglia e tanti saluti conviviali attorno ad una lauta tavolata. Tutto perfetto. Se non fosse che le previsioni del sabato precedente danno poche speranze al sole. 



La nebbia della bassa pianura friulana vince sull’ottimismo della squadra Tringa, abbattendo il morale di Gabriele, ma non l’intraprendenza degli altri componenti che si ritrovano al parcheggio del biotopo muniti di giacche, stivali e stivaloni…per combattere l’umidità della nebbia nell’umidità dell’ambiente.


Foto di Paolo Zonta

Foto di Gabriele Zamò


Nemmeno il tempo di partire che ci sorvola uno stormo di anatidi…no aspettate, sono limicoli…ma siamo ancora tutti troppo distratti dai saluti per osservare con attenzione i 15 beccaccini che si allontanano velocemente nello sfuocato orizzonte. Tutti tranne uno…ma serve che vi dica chi è l’unico visionario che riesce a centrare a binocolo i puntini in cielo e trasformarli così da puntini alati a beccaccini? 




Il sussulto iniziale per questo fugace avvistamento viene però velocemente sostituito dallo sconforto generale per il silenzio spaventoso che durante la prima parte di percorso avvolge il gruppo. 

Foto di Paolo Zonta

Foto di Paolo Zonta

Foto di Matteo Toller

I migliarini si fanno sentire dal canneto ma non ci danno la soddisfazione di farsi vedere, solo una cinciarella fa capolino da dietro i giunchi, e l’azzurro della sua testolina rallegra almeno per un momento i ragazzi che riescono ad inquadrarla con i loro binocoli. E poi di nuovo la sensazione del vuoto vivente attorno a noi. Rompono il silenzio gli spari lontani dei cacciatori, abbastanza contradditori in quella che dovrebbe essere un’area protetta, e tutti ci chiediamo poi a che cosa sparino, visto la scarsità generalizzata di qualsiasi forma di vita all’infuori di noi rumorosi e parlottanti umani. 

Foto di Matteo Toller

Ci rincuorano i momenti in cui all’improvviso uno stormo di codibugnoli ci circonda saltellando sul fogliame del boschetto che stiamo attraversando. Tra questi ne osserviamo uno dalla testa particolarmente bianca. Ieri nessuno riesce a fotografarlo, ma la settimana scorsa proprio nello stesso punto l’avevo osservato tra i suoi compagni di combriccola anche io, riuscendo a scattargli un paio di foto che però ci consentono solo di classificarlo come “codibugnolo dalla testa bianca”. 




Dove il sentiero si fa più fangoso la speranza è che dalle acque basse delle torbiere si alzi un frullino....o almeno un beccaccino...gli stivali avanzano tra le melme e le pozzanghere, ma l'unica cosa che da poco distante si ALZA è….un’ALZA-vola. Che altro poteva essere! 
Foto di Paolo Zonta

Foto di Paolo Zonta

Foto di Paolo Zonta

Foto di Matteo Toller


Un altro piccolo sorriso ce lo regala il picchio cenerino che probabilmente incuriosito dai nostri borbottii ci sorvola a poca distanza, non dandoci però il tempo nemmeno questa volta di scattargli almeno una foto documentativa.

Foto di Matteo Toller

Foto di Paolo Zonta

Foto di Paolo Zonta


Maggior soddisfazione, almeno ai bambini, la danno i picchi verdi in alimentazione nel prato. La loro testa rossa compare e scompare tra l’erba, ma riusciamo ad inquadrarla ugualmente nel cannocchiale, permettendo ai giovinotti di osservarli con attenzione. 


Foto di Gabriele Zamò

Foto di Paolo Zonta

Foto di Paolo Zonta


Il rientro verso le macchine conferma la sensazione che tutti abbiamo avuto fin dall’inizio, un silenzio che denota un’assenza di vita alata che fa paura, rotto solo da un usignolo di fiume che canta dal canale, una passera scopaiola che si finge una foglia o un picchio muratore e un rampichino comune che si arrampicano sui tronchi. 



Foto di Matteo Toller

Foto di Matteo Toller

Foto di Matteo Toller


Con un po’ di nostalgia e preoccupazione nel cuore, cerchiamo conforto nella bella compagnia della giornata, e nella splendida cornice del mulino Braida cerchiamo di metterci in posa per la foto di gruppo di rito, un po’ disordinati ma tenendoci stretto quel sorriso che ci fa conservare una scintilla di serenità e speranza. 




Come la curiosità dei bambini, quelli giovani e quelli più cresciutelli, indaffarati nell’osservare come funzionano le pale del mulino ad acqua. 


Foto di Gabriele Zamò


E’ ora di concludere la festa come da programma, con un abbondante pranzo, chiacchiere, risate, preziosi momenti in compagnia e nuovi giochi di carte da scoprire. 

