lunedì 31 agosto 2026

Resoconto Mensile Tringa - Agosto 2026

 

Il sonno della ragione genera mostri (cit. Goya 1797). Riflessione datata ma assolutamente comprensibile e condivisibile. Considerato l’attuale momento storico, sociale e culturale a questo punto dovremmo essere circondati e assediati dai mostri. Alcuni li percepiamo. Sono i più minacciosi, spaventosi, terribili, arroganti, presuntuosi, potenti. Quelli che se potessimo schioccare le dita e fare una scelta (magari almeno una mezza dozzina di scelte) faremmo immediatamente svanire nel nulla, illudendoci di poter trasformare il nostro Pianeta in un mondo più sereno e vivibile. La realtà è che non riusciamo più a percepire la mostruosità concreta che ci circonda perché anche la nostra ragione si è assopita. I mostri, ormai, siamo noi. E lo siamo da troppo tempo. Ci siamo gradualmente trasformati senza prenderne consapevolezza e ora è troppo tardi per fare un passo indietro. Ci siamo abituati troppo ai nostri privilegi, ai nostri agi, alle nostre comodità e ora combattiamo per conservarli, senza renderci conto che, nella maggior parte dei casi, sono frivolezze inconsistenti e che abbiamo perso la lucidità per comprendere quali siano davvero i valori della vita. Esauriamo le nostre energie in futili battaglie quotidiane con il solo scopo (patetico) di far prevalere la nostra personale e soggettiva opinione su quella degli altri, dissennati mostri esattamente come noi. Avessimo soltanto un briciolo di senno residuo per fermarci un istante e provare a osservarci dall’esterno, osservare le nostre azioni, domandarci per cosa stiamo combattendo davvero. Tutto questo ci strapperebbe un sorriso perché ci vedremmo per quello che siamo. Dei mostriciattoli, piccoli, infimi, miserrimi, immersi in un universo meraviglioso popolato da creature che riteniamo, a loro volta, mostri da annientare. Dovremmo provare allora a fermarci un attimo, un attimo soltanto, dimenticando le controversie che tormentano il nostro affannato cervello, respirare, respirare a fondo, e lasciar andare tutto il superfluo. Recuperare le energie per affrontare i veri mostri. I nostri mostri. Quelli che ci portiamo dentro e che non siamo in grado di accettare. Annientarli, una volta per tutte. Lasciando libero il mondo di ripopolarsi di quei mostri straordinari che un tempo, con la loro comparsa, illuminavano le nostre giornate ma che ora sopravvivono (quasi) soltanto nei nostri viaggi onirici…

 

Mostriciattolo di Gallo cedrone - Foto di Renato Pontarini

Invece le nostre giornate sono dedicate ad altri mostri e, letteralmente, vanno in fumo. Agosto ci ha portato in dono numerosi mostri infuocati, una miriadi di enormi Balrog. E noi, tutti, eravamo già stanchi (non solo Gandalf). Avremmo tanto voluto che qualche saggio stregone ci dicesse “Fuggite sciocchi!”, ma ci è toccato in sorte di affrontarli, non uno alla volta ma tutti insieme contemporaneamente. Non ci soffermeremo ulteriormente su questo argomento, ma queste poche parole vi dovranno bastare per comprendere lo spirito rassegnato che pervade questo resoconto mensile. La Stagione Calda è finita (almeno sulla carta), nonostante ci siano ancora i soliti (noti) ritardatari alle prese con incombenze domestiche e improvvisati rituali.

 

Tuffetto tiratardi - Foto di Paolo Utmar

Tuffetto tiratardi - Foto di Paolo Utmar

Tuffetto tiratardi - Foto di Flavio Consonni

Svasso maggiore - Rituali tardo estivi - Foto di Rossella Gioppo

Residenza estiva della Rondine rossiccia - Foto di Paolo Utmar

E’ iniziato il “Tutto è Dappertutto” e noi non abbiamo (quasi) avuto il tempo di rendercene conto. Proveremo a farlo ora, un tassello alla volta, cominciando da quelli colorati che sono più facili da incasellare nel complicato puzzle della migrazione.

