giovedì 1 gennaio 2026

Resoconto Mensile Tringa - Dicembre 2025

 

In un questo nostro mondo disorientato, che si lascia influenzare dalle opinioni, dalle supposizioni e dalle interpretazioni (infondate) piuttosto che dagli elementi oggettivi e dalle azioni concrete (quand’anche trascinate da emozioni e sensazioni), la parola dell’anno (di ogni anno) dovrebbe essere “Serenità”. Ci sarebbe, in effetti, una frase più adatta, che comporterebbe l’ipotetico raggiungimento del “Nirvana” ma che tuttavia andrebbe contro il (patetico) politicamente corretto, l’imperversante buonismo (ipocrita) e non sarebbe, per motivazioni linguistiche, universalmente compresa (la riportiamo qui tra parentesi, a buon uso per gli intenditori: “Vonde Monadis!”). Accontentiamoci del concetto di “Serenità”, in questo universo di egocentrismi che ci concede davvero poco spazio per un sorriso sincero, sempre forzato dal bisogno di piacere agli altri piuttosto che dall’accettazione di ciò che davvero siamo. Un sorriso esteriore ghignato che non vale un briciolo di quello interiore. Un sorriso esteriore che quando ci casca la maschera davanti allo specchio delle evidenze rischia di farci fare una bella figura di caco.

 

Luì di Hume & Caco - Foto di Pietro Zamò

Un concetto, quello di “Serenità”, che almeno per quanto ci riguarda andrebbe inteso in un contesto più ampio. Un contesto che la includa, questa “serenità”, ma che anche la trasformi nel profondo, come fosse un’unica parola. Tipo “Seren(dip)ità” (anzi, “Seren(deep)ità”). Magari un pochino troppo anglofono, questo contesto serendipico, ma ci può aiutare a rendere l’idea. L’idea che, quasi sempre, la serenità tanto cercata la si trova per puro caso. E che sarebbe tutto più semplice se smettessimo di cercarla e decidessimo di averla già trovata. Ad ogni modo, limitiamoci alla prima parte. Quella in cui la cerchiamo. Tutto nasce da questa ricerca. E siccome la serenità, spesso, sta nelle piccole cose, allora comprenderete che questa ricerca debba partire proprio da queste cose piccole e banali, che nel nostro specifico universo sono quelle creature che ci accompagnano quotidianamente nelle nostre (sempre più fredde, vuote, malinconiche e silenziose) giornate. Dal Pettirosso al Codirosso spazzacamino, dalla Passera scopaiola al Regolo, Migliarino di palude al Fringuello, dalla Passera mattugia alla Poiana.

 

Pettirosso - Foto di Pietro Zamò

Codirosso spazzacamino - Foto di Stefano Sava

Passera scopaiola - Foto di Flavio Consonni

Regolo - Foto di Stefano Sava

Regolo - Foto di Simone Scognamiglio

Migliarino di palude - Foto di Paolo Zonta

Fringuello (ingolfato) - Foto di Paolo Grion

Passera mattugia - Foto di Stefano Sava

Poiana - Foto di Simone Scognamiglio

Poiana - Foto di Paolo Zonta

E dove andiamo a cercarle, queste piccole (piccolissime) soddisfazioni? Ovunque, chiaramente. Ma, quando possibile, in modo mirato in quei luoghi dimenticati dagli esseri viventi o, per lo meno, dalle nostre precedenti escursioni. Avete presente la nostra idea di “Avifauna del FVG per tutte le Stagioni”? Ecco, gradualmente sta prendendo forma (e, come già detto altre volte, siete tutti invitati a partecipare se ne avete il piacere). Così, con la cartografia realizzata con i dati di un singolo anno di indagine (e con il 2025 concluso gli anni saranno due), possiamo intanto dedicarci a perlustrare quei quadranti trascurati, alla ricerca (almeno) delle “piccole cose banali”.