Foto di Fabio Marcolin

Foto di Matteo Toller

Foto di Matteo Toller

Foto di Matteo Toller


Gli ultimi saluti fuori dal ristorante ci regalano un gruppetto di pispole in volo sopra le nostre teste e il rientro verso casa riserva l’ultima sorpresa dei curiosi corvi comuni a passeggio in mezzo alla strada. 

Foto di Matteo Toller

Foto di Matteo Toller

Un grazie di cuore a tutti i partecipanti alla giornata, a chi ha potuto accompagnarci solo per una parte della mattinata, a chi è riuscito a raggiugerci per il pranzo, a chi ha condiviso pensieri e sorrisi dalla mattina al dopo pranzo. 
E un abbraccio grande ai Tringa vicini e lontani che non sono riusciti ad essere presenti, ma che con il pensiero erano con noi, agli amici che tanto avrebbero voluto raggiungerci o accompagnarci in questa giornata ma che un imprevisto o un impegno hanno costretto a rimanere a casa o ad essere da un’altra parte. 
Speriamo di riuscire presto a festeggiare di nuovo insieme a tutti voi, e magari la prossima volta anche con il sole.

Questo l'elenco delle specie osservate durante l'escursione al biotopo di Flambro (numerate) e quelle osservate lungo la strada verso il ristorante e nei dintorni. Con un asterisco quelle viste (o inventate) da uno solo dei partecipanti (quasi sempre il solito...).

1. Fagiano comune
2. Germano reale
3. Alzavola
Piccione domestico
4. Colombaccio
Tortora dal collare
5. Porciglione
6. Gallinella d'acqua
7. Airone cenerino
8. Garzetta
9. Cormorano
10. Beccaccino *
11. Gabbiano comune
12. Gabbiano reale
(Barbagianni >> borre)
13. Sparviere 
14. Poiana
15. Martin pescatore *
16. PICCHIO CENERINO
17. Picchio verde
18. Picchio nero *
19. Picchio rosso maggiore
20. Ghiandaia
Gazza
Taccola
Corvo comune
21. Cornacchia (grigia)
22. Cinciarella
23. Cinciallegra
24. Usignolo di fiume
25. Codibugnolo
26. Capinera
27. Rampichino comune
28. Picchio muratore
29. Scricciolo
Storno
30. Merlo
31. Pettirosso
32. Saltimpalo *
33. Regolo
34. Fiorrancino
35. Passera scopaiola
Passera d'Italia
36. Passera mattugia
Pispola
37. Spioncello
38. Ballerina gialla
39. Ballerina bianca
40. Fringuello
41. Peppola
42. Lucherino
43. Migliarino di palude

venerdì 5 novembre 2021

PanDelleria rUsticana - Atto Secondo - R U Sti ca'!

 

“Si informano i Signori Viaggiatori che per un disguido climatico planetario lungo la costa orientale sicula sta prendendo forma un uragano dalle dimensioni epocali che rischia di mettere a repentaglio il concetto stesso di meteorologia. Si invitano pertanto i nostri ospiti a prendere posto sull’ultima scialuppa disponibile e dirigersi verso il primo ricovero utile sulla terraferma (anche insulare) più vicina. Nel ringraziare per aver viaggiato con noi, vi auguriamo una quantomeno stentata sopravvivenza su quel che resta di questo Pianeta”. Più o meno così il nostro arrivo a Ustica il 23 ottobre. 

Con Davide d’Amico partito il giorno prima per mettere in salvo l’auto sulla nave e Pino (con Susan) ad attenderci al porto, per abbandonare l’isola prima che affondi. Le avventure di questi due birbanti le trovate a questo link, sulla pagina feisbuc di Davide

 https://www.facebook.com/davidewup

Avevamo esplicitamente chiesto che lasciassero qualcosa anche per noi, ma forse ci siamo spiegati male o siamo stati fraintesi (si sono fatti una scorpacciata di bestioline, altrochè). In effetti però, ci hanno lasciato integra la medesima dimora in cui alloggiare, addirittura rifornita di cibo, tutto di origine vegetale (compresa la peperonata!) per la soddisfazione di Pulotto (io, se ricordate, sul retro della maglietta porto scritto “Mangiare di meno!”). Per questo (e per molto altro) approfittiamo per ringraziarli (aggiungendo nuovamente in questa parentesi tutti quelli che già nel primo atto ci avevano supportato e sopportato a distanza). Che poi, per quella sorta di Filo invisibile che lega ogni cosa e che oramai ben conosciamo, nel momento di scegliere le camere in cui dormire, ho involontariamente occupato un posto che il destino aveva già scelto per me.

 


E sulla mensola, addirittura un omaggio palese alle mie origini aliene.

