In
un questo nostro mondo disorientato, che si lascia influenzare dalle opinioni,
dalle supposizioni e dalle interpretazioni (infondate) piuttosto che dagli
elementi oggettivi e dalle azioni concrete (quand’anche trascinate da emozioni
e sensazioni), la parola dell’anno (di ogni anno) dovrebbe essere “Serenità”.
Ci sarebbe, in effetti, una frase più adatta, che comporterebbe l’ipotetico
raggiungimento del “Nirvana” ma che tuttavia andrebbe contro il (patetico)
politicamente corretto, l’imperversante buonismo (ipocrita) e non sarebbe, per
motivazioni linguistiche, universalmente compresa (la riportiamo qui tra
parentesi, a buon uso per gli intenditori: “Vonde Monadis!”). Accontentiamoci
del concetto di “Serenità”, in questo universo di egocentrismi che ci concede davvero
poco spazio per un sorriso sincero, sempre forzato dal bisogno di piacere agli
altri piuttosto che dall’accettazione di ciò che davvero siamo. Un sorriso
esteriore ghignato che non vale un briciolo di quello interiore. Un sorriso
esteriore che quando ci casca la maschera davanti allo specchio delle evidenze
rischia di farci fare una bella figura di caco.

Luì di Hume & Caco - Foto di Pietro Zamò
Un
concetto, quello di “Serenità”, che almeno per quanto ci riguarda andrebbe
inteso in un contesto più ampio. Un contesto che la includa, questa “serenità”,
ma che anche la trasformi nel profondo, come fosse un’unica parola. Tipo
“Seren(dip)ità” (anzi, “Seren(deep)ità”). Magari un pochino troppo anglofono,
questo contesto serendipico, ma ci può aiutare a rendere l’idea. L’idea che,
quasi sempre, la serenità tanto cercata la si trova per puro caso. E che
sarebbe tutto più semplice se smettessimo di cercarla e decidessimo di averla
già trovata. Ad ogni modo, limitiamoci alla prima parte. Quella in cui la
cerchiamo. Tutto nasce da questa ricerca. E siccome la serenità, spesso, sta
nelle piccole cose, allora comprenderete che questa ricerca debba partire
proprio da queste cose piccole e banali, che nel nostro specifico universo sono
quelle creature che ci accompagnano quotidianamente nelle nostre (sempre più
fredde, vuote, malinconiche e silenziose) giornate. Dal Pettirosso al Codirosso
spazzacamino, dalla Passera scopaiola al Regolo, Migliarino di palude al
Fringuello, dalla Passera mattugia alla Poiana.

Pettirosso - Foto di Pietro Zamò 
Codirosso spazzacamino - Foto di Stefano Sava 
Passera scopaiola - Foto di Flavio Consonni 
Regolo - Foto di Stefano Sava Regolo - Foto di Simone Scognamiglio Migliarino di palude - Foto di Paolo Zonta Fringuello (ingolfato) - Foto di Paolo Grion 
Passera mattugia - Foto di Stefano Sava 
Poiana - Foto di Simone Scognamiglio Poiana - Foto di Paolo Zonta
E
dove andiamo a cercarle, queste piccole (piccolissime) soddisfazioni? Ovunque,
chiaramente. Ma, quando possibile, in modo mirato in quei luoghi dimenticati
dagli esseri viventi o, per lo meno, dalle nostre precedenti escursioni. Avete
presente la nostra idea di “Avifauna del FVG per tutte le Stagioni”? Ecco,
gradualmente sta prendendo forma (e, come già detto altre volte, siete tutti
invitati a partecipare se ne avete il piacere). Così, con la cartografia
realizzata con i dati di un singolo anno di indagine (e con il 2025 concluso
gli anni saranno due), possiamo intanto dedicarci a perlustrare quei quadranti
trascurati, alla ricerca (almeno) delle “piccole cose banali”.