 

Gruccione giovinastro - Foto di Flavio Consonni

50 sfumature di Ghiandaia marina - Foto di Bruno Delbianco

I gialli dell'estate - Rigogolo - Foto di Giorgio Andrea Avanzo

Si fa presto a dire Tortora selvatica - Foto di Stefano Sava

Che poi, già sulla Tortora selvatica rischiamo di trovarci in difficoltà, perché il tutto è dappertutto è assolutamente imprevedibile. In questi anni di migrazione stiracchiata e invisibile la possibilità che qualche improbabile creatura ci passi inosservata sotto il naso è opzione tutt’altro che trascurabile. Dovremmo avere il tempo di soffermarci su ogni singolo soggetto e collezionare i dettagli che raccontano il suo aspetto, la sua struttura, la sua storia, la sua voce. Non ce la possiamo fare, in nessuno di questi ambiti. Non abbiamo la preparazione, la competenza e, spesso, nemmeno gli strumenti per farlo (dannati usignoli maggiori sibilanti, prima o poi riusciremo a svelare il vostro segreto!). Accontentiamoci di analizzare le carte che abbiamo in mano e in ogni settore della nostra scacchiera affrontiamo, una alla volta, le mosse di ogni singola partita, dal livello base a quello avanzato. Partiamo delle sfere celesti, prima quella (aerea) di sopra e poi quella (acquea) di sotto, prima di addentrarci nell’intrico della vegetazione. Il cielo, dunque. Il cielo del “Tutto è Dappertutto” è un mosaico di creature alate, spesso minuscoli puntini lontani, a volte enormi sagome sopra la nostra testa. Siamo davvero in grado di dare il nome corretto a tutte loro?

 

Grifone (non di Rueppel) - Foto di Simone Scognamiglio

Alcune sono effettivamente enormi e dovrebbero essere più semplici di altre, ma meglio non distrarsi nemmeno su quelle che riteniamo semplici, non si sa mai, potremmo scoprire di aver trascurato (per mesi!?!) qualche piccolo dettaglio immortalato invece dalle telecamere … 

 

https://www.friulioggi.it/cronaca/avvistamento-eccezionale-rarissimo-grifone-riserva-naturale-lago-cornino-31-agosto-2026/

https://www.studionord.news/avvistamento-eccezionale-alla-riserva-del-lago-di-cornino/

 

Che poi, quante volte ci siamo trovati comunque perplessi di fronte a un grande rapace lontano che a seconda di come si muove e volteggia continua a cambiare nome nella nostra mente?

 

Xe un Falco pellegrino - Foto di Simone Scognamiglio

Falco pecchiaiolo versione ufficiale - Foto di Simone Scognamiglio

Falco pescatore mutante - Foto di Bruno Delbianco

A volte il manuale ci viene incontro, le immagini corrispondono a quello che osserviamo dal vivo, il disegno del sotto ala, il colore del piumaggio, la formula alare…

 

Lodolaio da manuale - Foto di Paolo Utmar

Lodolaio volante da manuale - Foto di Bruno Delbianco

Albanella minore (quasi) da manuale - Foto di Bruno Delbianco

Altre volte, nonostante il manuale, non riusciamo a individuare i dettagli che dovrebbero indirizzarci su una delle potenziali specie. Possiamo anche provare a studiare le foto (ricordando sempre che la bassa qualità sfuma i dettagli e l’apparenza di un singolo scatto può ingannare chiunque), ma in alcuni casi ci troveremo lo stesso in difficoltà. Avete presente l’eterno dilemma “Sparviere vs Astore”?

 

