Il
sonno della ragione genera mostri (cit. Goya 1797). Riflessione datata ma
assolutamente comprensibile e condivisibile. Considerato l’attuale momento
storico, sociale e culturale a questo punto dovremmo essere circondati e assediati
dai mostri. Alcuni li percepiamo. Sono i più minacciosi, spaventosi, terribili,
arroganti, presuntuosi, potenti. Quelli che se potessimo schioccare le dita e
fare una scelta (magari almeno una mezza dozzina di scelte) faremmo
immediatamente svanire nel nulla, illudendoci di poter trasformare il nostro
Pianeta in un mondo più sereno e vivibile. La realtà è che non riusciamo più a
percepire la mostruosità concreta che ci circonda perché anche la nostra
ragione si è assopita. I mostri, ormai, siamo noi. E lo siamo da troppo tempo.
Ci siamo gradualmente trasformati senza prenderne consapevolezza e ora è troppo
tardi per fare un passo indietro. Ci siamo abituati troppo ai nostri privilegi,
ai nostri agi, alle nostre comodità e ora combattiamo per conservarli, senza
renderci conto che, nella maggior parte dei casi, sono frivolezze inconsistenti
e che abbiamo perso la lucidità per comprendere quali siano davvero i valori
della vita. Esauriamo le nostre energie in futili battaglie quotidiane con il
solo scopo (patetico) di far prevalere la nostra personale e soggettiva opinione
su quella degli altri, dissennati mostri esattamente come noi. Avessimo
soltanto un briciolo di senno residuo per fermarci un istante e provare a
osservarci dall’esterno, osservare le nostre azioni, domandarci per cosa stiamo
combattendo davvero. Tutto questo ci strapperebbe un sorriso perché ci vedremmo
per quello che siamo. Dei mostriciattoli, piccoli, infimi, miserrimi, immersi
in un universo meraviglioso popolato da creature che riteniamo, a loro volta,
mostri da annientare. Dovremmo provare allora a fermarci un attimo, un attimo
soltanto, dimenticando le controversie che tormentano il nostro affannato
cervello, respirare, respirare a fondo, e lasciar andare tutto il superfluo.
Recuperare le energie per affrontare i veri mostri. I nostri mostri. Quelli che
ci portiamo dentro e che non siamo in grado di accettare. Annientarli, una
volta per tutte. Lasciando libero il mondo di ripopolarsi di quei mostri straordinari
che un tempo, con la loro comparsa, illuminavano le nostre giornate ma che ora
sopravvivono (quasi) soltanto nei nostri viaggi onirici…

Mostriciattolo di Gallo cedrone - Foto di Renato Pontarini
Invece
le nostre giornate sono dedicate ad altri mostri e, letteralmente, vanno in
fumo. Agosto ci ha portato in dono numerosi mostri infuocati, una miriadi di
enormi Balrog. E noi, tutti, eravamo già stanchi (non solo Gandalf). Avremmo tanto
voluto che qualche saggio stregone ci dicesse “Fuggite sciocchi!”, ma ci è
toccato in sorte di affrontarli, non uno alla volta ma tutti insieme
contemporaneamente. Non ci soffermeremo ulteriormente su questo argomento, ma
queste poche parole vi dovranno bastare per comprendere lo spirito rassegnato
che pervade questo resoconto mensile. La Stagione Calda è finita (almeno sulla
carta), nonostante ci siano ancora i soliti (noti) ritardatari alle prese con
incombenze domestiche e improvvisati rituali.
Tuffetto tiratardi - Foto di Paolo Utmar Tuffetto tiratardi - Foto di Paolo Utmar 
Tuffetto tiratardi - Foto di Flavio Consonni 
Svasso maggiore - Rituali tardo estivi - Foto di Rossella Gioppo Residenza estiva della Rondine rossiccia - Foto di Paolo Utmar
E’
iniziato il “Tutto è Dappertutto” e noi non abbiamo (quasi) avuto il tempo di
rendercene conto. Proveremo a farlo ora, un tassello alla volta, cominciando da
quelli colorati che sono più facili da incasellare nel complicato puzzle della
migrazione.