La Stagione Fredda Tringa - Elaborazione di Pulotto & Marta Trombetta
Ed
è a questo punto che si innesca quello strano meccanismo che trasforma la
(noiosa e mortificante) “Serenità” delle “piccole cose banali” in “Seren (deep)
ità” (“la capacità di rilevare e
interpretare correttamente un fenomeno occorso in modo del tutto casuale
durante una ricerca scientifica orientata verso altri campi d’indagine”
cit.) delle “emozioni straordinarie e impensabili” (qualcuno direbbe “Animali fantastici e dove trovarli”
cit.). Quell’improbabile meccanismo grazie al quale vagabondate in luoghi a voi
completamente sconosciuti (nei dintorni di San Vito al Tagliamento (Pn)) con
gli occhi aperti per individuare qualsiasi anomalia (leggi sagoma o macchia
sulla vegetazione spoglia, che non sia solo ombra o foglia o artefatto umano) e
che vi fa dire “Oh, guarda, un Gheppio posato sul gelso. Bene, ci mancava il
gheppio in questo quadrante. Spetta. Ma non è un gheppio. Che roba è? Una
TORTORA? Orpo.” E poi, a cascata, come al solito, una serie di concitati
improperi, dubbi, riflessioni e consulenze che trasformano il Gheppio in una
TORTORA ORIENTALE, la seconda (?) adeguatamente documentata per il FVG e
(opportunamente segnalata in tempo reale) la prima a concedersi anche nei
giorni successivi alla (devota) curiosità di molti appassionati, perché
elemento importante, va ribadito, di questa serenità serendipica è quella di
dare la possibilità anche agli altri di vivere e condividere le nostre stesse
emozioni nel momento della scoperta – riscoperta, o no?
Tortora orientale 
Tortora orientale - Foto di Flavio Consonni 
Tortora orientale - Foto di Flavio Consonni Tortora orientale & Tortore dal collare Tortora orientale & Tortore dal collare
Ora,
per definizione, la Seren(deep)ità è un concetto praticamente “irripetibile”.
Sarebbe una forzatura della “casualità” tentare di reiterare questi episodi.
Ma, in fondo, cosa costa? Solo il (vostro) tempo dedicato al vagabondaggio
(spassionato e inconcludente). E allora, perché non fare un tentativo? Perché
non tornare sul luogo del delitto, ripercorrere le tappe, fermarsi poco dopo
l’alba in quel corso d’acqua poco distante dove, nonostante il clima, si erano
radunati alcuni Piccoli Luì. Vista la stagione, non si sa mai che in mezzo a
loro (anzi “Lorò”, visto che il singolare è “Luì”) si sia infiltrato qualche
intruso (SPOILER multiplo!). La realtà è che fa freddo. Che i Luì sono
diventati decine. E che qualcosa in mezzo a loro, invisibile sempre nascosto
tra i cespugli, emette un inquietante “Check Check” con il solo scopo di “metterti
alla prova” (che poi è il vero significato di “Check”?). E’ un Check particolarmente oscuro. Talmente oscuro che
corrisponde ai più loschi pensieri. Si materializza per qualche frazione di
secondo, ma la documentazione audio è sufficiente a confermare la sua identità
e la sua nomea. Lo chiamano LUI’ SCURO perché, “chiaramente”, non si fa vedere
(giusto sentire e intravedere, a chi ha l’ardimento di tentarne la ricerca).
Così,
in due salti (tra i cespugli e con un grazie all’ospitalità di Simone e dell’azienda
agricola “La Taviela” di San Vito al Tagliamento (Pn)) la Seren(deep)ità ci ha
portato a parlare di coloro, i LORO’ (leggi LUI’, plurale), che possono essere
definiti i veri protagonisti di questo mese. Lasciando da parte la casualità
dell’oscuro sire, dirottiamo la nostra riflessione su un ospite che nell’arco
di pochi anni si è trasformato da accidentale comparsa a presenza regolare (una
ventina di segnalazioni regionali note, con alcuni osservatori che ne
annoverano una quindicina in totale nella loro personale collezione). Parliamo
di quel LUI’ DI HUME che già negli oscuri anni del COVID 19 ci aveva permesso
di fare alcune valutazioni, anche geografiche, sui suoi potenziali territori di
svernamento in FVG.
https://tringa-fvg.blogspot.com/2020/02/in-my-hume-opinion.html
Con
numerose conferme (e solitarie eccezioni) negli anni, l’ipotesi di un
“Parallelo HUMEI” in FVG si consolida e durante ogni stagione fredda,
fortunatamente, qualche attento esploratore lo percorre (in bicicletta!) con
l’intento dichiarato di stanarne almeno uno. E anche quest’anno, il nostro
esploratore Bruno (Delbianco) ha messo a segno il (primo?) punto HUMEI, su uno
sperduto albero di cachi poco distante da Terzo d’Aquileia (Ud).