 


Riguardo alle inquietanti prospettive meteo, apro e chiudo una parentesi. Ricordate il “DISINTEGRATORE DI NUVOLE”? Bene, da sabato 23 ottobre in poi era previsto l’arrivo su Ustica di uno sconquasso atmosferico con raffiche di vento dalla violenza ingestibile e scrosci di pioggia di intensità colossale. Prima in arrivo tra domenica e lunedì. Poi martedì. Poi sicuramente mercoledì o giovedì. Poi venerdì, ecco venerdì di sicuro sarà una giornata terribile in cui non potrete uscire di casa. Poi no, sabato e domenica niente, bonaccia, calma piatta. In sostanza, abbiamo compreso definitivamente che i modelli di previsione attualmente in uso non includono l’ipotesi “Uragano”, non sono in grado di valutarne il comportamento e, soprattutto, non tengono minimamente in conto il mio Disintegratore di Nuvole. Così, mentre la costa orientale sicula e la Calabria venivano affondate sotto chilometri cubi d’acqua, la stessa Pantelleria che avevamo abbandonato il sabato veniva travolta la domenica e poi di nuovo in settimana da annichilenti nubifragi e le isole Pelagie venivano spazzolate ripetutamente da perturbazioni cosmiche, a Ustica l’unica presenza costante era un insopportabile ed altalenante vento da nord est di intensità variabile (“IO ODIO IL VENTO”, ricordate?) ma nulla più. 


Da un lato, mi rincuora il fatto che il “Disintegratore” funzioni ancora. Dall’altro tuttavia una variabilità atmosferica avrebbe notevolmente giovato alle nostre osservazioni. Ok, non sarei onesto se vi dicessi che non ha mai piovuto in un’intera settimana a Ustica. Anche stavolta deve aver fatto un paio di scrosci notturni, quasi irrilevanti. E il venerdì, effettivamente, ha piovuto almeno un’ora anche di giorno. Mi sono permesso di fare un video della pioggia di quel giorno, per darvi un’idea del dramma (imbarazzante) che abbiamo dovuto affrontare in quel momento.

 


Fatta questa doverosa premessa sulle condizioni atmosferiche, che useremo ovviamente come giustificazione per la nostra incapacità di reperire rarità sull’isola, potremmo ora accompagnarvi con una carrellata di immagini in una gita virtuale giornaliera dall’alba al tramonto sull’isola, percorrendola in senso orario dalla casa posizionata a metà circa della costa meridionale, scendendo verso il faro e risalendo lungo la costa settentrionale, raggiungendo il gorgo salso, avventurandoci nell’entroterra fino al Pallone per poi dirigerci verso il paese, la rocca Falconiera ed infine il cosiddetto “Ailanto Park”, luogo di inquietudine e disagio psicofisico nel quale si compirà il dramma finale di questo secondo atto.

 





































Come territorio, per quanto sia poco più grande di Linosa, Ustica ricorda piuttosto un’enorme Ventotene. Percorrerla a piedi non è impossibile, anzi, è forse il modo migliore per esplorarne tutti gli anfratti. Certo, limita le possibilità di raggiungere in tempo utile qualsiasi località in tempi brevi o nell’arco della medesima giornata (cosa altrimenti banale con una vettura o eventualmente con una bicicletta). Ma a nostro rischio e pericolo abbiamo scelto stavolta la modalità MISC, con uno dei due vagabondi come al solito schivo ed elusivo e l’altro invece più disposto a familiarizzare con i locali (agricoltori, allevatori, cacciatori, turisti, addirittura birdwatcher!)…

 



… nonché con le specie domestiche allevate, rinselvatichite, plastificate…

 

Faraone

Faraone

Coniglio selvatico

Spauracchio accipiterensis

Spauracchio ululensis

Spauracchio ululensis

… o addirittura quelle riguardo alle quali abbiamo già espresso delle perplessità.

 

Felis famelicus ssp. terribilis

Felis famelicus ssp. terribilis

Felis famelicus ssp. terribilis

Ci soffermiamo anche in questo caso sull’argomento. Come detto, alcune specie domestiche (in particolare i gatti) lasciate libere di muoversi sul territorio al di fuori delle mura casalinghe sono in grado di compiere scempi inauditi. Per quanto riguarda Ustica tuttavia, la presenza si gatti ci è parsa al momento “gestibile”. Ad ogni modo, anche in questo caso varrebbe la pena intervenire proprio finché si è in tempo per farlo.

 