 

La Stagione Fredda Tringa - Elaborazione di Pulotto & Marta Trombetta

Ed è a questo punto che si innesca quello strano meccanismo che trasforma la (noiosa e mortificante) “Serenità” delle “piccole cose banali” in “Seren (deep) ità” (“la capacità di rilevare e interpretare correttamente un fenomeno occorso in modo del tutto casuale durante una ricerca scientifica orientata verso altri campi d’indagine” cit.) delle “emozioni straordinarie e impensabili” (qualcuno direbbe “Animali fantastici e dove trovarli” cit.). Quell’improbabile meccanismo grazie al quale vagabondate in luoghi a voi completamente sconosciuti (nei dintorni di San Vito al Tagliamento (Pn)) con gli occhi aperti per individuare qualsiasi anomalia (leggi sagoma o macchia sulla vegetazione spoglia, che non sia solo ombra o foglia o artefatto umano) e che vi fa dire “Oh, guarda, un Gheppio posato sul gelso. Bene, ci mancava il gheppio in questo quadrante. Spetta. Ma non è un gheppio. Che roba è? Una TORTORA? Orpo.” E poi, a cascata, come al solito, una serie di concitati improperi, dubbi, riflessioni e consulenze che trasformano il Gheppio in una TORTORA ORIENTALE, la seconda (?) adeguatamente documentata per il FVG e (opportunamente segnalata in tempo reale) la prima a concedersi anche nei giorni successivi alla (devota) curiosità di molti appassionati, perché elemento importante, va ribadito, di questa serenità serendipica è quella di dare la possibilità anche agli altri di vivere e condividere le nostre stesse emozioni nel momento della scoperta – riscoperta, o no?

 

Tortora orientale

Tortora orientale - Foto di Flavio Consonni

Tortora orientale - Foto di Flavio Consonni

Tortora orientale & Tortore dal collare

Tortora orientale & Tortore dal collare


Ora, per definizione, la Seren(deep)ità è un concetto praticamente “irripetibile”. Sarebbe una forzatura della “casualità” tentare di reiterare questi episodi. Ma, in fondo, cosa costa? Solo il (vostro) tempo dedicato al vagabondaggio (spassionato e inconcludente). E allora, perché non fare un tentativo? Perché non tornare sul luogo del delitto, ripercorrere le tappe, fermarsi poco dopo l’alba in quel corso d’acqua poco distante dove, nonostante il clima, si erano radunati alcuni Piccoli Luì. Vista la stagione, non si sa mai che in mezzo a loro (anzi “Lorò”, visto che il singolare è “Luì”) si sia infiltrato qualche intruso (SPOILER multiplo!). La realtà è che fa freddo. Che i Luì sono diventati decine. E che qualcosa in mezzo a loro, invisibile sempre nascosto tra i cespugli, emette un inquietante “Check Check” con il solo scopo di “metterti alla prova” (che poi è il vero significato di “Check”?). E’ un Check particolarmente oscuro. Talmente oscuro che corrisponde ai più loschi pensieri. Si materializza per qualche frazione di secondo, ma la documentazione audio è sufficiente a confermare la sua identità e la sua nomea. Lo chiamano LUI’ SCURO perché, “chiaramente”, non si fa vedere (giusto sentire e intravedere, a chi ha l’ardimento di tentarne la ricerca).

 


Così, in due salti (tra i cespugli e con un grazie all’ospitalità di Simone e dell’azienda agricola “La Taviela” di San Vito al Tagliamento (Pn)) la Seren(deep)ità ci ha portato a parlare di coloro, i LORO’ (leggi LUI’, plurale), che possono essere definiti i veri protagonisti di questo mese. Lasciando da parte la casualità dell’oscuro sire, dirottiamo la nostra riflessione su un ospite che nell’arco di pochi anni si è trasformato da accidentale comparsa a presenza regolare (una ventina di segnalazioni regionali note, con alcuni osservatori che ne annoverano una quindicina in totale nella loro personale collezione). Parliamo di quel LUI’ DI HUME che già negli oscuri anni del COVID 19 ci aveva permesso di fare alcune valutazioni, anche geografiche, sui suoi potenziali territori di svernamento in FVG.