Gruccione giovinastro - Foto di Flavio Consonni 
50 sfumature di Ghiandaia marina - Foto di Bruno Delbianco I gialli dell'estate - Rigogolo - Foto di Giorgio Andrea Avanzo 
Si fa presto a dire Tortora selvatica - Foto di Stefano Sava
Che
poi, già sulla Tortora selvatica rischiamo di trovarci in difficoltà, perché il
tutto è dappertutto è assolutamente imprevedibile. In questi anni di migrazione
stiracchiata e invisibile la possibilità che qualche improbabile creatura ci
passi inosservata sotto il naso è opzione tutt’altro che trascurabile. Dovremmo
avere il tempo di soffermarci su ogni singolo soggetto e collezionare i
dettagli che raccontano il suo aspetto, la sua struttura, la sua storia, la sua
voce. Non ce la possiamo fare, in nessuno di questi ambiti. Non abbiamo la
preparazione, la competenza e, spesso, nemmeno gli strumenti per farlo (dannati
usignoli maggiori sibilanti, prima o poi riusciremo a svelare il vostro
segreto!). Accontentiamoci di analizzare le carte che abbiamo in mano e in ogni
settore della nostra scacchiera affrontiamo, una alla volta, le mosse di ogni
singola partita, dal livello base a quello avanzato. Partiamo delle sfere
celesti, prima quella (aerea) di sopra e poi quella (acquea) di sotto, prima di
addentrarci nell’intrico della vegetazione. Il cielo, dunque. Il cielo del “Tutto
è Dappertutto” è un mosaico di creature alate, spesso minuscoli puntini
lontani, a volte enormi sagome sopra la nostra testa. Siamo davvero in grado di
dare il nome corretto a tutte loro?

Grifone (non di Rueppel) - Foto di Simone Scognamiglio
Alcune
sono effettivamente enormi e dovrebbero essere più semplici di altre, ma meglio
non distrarsi nemmeno su quelle che riteniamo semplici, non si sa mai, potremmo
scoprire di aver trascurato (per mesi!?!) qualche piccolo dettaglio immortalato
invece dalle telecamere …
https://www.studionord.news/avvistamento-eccezionale-alla-riserva-del-lago-di-cornino/
Che
poi, quante volte ci siamo trovati comunque perplessi di fronte a un grande
rapace lontano che a seconda di come si muove e volteggia continua a cambiare
nome nella nostra mente?

Xe un Falco pellegrino - Foto di Simone Scognamiglio 
Falco pecchiaiolo versione ufficiale - Foto di Simone Scognamiglio 
Falco pescatore mutante - Foto di Bruno Delbianco
A
volte il manuale ci viene incontro, le immagini corrispondono a quello che
osserviamo dal vivo, il disegno del sotto ala, il colore del piumaggio, la
formula alare…
Lodolaio da manuale - Foto di Paolo Utmar 
Lodolaio volante da manuale - Foto di Bruno Delbianco 
Albanella minore (quasi) da manuale - Foto di Bruno Delbianco
Altre
volte, nonostante il manuale, non riusciamo a individuare i dettagli che
dovrebbero indirizzarci su una delle potenziali specie. Possiamo anche provare
a studiare le foto (ricordando sempre che la bassa qualità sfuma i dettagli e l’apparenza
di un singolo scatto può ingannare chiunque), ma in alcuni casi ci troveremo lo
stesso in difficoltà. Avete presente l’eterno dilemma “Sparviere vs Astore”?

Sparviere vs Astore (vs Rondine) - Foto di Simone scognamiglio
E
poi ci sono i casi in cui puoi anche mettere insieme tutti i dettagli che i
vari manuali ti forniscono, ma ci sarà ancora qualcosa che ti lascerà perplesso.
Le Albanelle, per esempio. Se è vero che i maschi potremmo darli (quasi sempre,
ma non sempre) per buoni e che le femmine sarebbe (quasi) meglio dimenticarsi
che esistano, sui giovani nati quest’anno un piccolo sforzo possiamo anche
farlo. Contiamo le dita, intanto. Poi controlliamo il disegno della testa e del
collo (collarino, boa, maschera facciale, contorno occhio). Passiamo al disegno
e alla struttura dell’ala (al sotto ala, alla densità di colore scuro su
primarie e secondarie, alla formula alare) [con un grazie ad Andrea Corso che
ci ricorda sempre gli elementi da approfondire]. Diciamo che dovremmo riuscire
a cavarcela. Sì? Proviamoci. Collarino accennato (ma comunque visibile). Boa
accennato (presente ma non marcato). Bianco intorno all’occhio abbastanza
rilevante, ma interrotto da linea scura tipo sopracciglio dietro l’occhio.
Chiazza scura su auricolari che si spinge sotto l’occhio. Secondarie molto
scure e punta delle primarie altrettanto scure. P10 più corta di P6, ma di
tanto o di poco? Ecco un elenco di dettagli che dovrebbero aiutarci a dare un
nome preciso al soggetto nelle foto. Alcuni di loro gridano “Albanella minore!”.
Altri solo accennano sottovoce “Albanella minore…”. Altri infine ipotizzano “E
se fosse…?”. Tutto questo solo per essere ancora una volta consapevoli di
quanti minuscoli dettagli dobbiamo prendere in considerazione prima di
rassegnarci alla conclusione che ancora non abbiamo imparato nulla.