Sparviere vs Astore (vs Rondine) - Foto di Simone scognamiglio

E poi ci sono i casi in cui puoi anche mettere insieme tutti i dettagli che i vari manuali ti forniscono, ma ci sarà ancora qualcosa che ti lascerà perplesso. Le Albanelle, per esempio. Se è vero che i maschi potremmo darli (quasi sempre, ma non sempre) per buoni e che le femmine sarebbe (quasi) meglio dimenticarsi che esistano, sui giovani nati quest’anno un piccolo sforzo possiamo anche farlo. Contiamo le dita, intanto. Poi controlliamo il disegno della testa e del collo (collarino, boa, maschera facciale, contorno occhio). Passiamo al disegno e alla struttura dell’ala (al sotto ala, alla densità di colore scuro su primarie e secondarie, alla formula alare) [con un grazie ad Andrea Corso che ci ricorda sempre gli elementi da approfondire]. Diciamo che dovremmo riuscire a cavarcela. Sì? Proviamoci. Collarino accennato (ma comunque visibile). Boa accennato (presente ma non marcato). Bianco intorno all’occhio abbastanza rilevante, ma interrotto da linea scura tipo sopracciglio dietro l’occhio. Chiazza scura su auricolari che si spinge sotto l’occhio. Secondarie molto scure e punta delle primarie altrettanto scure. P10 più corta di P6, ma di tanto o di poco? Ecco un elenco di dettagli che dovrebbero aiutarci a dare un nome preciso al soggetto nelle foto. Alcuni di loro gridano “Albanella minore!”. Altri solo accennano sottovoce “Albanella minore…”. Altri infine ipotizzano “E se fosse…?”. Tutto questo solo per essere ancora una volta consapevoli di quanti minuscoli dettagli dobbiamo prendere in considerazione prima di rassegnarci alla conclusione che ancora non abbiamo imparato nulla.

 

Albanella "minore" giovane - Foto di Simone Scognamiglio

Albanella "minore" giovane - Foto di Simone Scognamiglio

Albanella "minore" giovane - Foto di Simone Scognamiglio

E via, si ricomincia. Sempre dal cielo, ma puntando verso le zone umide marine e terrestri. Anche qui di esempi facili ne abbiamo qualcuno.

Sula (con anello croato) in versione "Titanic" - Foto di Silvano Candotto


Fenicotteri - Livello facile - Foto di Matteo De Luca

Cicogne bianche - Livello facile - Foto di Giorgio Andrea Avanzo

Su altri possiamo già cominciare a porci qualche domanda, soprattutto quando le distanze di osservazione cominciano ad essere elevate.

 

Sono tutti cormorani? - Foto di Giorgio Andrea Avanzo

Marangone dal ciuffo o dal tuffo? - Foto di Matteo De Luca

Marangone dal ciuffo senza ciuffo? - Foto di Ivano Candon

Airone cenerino con quale pesce? - Foto di Angelo Formentin

E poi ci sono quelle creature che puntualmente si trasformano in camaleonti. Le Nitticore diventano Tarabusi, le Sgarze ciuffetto si confondono con Tarabusini e Aironi guardabuoi… e avanti così.

 

Nitticora vs Tarabuso - Foto di Simone Scognamiglio

Sgarza ciuffetto vs Airone guardabuoi - Foto di Simone Scognamiglio

Sgarza ciuffetto vs Tarabusino - Foto di Bruno Delbianco

Sgarza ciuffetto vs Ardeide esotico - Foto di Paolo Utmar

Più le dimensioni si riducono, più le problematiche aumentano. Più la stagione avanza, più il piumaggio si trasforma e si rende (quasi sempre) ambiguo.

 

Sterna maggiore - Livello facile - Foto di Ivano Candon

Sterna maggiore vs Chiurlo guardati le spalle - Foto di Giorgio Andrea Avanzo

Gabbianello - Livello gradualmente difficile - Foto di Simone Scognamiglio

Mignattini alibianche - Livello variabile - Foto di Angelo Formentin

Verrà presto il momento in cui ci affideremo alla speranza che tutte le creature ambigue siano partite per non metterci in difficoltà e ci convinceremo che tutto ciò che resta è solo è soltanto … Beccapesci.

 

Beccapesci, solo beccapesci - Foto di Simone Scognamiglio

Beccapesci, dove l'hanno piazzata? - Foto di Matteo De Luca

Beccapesci, non solo beccapesci - Foto di Matteo De Luca

Poi sarà divertente concentrarsi sui limicoli. Già sono ambigui normalmente, ma quando la Stagione Fredda trasformerà i colori del loro piumaggio in sfumature vaghe di autunno e cenere, ci prenderemo la libertà di fantasticare su cosa vorremmo che fossero piuttosto che su ciò che realmente sono.