https://tringa-fvg.blogspot.com/2020/02/in-my-hume-opinion.html

Con numerose conferme (e solitarie eccezioni) negli anni, l’ipotesi di un “Parallelo HUMEI” in FVG si consolida e durante ogni stagione fredda, fortunatamente, qualche attento esploratore lo percorre (in bicicletta!) con l’intento dichiarato di stanarne almeno uno. E anche quest’anno, il nostro esploratore Bruno (Delbianco) ha messo a segno il (primo?) punto HUMEI, su uno sperduto albero di cachi poco distante da Terzo d’Aquileia (Ud).

 

Luì di Hume - Foto di Bruno Delbianco

Luì di Hume - Foto di Bruno Delbianco

Luì di Hume - Foto di Bruno Delbianco

Luì di Hume - Foto di Bruno Delbianco

Luì di Hume - Foto di Flavio Consonni

Luì di Hume - Foto di Flavio Consonni

Luì di Hume - Foto di Simone Scognamiglio

“E cosa c’entra la Serendipità con questa ricerca mirata?”. All’apparenza, in effetti, quasi nulla. Ma stiamo trascurando alcuni piccoli particolari. Il primo è il fatto che la ricerca di Bruno, in realtà, include i piccoli luì ma anche tutte le altre creature viventi e dunque la casualità è parte integrante della ricerca. Il secondo piccolo, piccolissimo, irrilevante particolare è che senza Bruno non ci sarebbe un seguito a questa storia. Un seguito (sostanziale) che riguarda sempre LORO’ (SPOILER!). Non dimentichiamoci di questo, quando pubblichiamo i nostri affascinanti, accattivanti e ammiccanti scatti acchiappalaik sui socialmedia. Il merito di quei meravigliosi scatti è sì, senz’altro, della nostra abilità di fotografi. Ma non saremmo mai stati lì, in grado di realizzarli, se non fosse per Bruno. (So che qualcuno l’ha già ringraziato di persona, ma altri vivono in quel meraviglioso mondo riportato nelle prime frasi di questo resoconto e fanno il possibile perché quel mondo continui a esistere). Se non fosse per Bruno, pochi di noi sarebbero passati in quell’angolo di mondo. Forse Paolo (Utmar) alla ricerca della Poiana pagliaccio / pezzata. In tal caso si sarebbe imbattuto in Lele (Zanutto), che insieme a Mauro (Fenati) e Alberto (Amaretti) era giusto alle prese con il fantomatico dubbio che quei dannati piccoli Humeschi Luì fossero due. E qui (Taaac!) scatta nuovamente la Seren(deep)ità. Perché su quello stesso trascurato albero di cachi ci sono due minuscole creature che si rincorrono. Uno è il LUI’ DI HUME stanato da Bruno. L’altro è un (decisamente più improbabile) LUI DI PALLAS! Giusto per continuare la saga annuale del “Vado a cercare una rarità e ne trovo un’altra più rara” (chiedere a Skody per Croccolone e Storno roseo…).

 

Luì di Pallas - Foto di Peter Rass

Luì di Pallas - Foto di Peter Rass

Luì di Pallas - Foto di Peter Rass

Luì di Pallas - Foto di Pietro Zamò

Luì di Pallas - Foto di Pietro Zamò

Luì di Pallas - Foto di Stefano Sava

Luì di Pallas - Foto di Stefano Sava

Luì di Pallas - Foto di Stefano Sava

Luì di Pallas - Foto di Bruno Delbianco

Luì di Pallas - Foto di Bruno Delbianco

Luì di Pallas - Foto di Flavio Consonni

Serendipità a parte, queste creature sanno rendersi evanescenti (sparire per una settimana e ricomparire per un giorno) ed estremamente ingannevoli. Alcuni di LORO’ si manifestano con vocalizzi ambigui con il solo effetto di distrarci. Hume compreso.