Albanella "minore" giovane - Foto di Simone Scognamiglio 
Albanella "minore" giovane - Foto di Simone Scognamiglio 
Albanella "minore" giovane - Foto di Simone Scognamiglio
E via, si ricomincia. Sempre dal cielo, ma puntando verso le zone umide marine e terrestri. Anche qui di esempi facili ne abbiamo qualcuno.
Sula (con anello croato) in versione "Titanic" - Foto di Silvano Candotto
Fenicotteri - Livello facile - Foto di Matteo De Luca Cicogne bianche - Livello facile - Foto di Giorgio Andrea Avanzo
Su
altri possiamo già cominciare a porci qualche domanda, soprattutto quando le
distanze di osservazione cominciano ad essere elevate.
Sono tutti cormorani? - Foto di Giorgio Andrea Avanzo Marangone dal ciuffo o dal tuffo? - Foto di Matteo De Luca 
Marangone dal ciuffo senza ciuffo? - Foto di Ivano Candon Airone cenerino con quale pesce? - Foto di Angelo Formentin
E
poi ci sono quelle creature che puntualmente si trasformano in camaleonti. Le Nitticore
diventano Tarabusi, le Sgarze ciuffetto si confondono con Tarabusini e Aironi
guardabuoi… e avanti così.

Nitticora vs Tarabuso - Foto di Simone Scognamiglio 
Sgarza ciuffetto vs Airone guardabuoi - Foto di Simone Scognamiglio 
Sgarza ciuffetto vs Tarabusino - Foto di Bruno Delbianco Sgarza ciuffetto vs Ardeide esotico - Foto di Paolo Utmar
Più
le dimensioni si riducono, più le problematiche aumentano. Più la stagione
avanza, più il piumaggio si trasforma e si rende (quasi sempre) ambiguo.

Sterna maggiore - Livello facile - Foto di Ivano Candon Sterna maggiore vs Chiurlo guardati le spalle - Foto di Giorgio Andrea Avanzo 
Gabbianello - Livello gradualmente difficile - Foto di Simone Scognamiglio Mignattini alibianche - Livello variabile - Foto di Angelo Formentin
Verrà
presto il momento in cui ci affideremo alla speranza che tutte le creature
ambigue siano partite per non metterci in difficoltà e ci convinceremo che
tutto ciò che resta è solo è soltanto … Beccapesci.

Beccapesci, solo beccapesci - Foto di Simone Scognamiglio Beccapesci, dove l'hanno piazzata? - Foto di Matteo De Luca Beccapesci, non solo beccapesci - Foto di Matteo De Luca
Poi
sarà divertente concentrarsi sui limicoli. Già sono ambigui normalmente, ma quando
la Stagione Fredda trasformerà i colori del loro piumaggio in sfumature vaghe
di autunno e cenere, ci prenderemo la libertà di fantasticare su cosa vorremmo
che fossero piuttosto che su ciò che realmente sono.