Felis famelicus ssp. terribilis

Ed ora passiamo all’argomento prettamente avifaunistico, fin qui trascurato. Ci siamo già giustificati a sufficienza dando la colpa al meteo, ma dobbiamo confessarvi che in realtà sull’isola la migrazione (per fortuna) era palpabile, a giorni in modo intenso, sebbene costituita da specie che ci siamo abituati a considerare “normali”. In alcune giornate il numero di individui presenti era notevole, rendendo improponibile il nostro tentativo di spulciarli “visivamente” tutti. Per quanto riguarda i vocalizzi invece, dobbiamo ammettere che mentre alcune specie erano regolarmente vocifere, altre non lo erano affatto, limitando notevolmente le nostre potenzialità di ricerca. Fatta ovvia eccezione per il mare circostante, a differenza di Pantelleria, le zone umide di Ustica si limitano ad un lago salso sulla costa settentrionale, ad un laghetto “collinare” sito nei pressi dell’area in cui era situata negli anni passati la stazione di inanellamento a scopo scientifico ed alcune vasche cementate semivuote poste lungo la viabilità principale. La presenza di uccelli acquatici, ardeidi, anatidi e limicoli è dunque decisamente meno scontata. Sul mare, quasi esclusivamente Gabbiani reali, in quantità scarsa. Un BECCAPESCI, una Sterna indet. (comune?), un Gabbiano indet. (immaturo di corallino?) costituiscono la nostra esigua collezione di laridi. Ci rifacciamo però con i CORMORANI (alcuni in migrazione), un MARANGONE DAL CIUFFO immaturo (che pare frequenti l’isola da tempo) e addirittura un immaturo (giovane dell’anno) di SULA in volo sottocosta, osservato da Pulotto anche in pesca nei pressi del cimitero e poi tormentato dai Gabbiani reali una volta giunto al Faro.

 

Marangone dal ciuffo

Marangone dal ciuffo

Sula


Per gli anatidi, oltre ad un’ALZAVOLA involata da Pulotto al Gorgo Salso, siamo in possesso di alcune straordinarie foto che siamo sicuri abbiano suscitato estrema invidia almeno in un membro del MISC (ciao OJ!). Ecco a voi, in anteprima, i due MALLARDI maschi osservati in volo sul mare davanti al Gorgo Salso l’ultimo giorno di permanenza sull’isola.  

 

Germani reali

Germani reali

Scarsi i limicoli (una BECCACCIA, una PAVONCELLA, 2-3 BECCACCINI, alcuni PIRO PIRO PICCOLI), più numerosi gli ardeidi, con gli AIRONI GUARDABUOI a battere cassa davanti a casa.

 

Airone cenerino

Airone bianco maggiore

Airone guardabuoi


Riguardo ai rapaci, prima la notte e poi il giorno. BARBAGIANNI anche qui presenti ed occasionalmente vociferi. In aggiunta, un GUFO DI PALUDE involato dai piedi nei pressi del Faro, andato a rintanarsi in un anfratto sulla scogliera, ed un GUFO COMUNE in caccia nei campi a bordo strada una delle ultime sere. Tra i diurni, presenza stabile di un BIANCONE (soprannominato il dinosauro, almeno nella foto da posato) e di un’AQUILA MINORE dal morfismo chiaro. Entrambi tormentati regolarmente da FALCHI PELLEGRINI, SPARVIERI, GHEPPI…

 

Biancone (versione dinosauro)

Biancone

Biancone

Biancone


Aquila minore con Falco pellegrino

Aquila minore

Sui diversi FALCHI PELLEGRINI presenti non ci sbilanciamo, che siano tutti locali o mescolati ad individui in transito o svernanti appartenenti a differenti sottospecie, le nostre foto come al solito sono quello che sono. Loro si agitavano in rumorose schermaglie nei cieli o se ne stavano in disparte, posati sulle rocce, ad aspettare o solo ad osservare i migratori in arrivo da nord…

 

Falco pellegrino

Falco pellegrino

Falco pellegrino osserva i migratori

A proposito di falchi, almeno un LODOLAIO, un paio di SMERIGLI, molti GHEPPI.

 

Smeriglio

Gheppio

FALCHI DELLA REGINA? Ecco, non so. Ogni volta che fotografo qualcosa poi viene fuori che è un pellegrino, o un lodolaio… E’ indiscutibile che frequentino l’isola (come pure Pantelleria), ma evidentemente non siamo abili ad intercettarli quando serve. Però vi faccio omaggio di queste foto. Dal vivo questa creatura era decisamente scura. Nelle foto è ancora peggio. Completamente controluce. Ho provato a schiarirle ma non cambia nulla. Ci accontentiamo della sagoma e gli diamo un nome regale?

 

Falco indet. ssp. Oscurae

Falco indet. ssp. Oscurae

Falco indet. ssp. Oscurae


Infine, i passeriformi. Una menzione d’onore ad un ospite particolare già segnalato sull’isola nei giorni precedenti al nostro arrivo. Non si tratta della prima segnalazione per Ustica, ma di sicuro la sua presenza è inusuale, nonostante la presenza di una colonia nei pressi di Palermo. Insomma, considerato che normalmente i Corvidi sulle isole sono scarsi (6-7 CORVI IMPERIALI ed una ventina di CORNACCHIA a Ustica, nessuno a Pantelleria) confessiamo pure che non ci saremmo aspettati di incontrare e trovarci a pochi passi da un confidente GRACCHIO CORALLINO.

Gracchio corallino

Gracchio corallino

Gracchio corallino

Gracchio corallino

 


Poi, una nota la merita anche un’altra specie. La PASSERA SCOPAIOLA. Assolutamente abbondante, vocifera, esuberante, a tratti vergognosamente esibizionista. Non fraintendeteci, intendiamo la Prunella modularis. Non si sa mai, di questi tempi.