Luì di Hume - Foto di Bruno Delbianco 
Luì di Hume - Foto di Bruno Delbianco 
Luì di Hume - Foto di Bruno Delbianco 
Luì di Hume - Foto di Bruno Delbianco 
Luì di Hume - Foto di Flavio Consonni 
Luì di Hume - Foto di Flavio Consonni Luì di Hume - Foto di Simone Scognamiglio
“E
cosa c’entra la Serendipità con questa ricerca mirata?”. All’apparenza, in
effetti, quasi nulla. Ma stiamo trascurando alcuni piccoli particolari. Il
primo è il fatto che la ricerca di Bruno, in realtà, include i piccoli luì ma
anche tutte le altre creature viventi e dunque la casualità è parte integrante
della ricerca. Il secondo piccolo, piccolissimo, irrilevante particolare è che
senza Bruno non ci sarebbe un seguito a questa storia. Un seguito (sostanziale)
che riguarda sempre LORO’ (SPOILER!). Non dimentichiamoci di questo, quando
pubblichiamo i nostri affascinanti, accattivanti e ammiccanti scatti
acchiappalaik sui socialmedia. Il merito di quei meravigliosi scatti è sì,
senz’altro, della nostra abilità di fotografi. Ma non saremmo mai stati lì, in
grado di realizzarli, se non fosse per Bruno. (So che qualcuno l’ha già
ringraziato di persona, ma altri vivono in quel meraviglioso mondo riportato
nelle prime frasi di questo resoconto e fanno il possibile perché quel mondo
continui a esistere). Se non fosse per Bruno, pochi di noi sarebbero passati in
quell’angolo di mondo. Forse Paolo (Utmar) alla ricerca della Poiana pagliaccio
/ pezzata. In tal caso si sarebbe imbattuto in Lele (Zanutto), che insieme a
Mauro (Fenati) e Alberto (Amaretti) era giusto alle prese con il fantomatico
dubbio che quei dannati piccoli Humeschi Luì fossero due. E qui (Taaac!) scatta
nuovamente la Seren(deep)ità. Perché su quello stesso trascurato albero di
cachi ci sono due minuscole creature che si rincorrono. Uno è il LUI’ DI HUME
stanato da Bruno. L’altro è un (decisamente più improbabile) LUI DI PALLAS!
Giusto per continuare la saga annuale del “Vado a cercare una rarità e ne trovo
un’altra più rara” (chiedere a Skody per Croccolone e Storno roseo…).