Ultimi voli del Cavaliere d'Italia - Foto di Simone Scognamiglio 
Ben tornato Beccaccino - Foto di Simone Scognamiglio 
Pantana gambe in spalla - Foto di Ivano Candon 
Pittima minore pronta per l'inverno - Foto di Bruno Delbianco 
Piro piro piccolo (mai che sia macchiato) - Foto di Stefano Sava
![]() |
| Piro piro boschereccio versione verdastra - Foto di Bruno Delbianco |
| Piro piro boschereccio versione nitida - Foto di Paolo Zonta |
Ci
sarebbe comunque piaciuto raccontarvi la storia degli insoliti limicoli
agostani che puntualmente transitano nella nostra fantasia, ma salvo un Piviere
tortolino in volo su Tomaso (Bisol) e Niccolò (Fagotto) sperduti in mezzo ai
magredi pordenonesi e un paio di Gambecchi frullini in balia della marea tra le
casse di colmata di Marano Lagunare non abbiamo sfortunatamente molto altro da
raccontarvi. Se vi accontentate dei rallidi ve ne offriamo qualcuno in omaggio,
prima di addentrarci nell’intrico della vegetazione…
Voltolino esibizionista - Foto di Angelo Formentin 
Mix di rallidi & intruso - Foto di Simone Scognamiglio Schiribille a destra e a manca - Foto di Paolo Zonta
Ed
eccoci infine giunti dove il “Tutto è Dappertutto” si trasforma (quasi sempre)
in dramma. Nulla va dato per scontato. Quando la stagione riproduttiva è agli
sgoccioli, i nostri paladini indossano piumaggi sbarazzini e improbabili e
contemporaneamente decidono di ampliare il loro repertorio sonoro includendo
vocalizzi ambigui e disorientanti. E non serve chiamare in causa immediatamente
i passeriformi, ci sono già i picchi a metterci in difficoltà. Il Torcicollo si
trasforma in Lodolaio, il Picchio cenerino abbandona il suo lamentoso richiamo
per dedicarsi a improvvisati e subdoli schiocchi, il Picchio nero imita il
Picchio verde che imita il Picchio cenerino, il Picchio rosso mezzano ridacchia
in modo rapacesco alle nostre spalle e procede inesorabile nella sua avanzata
verso ovest – nord ovest, conquistando addirittura (anche lui!) la Carnia,
prima appostandosi tra Cavazzo Carnico, Verzegnis e Tolmezzo, poi
intrufolandosi nelle vallate più interne di Lauco.

Torcicollo di canneto - Foto di Rossella Gioppo 
Picchio cenerino mimetico - Foto di Luciano Silei Picchio nero di slancio - Foto di Paolo Zonta 
Picchio rosso mezzano carnico - Foto di Fabrizio Florit
Vi
sarete accorti che stiamo solo tentando inutilmente di rimandare l’inevitabile.
Il capitolo più straziante, a tutti i livelli. Quello dei passeriformi.
Straziante perché il “Tutto è Dappertutto” della Migrazione ci costringe anno
dopo anno a prendere atto del fatto che i passeriformi ormai sono agli
sgoccioli, decimati (ma sarebbe meglio dire, se esistessero questi termini,
centesimati, millesimati, decimillesimati, centimillesimati, milionati?) dalle
innumerevoli variabili umane, climatiche, esoteriche (vai tu a saperlo) che non
abbiamo modo e tempo di approfondire qui. Straziante perché quei pochi soggetti
residui compaiono e scompaiono in un istante senza concederci il tempo di
approfondire la loro conoscenza. Straziante perché nove volte su dieci (non
dico novanta su cento, perché non si arriva mai a cento, tocca accontentarsi di
dieci) l’unico modo per percepire la loro presenza è quello, quando va bene, di
intercettare un vocalizzo (nuovo best seller horror “Quelle dannate cose che
fanno check in mezzo ai cespugli”). Quando va male tocca accontentarsi del
rumore delle mandibole del becco che si chiudono nel tentativo di afferrare
qualche minuscolo invisibile insetto. Straziante perché con i passeriformi in
questo periodo dell’anno non esiste (sostanzialmente) il “livello base” ma solo
i livelli “intermedio avanzato”, “avanzato missile”, “supereroe galattico”, “interplanetario
ufo”. Volete degli esempi? Nessun problema, possiamo scegliere specie a caso.
Anche di quelle apparentemente “plateali”. Vi va bene il Pettazzurro.
Inconfondibile! Ah sì? Ne avete mai riconosciuto uno di spalle in mezzo al
fitto della vegetazione? Avete mai provato a riconoscere il suo richiamo
frammisto a quello degli altri acrocefali invisibili del canneto? Ok, so che ci
avete provato e pensate (probabilmente) di esserci riusciti, non voglio
disilludervi, mi limiterò a insinuarvi qualche dubbio… Poi, chiaramente, se vi
si para davanti alzando l’aluccia e dicendo “Sono qui!” allora è tutto più
facile (ma quante volte capita?).