 

Passera scopaiola

Passera scopaiola

Passera scopaiola

Passera scopaiola

Per il resto, un variopinto mix di alaudidi (compresa una TOTTAVILLA), turdidi, motacillidi, fringillidi…

 

Codirosso spazzacamino

Codirosso

Saltimpalo

Culbianco

Passero solitario

Tordela

Tordo bottaccio

Spioncello

Lucherino

Compresi alcuni soggetti bizzarri, come il Venerando Brizzolato tra i FRINGUELLI.

 

Fringuello ssp. brizzolatae

Fringuello ssp. brizzolatae

Fringuello ssp. brizzolatae

O il PRISPOLONE dal breve verso sibilato e dai caratteri facciali appena appena più marcati, che si nasconde tra l’erba, ma poi si rivela in tutta la sua normalità.

 

Prispolone ssp. imbroglionus

Anche un paio di LUI’ GROSSI e PIGLIAMOSCHE tardivi (apparentemente non tirrenici).

 

Luì grosso

Pigliamosche

Pigliamosche

Pigliamosche

E poi. E poi comincia la parte critica. Quella sofferta. Quella che però a suo modo ci spinge a dirigere il nostro intento migratorio sulle isole, ogni autunno. Cominciamo dal ribadire che, sulle isole come altrove, la documentazione è fondamentale. Perché quello che immaginiamo di percepire con i nostri sensi non sempre corrisponde alla realtà. Potrei farvi svariati esempi di specie che imitano altre specie, dalla ballerina bianca che richiama come un luì forestiero, dal pettirosso che imita tutti i luì rari, il pigliamosche pettirosso e addirittura la cinciarella in pieno canto (sentito proprio a Ustica), il fanello che fa il sordone e avanti così. Basandoci su questo, e sulla consapevolezza che alcune specie “banali” sono estremamente rare anche in migrazione in alcune località, conserveremo come “passeriforme indet.” lo SCRICCIOLO sentito richiamare più volte a distanza di pochi secondi in una giornata di vento, troppo distante per le potenzialità del registratore del telefono ed assolutamente restio a farsi osservare. La storia dello SCRICCIOLO di Lampedusa voi non la conoscete, ma nel lontano 2017, per la precisione il 5 novembre, quattro vagabondi al rientro da Linosa (Igor, Federico, Luca e l’orso) ascoltavano, osservavano (e fotografavano!) una minuscola creatura appartenente a questa specie, scatenando lo sconcerto da parte dell’intero MISC (che per diverse ore riteneva la segnalazione un villano scherzo da parte nostra). La cosa buffa e bizzarra è che nella stessa giornata a Linosa venivano osservati ben 3 LUI’ SCURI, ma lo SCRICCIOLO destava decisamente più inquietudine in tutte le Pelagie. Quindi, per stavolta, ce lo siamo messi via così, passeriforme indeterminato. Cosa che sarebbe potuta accadere, in modo ancor più drammatico e con grandissimo rammarico, per un’altra specie, decisamente meno frequente da incontrare (altrove per lo meno… ricordate però che “Nomina sunt consequentia rerum”…). Provo a raccontarvela in breve. E’ il 25 ottobre, lunedì, nel tardo pomeriggio. Siamo sull’isola da sabato. Il vento non ci concede tregua. Vaghiamo ormai solitari e sperduti sull’isola. Il Pulotto è in zona faro e il suo telefono non prende. Io cammino sovrappensiero lungo la strada principale del lato settentrionale dell’isola, in pieno controvento. Sono reduce da un incontro, proprio in zona faro, con un Emberiza. Non sono frequenti gli zigoli sulle isole, STRILLOZZI a parte forse, che già abbiamo osservato a Pantelleria.

 

Strillozzo

Tra tutti gli zigoli, sono riuscito ad osservare l’unico che non stavo cercando, un dannato MIGLIARINO DI PALUDE.

 