Luì di Pallas - Foto di Peter Rass 
Luì di Pallas - Foto di Peter Rass 
Luì di Pallas - Foto di Peter Rass 
Luì di Pallas - Foto di Pietro Zamò 
Luì di Pallas - Foto di Pietro Zamò 
Luì di Pallas - Foto di Stefano Sava 
Luì di Pallas - Foto di Stefano Sava 
Luì di Pallas - Foto di Stefano Sava 
Luì di Pallas - Foto di Bruno Delbianco 
Luì di Pallas - Foto di Bruno Delbianco 
Luì di Pallas - Foto di Flavio Consonni
Serendipità
a parte, queste creature sanno rendersi evanescenti (sparire per una settimana
e ricomparire per un giorno) ed estremamente ingannevoli. Alcuni di LORO’ si
manifestano con vocalizzi ambigui con il solo effetto di distrarci. Hume
compreso.
https://www.ornitho.it/index.php?m_id=54&id=28683255
Altri
indossano piumaggi caratteristici ma si dimenticano completamente di
vocalizzare, lasciandoci in un limbo fatto di perplessità che si dissolvono
soltanto con solitari e malinconici pigoliii…
Luì siberiani - Foto di Paolo Utmar
Altri
ancora, infine, indossano piumaggi oltremodo ambigui, in particolare per le
indecenti calzature gialle e si rifiutano di emettere qualsivoglia tipologia di
richiamo. A noi non resta che definirli ambiguamente “piccoli”, sempre che a
qualcuno di voi non venga in mente un nome più adatto…
Luì piccolo "zampegialle" - Foto di Marta Trombetta Luì piccolo "zampegialle" - Foto di Marta Trombetta Luì piccolo "zampegialle" - Foto di Marta Trombetta
Ovviamente
non sono soltanto LORO’ le creature ambigue nelle quali ci imbattiamo durante
le nostre perlustrazioni serendipiche. Vi facciamo omaggio di un’altra
ambiguità di questo mese. Un limicolo indefinito nel riverbero che si atteggia
a minuto pancianera. Resterà così per sempre negli annuari della nostra memoria
o riusciremo a dargli un nome nelle nostre future missioni? Finora, nonostante
gli sforzi ripetuti, non ci siamo riusciti.
Piccolo limicolo indet. Piccolo limicolo indet. - ingrandimento indet.
Se
volete, possiamo continuare. Per esempio, in questo mondo di Oche (e Ochi)
fatto di certezze (spesso ingenue), di dubbi (spesso irrisolvibili) e di
visioni (uditive e acustiche), le possibilità di confondersi sono innumerevoli.
In questo mondo di Oche - Foto di Paolo Grion
| In questo mondo di Oche - Foto di Paolo Grion |
| In questo mondo di Oche - Foto di Paolo Zonta |
Se
è vero che alcune creature ci vengono incontro e si mettono in mostra, con il
loro aspetto minuto e i loro colori sgargianti (ma occhio a eventuali anelli
alle zampe che potrebbero rivelarci le loro origini, almeno così ci narrano gli
eventi delle “Terre Mezzane”)…
Oca collorosso & Co. - Foto di Angelo Formentin Oca collorosso & Co. - Foto di Angelo Formentin
…
altre invece si mettono d’impegno (dove già la nostra suggestione si adopera
per trasformare indizi in prove certe e fantasie abbagliate in convinzioni),
indossano ambigue maschere e ce la mettono tutta per illudere i nostri sensi.

Oca lombardella con anello perioculare - Foto di Fabrizio Cimino 
Oca lombardella con anello perioculare - Foto di Fabrizio Cimino Oca "Ciccio" senza anello perioculare - Foto di Simone Scognamiglio
Che
siano Oche o altri uccelli acquatici, il campionario di ingannevoli creature è
vario e sempre più avvincente, coinvolge Smerghi, Strolaghe, Svassi…

Svasso piccolo - Foto di Simone Scognamiglio 
Si fa presto a dire Svasso? - Foto di Simone Scognamiglio 
Trenino di Svassi cornuti - Foto di Bruno Delbianco Svasso cornuto vs maggiore - Foto di Paolo Utmar Svasso collorosso - Foto di Simone Scognamiglio 
Svasso collorosso - Foto di Bruno Delbianco
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| Strolaghe mezzane per tutti i gusti - Foto di Simone Scognamiglio |
| Strolaga minore vicina vicina - Foto di Paolo Utmar |
![]() |
| Smergo minore di qua - Foto di Simone Scognamiglio |
![]() |
| Smergo minore di là - Foto di Bruno Delbianco |
…
passa per i rapaci, con l’eterno dilemma Astore vs Sparviere e tutti i dubbi
del mondo sul fantomatico Smeriglio…