Pettazzurro presente! - Foto di Rossella Gioppo 
Pettazzurro sculetto - Foto di Rossella Gioppo
Che
poi, con i migratori esibizionisti che hanno la tendenza a mettersi in mostra e
restare esposti allo scoperto più a lungo degli altri possiamo concederci il
tempo di approfondire i dettagli. Ma questo tempo è sempre sufficiente? Voglio
dire, un Pigliamosche quasi sempre ci permette di riconoscerlo come
Pigliamosche, ma saremmo in grado di individuare i caratteri del Pigliamosche
tirrenico?
Pigliamosche e basta - Foto di Giorgio Andrea Avanzo
Dal
Pigliamosche alla Balia nera il salto è facile, come quello da un posatoio all’altro.
Ma l’universo delle balie è estremamente complesso. So che forse molti di voi
la pensano diversamente, ma tra agosto e settembre sbilanciarsi a determinare
le balie sulla base di singoli caratteri riportati dalle guide potrebbe essere
alquanto fuorviante.

Balia nera (...) - Foto di Simone Scognamiglio
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| Balia nera (...) - Foto di Bruno Delbianco |
Tra
gli esibizionisti scenici ci sono anche Culbianchi e Stiaccini. Ora, quante
volte abbiamo scambiato un Saltimpalo con un accenno di sopracciglio per uno
Stiaccino? Quante volte non abbiamo pensato che esistono anche alternative
esotiche a queste due specie e non le abbiamo nemmeno prese in considerazione?
Quante volte abbiamo osservato un Culbianco tarda estate e ci siamo domandati
se, con quell’imbarazzante piumaggio, fosse davvero un Culbianco piuttosto che
un dannato Oenanthe sp. di qualche altra dimensione?

Stiaccino di spalle - Foto di Simone Scognamiglio 
Stiaccino di fronte - Foto di Stefano Sava 
Culbianco, modestamente - Foto di Bruno Delbianco
Al
confine tra esibizionista e imboscato possiamo inserire tranquillamente le
Averle. E qui, di nuovo, si potrebbe aprire una parentesi indeterministica tra
specie che non sono specie, sottospecie con caratteri interscambiabili,
creature chimeriche con nomi ingannevoli. Tutto questo per i livelli “missile,
galattico, interplanetario…”. Noi già ci troviamo in difficoltà a capire cosa
stiamo guardando e a confrontarlo con le immagini sulle guide. Nei casi più
fortunati ci scontreremo con degli adulti in piumaggio dimesso, meglio se di
Averla capirossa, tanto per non prendere abbagli (ok, direte voi, ma la
sottospecie?).
Averla capirossa generalista - Foto di Paolo Utmar 
Averla capirossa generalista - Foto di Bruno Delbianco 
Averla capirossa generalista - Foto di Simone Scognamiglio
Nei
casi meno fortunati ci convinceremo che tutto ciò che stiamo guardando è solo è
soltanto una Averla piccola, qualunque sia il suo piumaggio. Ma prima di farlo
ci saremo illusi di aver trovato chissà quale rarità, per poi accettare
serenamente che tanto non saremmo in grado di riconoscerla.

Averla piccola squinternata - Foto di Simone Scognamiglio Averla piccola squinternata - Foto di Giorgio Andrea Avanzo Averla piccola squinternata - Foto di Angelo Formentin 
Averla piccola squinternata - Foto di Stefano Sava
E
poi ci tocca entrare nei cespugli, non abbiamo alternativa. E qui verremo
sommersi dai dubbi. Degli Usignoli “ambigui” di fine agosto abbiamo già parlato
fin troppo. Dobbiamo trovare un modo per correlare i suoni registrati alla
creatura che li emette, in modo da realizzare almeno una banca dati statistica.
Nel frattempo continueremo a tormentarci, invano, o sceglieremo semplicemente
di far finta di non sentirli. Un po’ come quando decidiamo che tutti i luì con
una tinta di giallino addosso devono per forza essere verdi, perché sono gli
unici che ci danno qualche soddisfazione. E gli altri che migrino dove più loro
aggrada.

Luì verde, unica soddisfazione - Foto di Bruno Delbianco
Ci
resta comunque un’ampia gamma di opportunità per confrontarci con la nostra
inadeguatezza migratoria. Ci sono i silvidi, per esempio. E state tranquilli
che molti di loro sono abilissimi nel fare “check” in mezzo ai cespugli. Alcuni
si faranno vedere, altri molto molto molto meno. Quelli che si faranno vedere
li chiameremo Bigiarelle, Sterpazzole, Beccafichi. E tutti gli altri? Tutti gli
altri quali? Naa, non esistono, sono solo sciocchezze!