 

Ultimi voli del Cavaliere d'Italia - Foto di Simone Scognamiglio

Ben tornato Beccaccino - Foto di Simone Scognamiglio

Pantana gambe in spalla - Foto di Ivano Candon

Pittima minore pronta per l'inverno - Foto di Bruno Delbianco

Piro piro piccolo (mai che sia macchiato) - Foto di Stefano Sava

Piro piro boschereccio versione verdastra - Foto di Bruno Delbianco

Piro piro boschereccio versione nitida - Foto di Paolo Zonta

Ci sarebbe comunque piaciuto raccontarvi la storia degli insoliti limicoli agostani che puntualmente transitano nella nostra fantasia, ma salvo un Piviere tortolino in volo su Tomaso (Bisol) e Niccolò (Fagotto) sperduti in mezzo ai magredi pordenonesi e un paio di Gambecchi frullini in balia della marea tra le casse di colmata di Marano Lagunare non abbiamo sfortunatamente molto altro da raccontarvi. Se vi accontentate dei rallidi ve ne offriamo qualcuno in omaggio, prima di addentrarci nell’intrico della vegetazione…

 

Voltolino esibizionista - Foto di Angelo Formentin

Mix di rallidi & intruso - Foto di Simone Scognamiglio

Schiribille a destra e a manca - Foto di Paolo Zonta

Ed eccoci infine giunti dove il “Tutto è Dappertutto” si trasforma (quasi sempre) in dramma. Nulla va dato per scontato. Quando la stagione riproduttiva è agli sgoccioli, i nostri paladini indossano piumaggi sbarazzini e improbabili e contemporaneamente decidono di ampliare il loro repertorio sonoro includendo vocalizzi ambigui e disorientanti. E non serve chiamare in causa immediatamente i passeriformi, ci sono già i picchi a metterci in difficoltà. Il Torcicollo si trasforma in Lodolaio, il Picchio cenerino abbandona il suo lamentoso richiamo per dedicarsi a improvvisati e subdoli schiocchi, il Picchio nero imita il Picchio verde che imita il Picchio cenerino, il Picchio rosso mezzano ridacchia in modo rapacesco alle nostre spalle e procede inesorabile nella sua avanzata verso ovest – nord ovest, conquistando addirittura (anche lui!) la Carnia, prima appostandosi tra Cavazzo Carnico, Verzegnis e Tolmezzo, poi intrufolandosi nelle vallate più interne di Lauco.

 

Torcicollo di canneto - Foto di Rossella Gioppo

Picchio cenerino mimetico - Foto di Luciano Silei

Picchio nero di slancio - Foto di Paolo Zonta

Picchio rosso mezzano carnico - Foto di Fabrizio Florit

Vi sarete accorti che stiamo solo tentando inutilmente di rimandare l’inevitabile. Il capitolo più straziante, a tutti i livelli. Quello dei passeriformi. Straziante perché il “Tutto è Dappertutto” della Migrazione ci costringe anno dopo anno a prendere atto del fatto che i passeriformi ormai sono agli sgoccioli, decimati (ma sarebbe meglio dire, se esistessero questi termini, centesimati, millesimati, decimillesimati, centimillesimati, milionati?) dalle innumerevoli variabili umane, climatiche, esoteriche (vai tu a saperlo) che non abbiamo modo e tempo di approfondire qui. Straziante perché quei pochi soggetti residui compaiono e scompaiono in un istante senza concederci il tempo di approfondire la loro conoscenza. Straziante perché nove volte su dieci (non dico novanta su cento, perché non si arriva mai a cento, tocca accontentarsi di dieci) l’unico modo per percepire la loro presenza è quello, quando va bene, di intercettare un vocalizzo (nuovo best seller horror “Quelle dannate cose che fanno check in mezzo ai cespugli”). Quando va male tocca accontentarsi del rumore delle mandibole del becco che si chiudono nel tentativo di afferrare qualche minuscolo invisibile insetto. Straziante perché con i passeriformi in questo periodo dell’anno non esiste (sostanzialmente) il “livello base” ma solo i livelli “intermedio avanzato”, “avanzato missile”, “supereroe galattico”, “interplanetario ufo”. Volete degli esempi? Nessun problema, possiamo scegliere specie a caso. Anche di quelle apparentemente “plateali”. Vi va bene il Pettazzurro. Inconfondibile! Ah sì? Ne avete mai riconosciuto uno di spalle in mezzo al fitto della vegetazione? Avete mai provato a riconoscere il suo richiamo frammisto a quello degli altri acrocefali invisibili del canneto? Ok, so che ci avete provato e pensate (probabilmente) di esserci riusciti, non voglio disilludervi, mi limiterò a insinuarvi qualche dubbio… Poi, chiaramente, se vi si para davanti alzando l’aluccia e dicendo “Sono qui!” allora è tutto più facile (ma quante volte capita?).