Migliarino di palude


Ormai sono convinto di essermi giocato con lui la mia carta. Così, quando il mio orecchio percepisce a bordo strada un suono che dovrebbe allarmarmi, lo scambio per l’ennesima scopaiola rauca ibrida con un tordo bottaccio. Ma per qualche motivo alzo lo sguardo nella direzione dalla quale proviene il suono e mi trovo a pochi metri dallo sguardo perplesso di una bestia che mi lascia senza fiato. Schivo l’imprecazione che si genera nella mia testa e cerco di attivare la macchina fotografica. L’animale percepisce il mio imbarazzo ed emettendo un paio di vocalizzi spicca il volo e si dirige verso nord, sorvolando un campo incolto e proseguendo verso un boschetto. Lo seguo a binocolo e poi lascio che i miei piedi mi trascinino verso il campo, mentre nella testa le imprecazioni si susseguono. Perché so perfettamente che cosa ho appena visto (e potrei accontentarmi, se volessi raccontare l’aneddoto agli amici al bar; peccato che non ci vado, al bar, e che gli amici non mi crederebbero lo stesso) ma non ho un briciolo di documentazione. Ad ogni modo, tra un’imprecazione mentale e l’altra percepisco di nuovo quel terribile suono ed anche stavolta alzo lo sguardo dal punto in cui proviene. Così, quasi per caso, osservo, frammista ai fringuelli, una sagoma diversa in volo che procede nella direzione opposta alla mia, fuggendo dal boschetto verso il quale sono diretto e tornando a dirigersi verso il punto in cui ci eravamo precedentemente incontrati. E lì si posa. Distante, troppo distante. Ma lo vedo. Sta fermo. E io ci provo. Attivo lo zoom della macchina fotografica e scatto. A caso. Ovviamente sbaglio inquadratura. Ci riprovo. E stavolta lo inquadro. Lui intanto resta fermo. Provo ad avvicinarmi senza esagerare. Non pare minimamente interessato alla mia presenza. Ancora qualche pessimo scatto. Provo a telefonare al Pulotto ma come era prevedibile il suo telefono non prende. Gli mando un vocale. Un sms. Intanto l’animale si sposta di un paio di metri. Poi si invola e scompare. Forse per sempre. Lo cercheremo il giorno dopo con Pulotto senza successo. Dopo qualche giorno (sfortunatamente proprio nel momento cruciale del mio psicodramma insulare), a poca distanza, Pulotto contatterà uno zigolo indet. (tale per distanza ed assenza di documentazione) che riteniamo possa essere lui. Dicevo prima “Nomina sunt consequentia rerum”. Dove altro mai avrei potuto osservare un Emberiza rUstica se non su quest’isola? Dannato ZIGOLO BOSCHERECCIO!

 

Zigolo boschereccio

Zigolo boschereccio

Zigolo boschereccio

Zigolo boschereccio

Zigolo boschereccio

Zigolo boschereccio

Zigolo boschereccio


Ed ora, veniamo a noi. E’ il 28 ottobre, giovedì, sempre tardo pomeriggio. Nel momento in cui Pulotto mi chiama per dirmi che è alle prese con uno “zigolo indet.” io sono costretto a rispondergli con un disarmante “Sono all’Ailanto Park con una bestia che richiama da un cespuglio e non ho idea di cosa sia”. Qui inizia il dramma, che si protrarrà fino all’ultimo giorno di permanenza e che al momento non ha una risposta. Tutto inizia con uno strano verso, che inizialmente penso possa essere emesso da un raro fringillide ed invece è il vocalizzo di un FRINGUELLO, una femmina, che non riesco a fotografare ma che riesco a registrare (malamente), perché potrebbe avere origini africane. Con il registratore del telefono ancora acceso, in attesa che il fringuello vocalizzi di nuovo, un verso anomalo viene emesso da un cespuglio a pochi metri da me e resta memorizzato nella registrazione. Immaginate di sentire un richiamo particolare e decisamente caratteristico che non corrisponde a nessuno dei versi a cui siete abituati, anche se apparentemente assomiglia molto a quello di un LUI’ DEL PALLAS. Così vi mettete a cercare questo fantomatico luì del Pallas, che notoriamente non sta fermo un attimo e tendenzialmente non si sottrae alla curiosità ed alla vista, almeno di sfuggita. Ed invece niente. I richiami si ripetono in modo imprevedibile dall’intrico dei cespugli fitti e bassi e non compare nulla. Ho già allertato Giuss, Andrea Corso e il Misc, Andrea Cusmano, i Tringa, attendo inquieto le loro risposte che tuttavia alla fine concordano sul fatto che non rientra tra nessuno dei vocalizzi noti. In un momento irripetibile l’animale vocalizza più volte di seguito e lo registro. Trovate la registrazione qui sotto. Così potete farvene un’idea.

https://www.ornitho.it/index.php?m_id=54&id=20237870

Qui trovate il sonogramma, realizzato da Giuss.

Sonogramma del vocalizzo della bestia del demonio

L’animale (che d’ora in poi prenderà il nome di bestia del demonio) non concede alcuna possibilità all’osservatore. Vocalizza sporadicamente, non risponde ad imitazioni e richiami, resta in silenzio per ore per poi eventualmente manifestarsi da un cespuglio a mezzo metro ed ammutolirsi. Occasionalmente da quel medesimo cespuglio si allontanano in modo clandestino delle sagome volanti, senza mai dare la possibilità di determinarne con precisione la specie. Potrebbe trattarsi di un animale di colore bruno, insignificante, delle dimensioni comprese tra un luì piccolo ed un pettirosso, perché in un’occasione intravedo una sagoma simile allontanarsi dal cespuglio da cui provenivano i richiami e subito dopo il medesimo vocalizzo viene emesso dal nuovo sito. Dopo ore e giorni (ed il coinvolgimento di Pulotto), l’enigma resta senza soluzione, con alcune ipotesi più verosimili che vi propongo. Una delle ipotesi è che si tratti di un pettirosso, un normalissimo pettirosso, in grado di emettere quel verso solo in condizioni particolari di stress e che per il resto della sua esistenza si comporta da normale pettirosso. Una sorta di supereroe che normalmente indossa i panni di pettirosso ed all’interno dei cespugli si trasforma in bestia del demonio, senza darci la possibilità di smascherarlo. Tenete però conto che la bestia del demonio non risponde nemmeno al pishing o ad altri richiami, cosa che ci si aspetterebbe da un pettirosso nella sua veste quotidiana. In alternativa al pettirosso, potrebbe essere un occhiocotto, o una passera scopaiola, comunque una specie “standard” con un richiamo anomalo emesso solo in determinate condizioni. Escluderei altre specie (a parte una, che proporrò dopo) perché non presenti nel sito. Ah, a proposito, il sito è questo. Questi i cespugli in cui si aggirava l’animale, in poche decine di metri.