Bigiarella - Foto di Ivano Candon 
Bigiarella - Foto di Rossella Gioppo 
Sterpazzola - Foto di Rossella Gioppo 
Beccafico - Foto di Rossella Gioppo Beccafichi - Foto di Angelo Formentin
Poi
ci sono acrocefali e canapini. O meglio, ci sono delle cose vaghe che
dovrebbero essere acrocefali e canapini, ma che tendono a stare infrattati nella
vegetazione, hanno la dannata abitudine di fare “check” e il disarmante
conformismo di assomigliarsi tra loro. Alcuni hanno piumaggi un pochino più
caratteristici di altri, tipo il Forapaglie. Se non fosse che ogni volta che
compare un giovinastro di Forapaglie con una stria più marcata sulla testa ci
mettiamo a fantasticare sul Pagliarolo.

Forapaglie - Foto di Rossella Gioppo 
Forapaglie - Foto di Bruno Delbianco
Altri
almeno per dimensioni dovrebbero semplificarci la vita, ma avete mai visto un
Cannareccione che si insinua in un intrico di rovi? Vi apparirà come un pesce
fuor d’acqua. Sempre che sia (andando per esclusione) davvero un Cannareccione.
Il giallo del Cannareccione giallo - Foto di Angelo Formentin
Sui
canapini c’è poco da dire. Senza dettagli specifici (proiezione alare inclusa)
in molti casi è meglio non sbilanciarsi proprio.
Canapino maggiore (...) - Foto di Angelo Formentin 
Canapino (...) ? - Foto di Rossella Gioppo
E
delle cannaiole vogliamo proprio parlare? No, delle cannaiole no. Basta. Salvo
diverse indicazioni vocali esplicite da parte loro dovremmo risolvere una
funzione quantistica multidimensionale per riuscire ad ipotizzare un nome con
un approssimazione al decimo percentile. Potrebbe essere più facile dare il
nome a un ortottero o a un celenterato…

E io chi sono? - Foto di Stefano Sava 
Mostri degli abissi - Foto di Stefano Sava
Ci
accontenteremo di fare sprovvedute illazioni basandosi sulla “sensazione” di
ciò che ci troviamo di fronte. Cannaiola sp. (utaci su!) [“Almost all
features / all field marks overlap between marsh and reed warblers” cit.]
Cannaiola (a suo modo verdognola) - Foto di Giorgio Andrea Avanzo
![]() |
| Cannaiola (a suo modo comune) - Foto di Simone Scognamiglio |
![]() |
| Cannaiola (a suo modo sp.) - Foto di Rossella Gioppo |
E
intanto che ci perdiamo dietro le cannaiole, la migrazione procede. Il cielo si
riempie di rondini… Riempie? Davvero? Una ogni tanto, se ci va bene qualche
decina. E poi non sono nemmeno rondini.
Topino solo soletto - Foto di Matteo De Luca Topini a decinaia - Foto di Matteo De Luca Balestrucci vs Rondini rossicce - Foto di Paolo Utmar
Settembre
è già sull’uscio a rimirare gli stormi di uccelli neri pronti a girare con lo spiedo
scoppiettante sui ceppi accesi…
Moriglione & Co. - Pronti per settembre? - Foto di Paolo Zonta Marzaiole in fuga da settembre - Foto di Paolo Zonta
Se
poi ci venisse voglia di insaporire lo spiedo potremmo concederci il lusso di
divagare (anche con qualche colpo di scena finale…)
Cervo (non a primavera) - Foto di Matteo De Luca Capriolo spavaldo - Foto di Matteo De Luca Cinghiale acquatico - Foto di Matteo De Luca Cinghiali in ordine di altezza - Foto di Paolo Utmar La Volpe del Piccolo Principe (sigh!) 
Anvedi la Lontra!!! - Foto di Matteo De Luca
E poi niente, agosto è finito...
... e tornerà settembre, in silenzio stavolta più che mai. E noi respireremo,
ancora, per ogni istante donato. E sorrideremo, comunque, perché anche i
mostri, nel loro piccolo, sorridono.







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