 

Pettazzurro presente! - Foto di Rossella Gioppo

Pettazzurro sculetto - Foto di Rossella Gioppo

Che poi, con i migratori esibizionisti che hanno la tendenza a mettersi in mostra e restare esposti allo scoperto più a lungo degli altri possiamo concederci il tempo di approfondire i dettagli. Ma questo tempo è sempre sufficiente? Voglio dire, un Pigliamosche quasi sempre ci permette di riconoscerlo come Pigliamosche, ma saremmo in grado di individuare i caratteri del Pigliamosche tirrenico?

 

Pigliamosche e basta - Foto di Giorgio Andrea Avanzo

Dal Pigliamosche alla Balia nera il salto è facile, come quello da un posatoio all’altro. Ma l’universo delle balie è estremamente complesso. So che forse molti di voi la pensano diversamente, ma tra agosto e settembre sbilanciarsi a determinare le balie sulla base di singoli caratteri riportati dalle guide potrebbe essere alquanto fuorviante.

 

Balia nera (...) - Foto di Simone Scognamiglio

Balia nera (...) - Foto di Bruno Delbianco

Tra gli esibizionisti scenici ci sono anche Culbianchi e Stiaccini. Ora, quante volte abbiamo scambiato un Saltimpalo con un accenno di sopracciglio per uno Stiaccino? Quante volte non abbiamo pensato che esistono anche alternative esotiche a queste due specie e non le abbiamo nemmeno prese in considerazione? Quante volte abbiamo osservato un Culbianco tarda estate e ci siamo domandati se, con quell’imbarazzante piumaggio, fosse davvero un Culbianco piuttosto che un dannato Oenanthe sp. di qualche altra dimensione?

 

Stiaccino di spalle - Foto di Simone Scognamiglio

Stiaccino di fronte - Foto di Stefano Sava

Culbianco, modestamente - Foto di Bruno Delbianco

Al confine tra esibizionista e imboscato possiamo inserire tranquillamente le Averle. E qui, di nuovo, si potrebbe aprire una parentesi indeterministica tra specie che non sono specie, sottospecie con caratteri interscambiabili, creature chimeriche con nomi ingannevoli. Tutto questo per i livelli “missile, galattico, interplanetario…”. Noi già ci troviamo in difficoltà a capire cosa stiamo guardando e a confrontarlo con le immagini sulle guide. Nei casi più fortunati ci scontreremo con degli adulti in piumaggio dimesso, meglio se di Averla capirossa, tanto per non prendere abbagli (ok, direte voi, ma la sottospecie?).

 

Averla capirossa generalista - Foto di Paolo Utmar

Averla capirossa generalista - Foto di Bruno Delbianco

Averla capirossa generalista - Foto di Simone Scognamiglio

Nei casi meno fortunati ci convinceremo che tutto ciò che stiamo guardando è solo è soltanto una Averla piccola, qualunque sia il suo piumaggio. Ma prima di farlo ci saremo illusi di aver trovato chissà quale rarità, per poi accettare serenamente che tanto non saremmo in grado di riconoscerla.

 

Averla piccola squinternata - Foto di Simone Scognamiglio

Averla piccola squinternata - Foto di Giorgio Andrea Avanzo

Averla piccola squinternata - Foto di Angelo Formentin

Averla piccola squinternata - Foto di Stefano Sava

E poi ci tocca entrare nei cespugli, non abbiamo alternativa. E qui verremo sommersi dai dubbi. Degli Usignoli “ambigui” di fine agosto abbiamo già parlato fin troppo. Dobbiamo trovare un modo per correlare i suoni registrati alla creatura che li emette, in modo da realizzare almeno una banca dati statistica. Nel frattempo continueremo a tormentarci, invano, o sceglieremo semplicemente di far finta di non sentirli. Un po’ come quando decidiamo che tutti i luì con una tinta di giallino addosso devono per forza essere verdi, perché sono gli unici che ci danno qualche soddisfazione. E gli altri che migrino dove più loro aggrada.