Smeriglio - Foto di Pietro Zamò 
Smeriglio - Foto di Flavio Consonni 
Sparviere (facile) - Foto di Marta Trombetta Sparviere (difficile) - Foto di Paolo Zonta Astore (molto difficile) - Foto di Paolo Utmar
…
per arrivare ai minuti, baldanzosi e natalizi passeriformi, con i loro
tormentoni “Che Rampichino è questo?”, “Che nome diamo a questo Codibugnolo?”,
“Scusa ma… e il Saltimpalo siberiano?”, “Tu che sai, le Averle maggiori dove le
mettiamo?” [Video di Matteo De Luca]

Rampichino comune - Foto di Flavio Consonni 
Rampichino comune - Foto di Stefano Sava 
Rampichino comune - Foto di Simone Scognamiglio 
Codibugnolo "quasi testabianca" - Foto di Stefano Sava Codibugnolo (discretamente) testabianca - Foto di Angelo Formentin Codibugnolo (discretamente) testabianca - Foto di Angelo Formentin Saltimpalo (scuro) - Foto di Paolo Utmar
![]() |
| Saltimpalo (meno scuro) - Foto di Bruno Delbianco |
![]() |
| Averla maggiore ssp. xyz - Foto di Bruno Delbianco |
![]() |
| Averla maggiore ssp. xyz - Foto di Flavio Consonni |
Per
trovare una risposta a queste domande a volte dobbiamo rinunciare all’illusione
di essere infallibili, uscire dall’ottusità della gabbia che rinchiude le
nostre certezze ed essere recettivi nei confronti di punti di vista alternativi
al nostro.
Inseparabili (nonostante la grata) facciarosa
Cambiare
atteggiamento, abitudini e prospettiva. Più il tempo passa e più diventa
difficile, ma spesso è l’unica strategia per apprezzare le cose (piccole e
grandi) da ogni lato.

La prospettiva del Falco pellegrino - Foto di Stefano Sava 
La prospettiva del Falco pellegrino - Foto di Stefano Sava La prospettiva del Falco pellegrino - Foto di Paolo Utmar 
La prospettiva del Falco pellegrino - Foto di Marta Trombetta La prospettiva del Piro piro piccolo - Foto di Paolo Utmar 
La prospettiva del Piro piro piccolo (alabianca) - Foto di Stefano Sava 
La prospettiva del Piro piro piccolo - Foto di Bruno Delbianco La prospettiva del Martin pescatore - Foto di Paolo Utmar 
La prospettiva del Martin pescatore (in tuffo) - Foto di Ivano Candon 
La prospettiva del Martin pescatore (posato) - Foto di Ivano Candon 
La prospettiva del Martin pescatore - Foto di Simone Scognamiglio 
La prospettiva del Martin pescatore - Foto di Bruno Delbianco 
La prospettiva del Pendolino - Foto di Pietro Zamò 
La prospettiva del Pendolino - Foto di Bruno Delbianco
Ci
saranno, sempre e comunque, i Corvacci del malaugurio intorno a cercare di
mettere in discussione ogni vostro (sereno) tentativo di cambiare (e far
cambiare) prospettiva.
Corvo comune - Foto di Paolo Zonta Corvi comuni - Foto di Paolo Zonta 
Corvi comuni & Cornacchie - Foto di Ivano Candon 
Corvo imperiale - Foto di Stefano Sava 
Corvo imperiale - Foto di Stefano Sava
Allora
sarà necessario cambiare aria (o quota?) oltre che prospettiva, alla ricerca di
sempre nuovi compagni di viaggio.

Gita Tringa d'alta quota 
Picchio tridattilo (nuovo amichetto) - Foto e video di Pietro Zamò
Oppure
cambiare area. E farsi un paio di giorni di vacanza. Neanche troppo lontano,
magari. In compagnia se possibile. E sorridendo (serenamente).