 




Un’altra ipotesi è che si tratti di una specie accidentale, a me (e a quelli di noi che hanno ascoltato il richiamo) sconosciuta, proveniente da chissà dove, con un comportamento estremamente elusivo, che potrebbe eventualmente essere identificata tramite i vocalizzi da qualche esperto di altre terre (a oriente o occidente del paleartico). Ovviamente, se avete idee e contatti sono nelle vostre mani. L’ultima ipotesi è quanto mai bizzarra, ma provo comunque a proporvela. Dovete comprendere che questa esperienza mi ha traumatizzato, anche perché mentre trascorrevo le mie ore angoscianti e destabilizzanti in questo dannato Ailanto Park (ma vi pare che possa esistere un Ailanto Park su un isola mediterranea?), mi giungevano notizie del tutto inaspettate dall’isola di Lampedusa, dove un certo Marco, insieme ad una certa Marina (e ad altri Milanesi birichini) snocciolava una dietro l’altra alcune impensabili rarità, dalla Scovazza Banana al Combinotto Alberino, dal Tronfipiede al Pigliabotte Battimostro, fino addirittura all’Arrotola nel Dessert (Migliore)! Confesso, mi veniva da piangere. E lui, il Marco, nel frattempo baldanzoso flirtava con Pulotto scrivendogli “Devi cambiare compagnia!”. Ecco. Però mi sembra giusto salutare lo stesso i Milanesi e, davvero, complimentarmi con loro. Bestiacce, siete forti! Ma torniamo all’ultima ipotesi. Col passare dei giorni mi ero quasi convinto che potesse trattarsi di un pettirosso. In effetti uno di quelli presenti inseriva in una frase del suo canto un paio di note che potevano tranquillamente essere le stesse del richiamo. Così, la sera del 30 ottobre, mentre mi alzavo per allontanarmi, deciso a mettere la parola fine sulla questione, la bestia demoniaca ha richiamato di nuovo, a pochi passi da me. E mi sono trovato davanti al naso un luì. La bestia ha richiamato ancora una volta e nella luce del tramonto non sono in grado di dirvi se è stato il luì a vocalizzare o qualcosa sotto di lui all’interno del cespuglio. Preso da un raptus ho provato a scattare qualche foto. Nonostante la luce sono riuscito ad inquadrarlo. Questo sarebbe lui, anzi luì.

 

Luì piccolo?

All’apparenza, un banale LUI’ PICCOLO, con dei riflessi brunastri marcati sui fianchi e pace. Per curiosità, sono andato a cercare sulla guida le specie più simili al LUI’ PICCOLO che potessero emettere un richiamo simile, concentrandomi sui caratteri per determinarli. Ecco. Tra le opzioni improbabili ci sarebbe il LUI’ PICCOLO DELLE CANARIE, ovviamente endemico delle Canarie, che presenta i fianchi camoscio e che ha un vocalizzo variabile… Talmente variabile che ho trovato questo.

https://www.xeno-canto.org/349326

No. Non è uguale. Ma tra tutti i vocalizzi ascoltati per le più improbabili specie e nella variabilità dei vocalizzi possibili, diciamo che un pochino ci assomiglia. In sostanza, la bestia del demonio resta una bestia del demonio, sempre che qualcuno non trovi una soluzione. Ma a questo punto non mi meraviglierei se fosse arrivata dalle Canarie…

 

Luì piccolo?