 

Luì verde, unica soddisfazione - Foto di Bruno Delbianco

Ci resta comunque un’ampia gamma di opportunità per confrontarci con la nostra inadeguatezza migratoria. Ci sono i silvidi, per esempio. E state tranquilli che molti di loro sono abilissimi nel fare “check” in mezzo ai cespugli. Alcuni si faranno vedere, altri molto molto molto meno. Quelli che si faranno vedere li chiameremo Bigiarelle, Sterpazzole, Beccafichi. E tutti gli altri? Tutti gli altri quali? Naa, non esistono, sono solo sciocchezze!

 

Bigiarella - Foto di Ivano Candon

Bigiarella - Foto di Rossella Gioppo

Sterpazzola - Foto di Rossella Gioppo

Beccafico - Foto di Rossella Gioppo

Beccafichi - Foto di Angelo Formentin

Poi ci sono acrocefali e canapini. O meglio, ci sono delle cose vaghe che dovrebbero essere acrocefali e canapini, ma che tendono a stare infrattati nella vegetazione, hanno la dannata abitudine di fare “check” e il disarmante conformismo di assomigliarsi tra loro. Alcuni hanno piumaggi un pochino più caratteristici di altri, tipo il Forapaglie. Se non fosse che ogni volta che compare un giovinastro di Forapaglie con una stria più marcata sulla testa ci mettiamo a fantasticare sul Pagliarolo.

 

Forapaglie - Foto di Rossella Gioppo

Forapaglie - Foto di Bruno Delbianco

Altri almeno per dimensioni dovrebbero semplificarci la vita, ma avete mai visto un Cannareccione che si insinua in un intrico di rovi? Vi apparirà come un pesce fuor d’acqua. Sempre che sia (andando per esclusione) davvero un Cannareccione.

 

Il giallo del Cannareccione giallo - Foto di Angelo Formentin

Sui canapini c’è poco da dire. Senza dettagli specifici (proiezione alare inclusa) in molti casi è meglio non sbilanciarsi proprio.

 

Canapino maggiore (...) - Foto di Angelo Formentin

Canapino (...) ? - Foto di Rossella Gioppo

E delle cannaiole vogliamo proprio parlare? No, delle cannaiole no. Basta. Salvo diverse indicazioni vocali esplicite da parte loro dovremmo risolvere una funzione quantistica multidimensionale per riuscire ad ipotizzare un nome con un approssimazione al decimo percentile. Potrebbe essere più facile dare il nome a un ortottero o a un celenterato…

 

E io chi sono? - Foto di Stefano Sava

Mostri degli abissi - Foto di Stefano Sava

Ci accontenteremo di fare sprovvedute illazioni basandosi sulla “sensazione” di ciò che ci troviamo di fronte. Cannaiola sp. (utaci su!) [“Almost all features / all field marks overlap between marsh and reed warblers” cit.]

 

Cannaiola (a suo modo verdognola) - Foto di Giorgio Andrea Avanzo

Cannaiola (a suo modo comune) - Foto di Simone Scognamiglio

Cannaiola (a suo modo sp.) - Foto di Rossella Gioppo

E intanto che ci perdiamo dietro le cannaiole, la migrazione procede. Il cielo si riempie di rondini… Riempie? Davvero? Una ogni tanto, se ci va bene qualche decina. E poi non sono nemmeno rondini.

 

Topino solo soletto - Foto di Matteo De Luca

Topini a decinaia - Foto di Matteo De Luca

Balestrucci vs Rondini rossicce - Foto di Paolo Utmar

Settembre è già sull’uscio a rimirare gli stormi di uccelli neri pronti a girare con lo spiedo scoppiettante sui ceppi accesi…

 

Moriglione & Co. - Pronti per settembre? - Foto di Paolo Zonta

Marzaiole in fuga da settembre - Foto di Paolo Zonta

Se poi ci venisse voglia di insaporire lo spiedo potremmo concederci il lusso di divagare (anche con qualche colpo di scena finale…)

 

Cervo (non a primavera) - Foto di Matteo De Luca

Capriolo spavaldo - Foto di Matteo De Luca

Cinghiale acquatico - Foto di Matteo De Luca

Cinghiali in ordine di altezza - Foto di Paolo Utmar

La Volpe del Piccolo Principe (sigh!)

Anvedi la Lontra!!! - Foto di Matteo De Luca

E poi niente, agosto è finito...




... e tornerà settembre, in silenzio stavolta più che mai. E noi respireremo, ancora, per ogni istante donato. E sorrideremo, comunque, perché anche i mostri, nel loro piccolo, sorridono.




 


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