Gita fuori porta - Foto di Skody 
Gita fuori porta - Foto di Skody 
Gita fuori porta - Foto di Skody 
Gita fuori porta - Foto di Skody 
Gita fuori porta - Foto di Skody 
Gita fuori porta - Foto di Chiara Valvassori 
Gita fuori porta - Foto di Chiara Valvassori 
Gita fuori porta - Foto di Chiara Valvassori
Ovviamente
facendo attenzione, perché in ogni territorio, vicino o lontano, c’è qualcuno
che controlla il suo impero dall’alto…
Aquila imperiale - Foto di Paolo Zonta Aquila imperiale - Foto di Paolo Zonta Aquila imperiale - Foto di Paolo Grion
…
e se non ti comporti bene ti manda il suo lupo cattivo…
Lupo cattivo, lupo cattivo! - Foto di Paolo Zonta Lupo cattivo, lupo cattivo! - Foto di Paolo Zonta
E
allora niente. A quel punto tocca tornare sui propri passi. Verso i luoghi che
conosciamo meglio. I dintorni di casa. A cercare le piccole cose banali da cui
siamo partiti. Quella noiosa e mortificante ricerca delle cose banali. Se siete
abbastanza masochisti (e vi capita di passare per Codroipo) ne abbiamo una per
voi. Per tutte le Stagioni, ovviamente. Perché negli ultimi cinque anni
qualcuno (leggi PiZonta, Renato & company) si è applicato con dedizione
e anche l’Atlante di Codroipo sta prendendo forma. Vi omaggiamo della mappa del
Merlo, così, a mer(l)o titolo indicativo.

Codroipo & il Merlo - Elaborazione dati di Marta Trombetta
E
di quella della Stagione Fredda, se vi venisse voglia di aiutarci a colmare
lacune e caselle nei prossimi giorni.

La Stagione Fredda a Codroipo - Elaborazione dati di Marta Trombetta
Al
solito, qualsiasi specie è buona, non si disdegna nulla, dai passeriformi ai
picchi, dai gabbiani (con anello) ai limicoli (diurni e notturni) tutto fa
punteggio.

Cincia mora - Foto di Bruno Delbianco 
Cincia bigia - Foto di Stefano Sava 
Beccamoschino - Foto di Bruno Delbianco 
Tordela - Foto di Flavio Consonni 
Picchio nero - Foto di Stefano Sava Gavina (con anello!) - Foto di Paolo Zonta Pivieri dorati - Foto di Paolo Utmar Beccaccia, custode della notte
Giusto
un avviso, fate caso agli zigoli. Perché questa noiosa e mortificante ricerca
potrebbe riservare qualche sorpresa (sì, proprio a Codroipo!).
Zigolo golarossa - Foto di Paolo Zonta Zigolo golarossa - Foto di Paolo Zonta
Piccole
sorprese che regalano piccole (e grandi) emozioni. Alcune di queste si
nascondono ai nostri occhi e al nostro cuore (una settimana per rispondere,
come al solito).
Quiz 1 
Quiz 2 - Foto di Bruno Delbianco
Altre
si palesano in modo fin troppo manifesto e ormai da lunghi mesi (avete mai
sentito parlare di un Totano zampegialle minore che si intrattiene negli stessi
metri quadri, con brevi pause, da quasi un anno e mezzo?)
Totano zampegialle minore & moro
Una
piccola parte di questi (meravigliosi) ospiti, intrufolandosi tra le note della
nostra memoria, si ritaglierà un posticino nei nostri (documentati) ricordi.
Molti altri, invece, a nostra insaputa, sono ancora là fuori. Attendono solo le nostre emozioni, il nostro sorriso, la nostra serenità. E l’alba di un nuovo anno… (video di Paolo Grion & Chiara Valvassori)

L'alba del nuovo anno - Foto di Skody







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