Ed eccoci qui, un po’ stremati, siamo giunti alla fine. E con l’elenco degli Attori e delle Comparse che hanno partecipato a questo viaggio (P = Pantelleria, U = Ustica), il sipario cala definitivamente. A meno che l’apparenza non inganni anche stavolta, perché potrebbe semplicemente celare la luce di una nuova alba…

 

 

1. Quaglia (1 P, 2 U)

2. Mestolone (2 P)

3. Fischione (1 P)

4. Germano reale (2 U)

5. Codone (1 P)

6. Alzavola (4 P, 1 U)

7. Tuffetto (3 P)

8. Svasso maggiore (1 U)

9. Svasso piccolo (2 P)

10. Fenicottero (1 P)

11. Piccione domestico (P, U)

12. COLOMBELLA (5 P, 1 U)

13. Colombaccio (P, U)

14. Tortora dal collare (P, U)

15. TORTORA DELLE PALME (decine P)

16. Succiacapre (1 P)

17. Porciglione (2 P, 1 U)

18. Gallinella d’acqua (4-5 P)

19. Folaga (1 P)

20. Berta maggiore (P)

21. Berta minore (1-2 P)

22. Tarabusino / Nitticora? (scheletro P)

23. Airone guardabuoi (P, U)

24. Airone cenerino (P, U)

25. Airone rosso (1 P)

26. Airone bianco maggiore (1-2 P, 1- 2 U)

27. Garzetta (2 U)

28. SULA (1 U)

29. MARANGONE DAL CIUFFO (1 P, 1 U)

30. Cormorano (P, U)

31. Occhione (1 P)

32. Avocetta (1 P)

33. Piviere dorato (1 P)

34. Pavoncella (2 P, 1 U)

35. Beccaccia (1 U)

36. Beccaccino (2-3 P, 2-3 U)

37. Piro piro piccolo (P, U)

38. Pantana (1 P)

Gabbiano indet. (corallino?) (1 U)

39. Gabbiano reale (P, U)

Sterna indet. (comune?) (1 U)

40. Beccapesci (1 U)

41. Barbagianni (P, U)

42. Gufo comune (1 U)

43. GUFO DI PALUDE (1 U)

44. Falco pescatore (1 P)

45. Biancone (2 P, 1 U)

46. AQUILA MINORE (1 rossiccia P, 1 chiara U)

47. Falco di palude (P, U)

48. Albanella reale (P, U)

Albanella indet. (minore/pallida 1 P, 1 U)

49. Sparviere (P, U)

50. NIBBIO REALE (1 P)

51. Nibbio bruno (1 P)

52. Poiana (P, U)

Poiana indet. (1 P)

53. Martin pescatore (1 P, 1 U)

54. Torcicollo (1 P)

Falco sp. (grillaio/gheppio 1 P)

55. Gheppio (P, U)

Falco sp. (Regina / Lodolaio / Pellegrino) (P, U)

56. FALCO DELLA REGINA? (1 U)

57. Smeriglio (1-2 P, 1-2 U)

58. Lodolaio (1 P, 1 U)

59. Falco pellegrino (P, U)

60. GRACCHIO CORALLINO (1 U)

61. Corvo imperiale (6-7 U)

62. Cornacchia (grigia) (22 U)

63. CINCIARELLA ALGERINA (una dozzina P)

64. Tottavilla (1 U)

65. Allodola (P, U)

66. Beccamoschino (P)

Acrocefalo indet. (Cannareccione?) (1 P)

67. Balestruccio (P, 1 U)

68. Rondine (P, U)

69. Rondine montana (4 P, 7 U)

70. Topino (1 P)

71. LUI’ FORESTIERO (1 P)

72. Luì grosso (P, U)

73. Luì piccolo (P, U)

74. LUI’ DI RADDE (1 P)

Passeriforme indet. (vocalizzo indet.) (1 U)

75. Capinera (P, U)

76. Beccafico (P, U)

77. Bigiarella (1-2 P, 1-2 U)

78. Occhiocotto (P, U)

79. Sterpazzolina (P, U)

80. Sterpazzola (1 P)

81. Magnanina (P)

Passeriforme indet. (Scricciolo?) (1 U)

82. Storno (P, U)

83. STORNO NERO (1 P)

84. Tordela (P, U)

85. Tordo bottaccio (P, U)

86. Merlo (P, U)

87. Merlo dal collare (1-2 P)

88. Pigliamosche (P, U)

89. Pettirosso (P, U)

90. PIGLIAMOSCHE PETTIROSSO (1 P)

91. Codirosso spazzacamino (P, U)

92. Codirosso (P, U)

93. Passero solitario (P, U)

94. Stiaccino (1 P)

95. Saltimpalo (P, U)

96. Culbianco (P, U)

97. Regolo (U)

98. Fiorrancino (U)

99. SORDONE (1 P)

100. Passera scopaiola (P, U)

101. Passera d’Italia (delle isole siciliane) (P, U)

102. Passera mattugia (U)

103. Prispolone (P, U)

104. Pispola golarossa (P, U)

105. Pispola (P, U)

106. Spioncello (P, U)

107. Cutrettola (P, U)

108. Ballerina gialla (P, U)

109. Ballerina bianca (P, U)

110. Fringuello (P, U)

111. Peppola (1 P, 3-4 U)

112. Frosone (P, U)

113. Verdone (P, U)

114. Fanello (P, U)

115. Cardellino (P, U)

116. Verzellino (1 P, U)

117. Lucherino (P, U)

118. Strillozzo (1 P, 3 U)

119. Migliarino di palude (1 U)

120. ZIGOLO BOSCHERECCIO (1 U)