https://www.ornitho.it/index.php?m_id=54&id=28683255

Altri indossano piumaggi caratteristici ma si dimenticano completamente di vocalizzare, lasciandoci in un limbo fatto di perplessità che si dissolvono soltanto con solitari e malinconici pigoliii…

 

Luì siberiani - Foto di Paolo Utmar

Altri ancora, infine, indossano piumaggi oltremodo ambigui, in particolare per le indecenti calzature gialle e si rifiutano di emettere qualsivoglia tipologia di richiamo. A noi non resta che definirli ambiguamente “piccoli”, sempre che a qualcuno di voi non venga in mente un nome più adatto…

 

Luì piccolo "zampegialle" - Foto di Marta Trombetta

Luì piccolo "zampegialle" - Foto di Marta Trombetta

Luì piccolo "zampegialle" - Foto di Marta Trombetta

Ovviamente non sono soltanto LORO’ le creature ambigue nelle quali ci imbattiamo durante le nostre perlustrazioni serendipiche. Vi facciamo omaggio di un’altra ambiguità di questo mese. Un limicolo indefinito nel riverbero che si atteggia a minuto pancianera. Resterà così per sempre negli annuari della nostra memoria o riusciremo a dargli un nome nelle nostre future missioni? Finora, nonostante gli sforzi ripetuti, non ci siamo riusciti.

 

Piccolo limicolo indet.

Piccolo limicolo indet. - ingrandimento indet.


Se volete, possiamo continuare. Per esempio, in questo mondo di Oche (e Ochi) fatto di certezze (spesso ingenue), di dubbi (spesso irrisolvibili) e di visioni (uditive e acustiche), le possibilità di confondersi sono innumerevoli.

 

In questo mondo di Oche - Foto di Paolo Grion

In questo mondo di Oche - Foto di Paolo Grion

In questo mondo di Oche - Foto di Paolo Zonta

Se è vero che alcune creature ci vengono incontro e si mettono in mostra, con il loro aspetto minuto e i loro colori sgargianti (ma occhio a eventuali anelli alle zampe che potrebbero rivelarci le loro origini, almeno così ci narrano gli eventi delle “Terre Mezzane”)…

 

Oca collorosso & Co. - Foto di Angelo Formentin

Oca collorosso & Co. - Foto di Angelo Formentin

… altre invece si mettono d’impegno (dove già la nostra suggestione si adopera per trasformare indizi in prove certe e fantasie abbagliate in convinzioni), indossano ambigue maschere e ce la mettono tutta per illudere i nostri sensi.

 

Oca lombardella con anello perioculare - Foto di Fabrizio Cimino

Oca lombardella con anello perioculare - Foto di Fabrizio Cimino

Oca "Ciccio" senza anello perioculare - Foto di Simone Scognamiglio

Che siano Oche o altri uccelli acquatici, il campionario di ingannevoli creature è vario e sempre più avvincente, coinvolge Smerghi, Strolaghe, Svassi…

 

Svasso piccolo - Foto di Simone Scognamiglio

Si fa presto a dire Svasso? - Foto di Simone Scognamiglio

Trenino di Svassi cornuti - Foto di Bruno Delbianco

Svasso cornuto vs maggiore - Foto di Paolo Utmar

Svasso collorosso - Foto di Simone Scognamiglio

Svasso collorosso - Foto di Bruno Delbianco

Strolaghe mezzane per tutti i gusti - Foto di Simone Scognamiglio

Strolaga minore vicina vicina - Foto di Paolo Utmar

Smergo minore di qua - Foto di Simone Scognamiglio

Smergo minore di là - Foto di Bruno Delbianco

… passa per i rapaci, con l’eterno dilemma Astore vs Sparviere e tutti i dubbi del mondo sul fantomatico Smeriglio…

 

Smeriglio - Foto di Pietro Zamò

Smeriglio - Foto di Flavio Consonni

Sparviere (facile) - Foto di Marta Trombetta

Sparviere (difficile) - Foto di Paolo Zonta

Astore (molto difficile) - Foto di Paolo Utmar

… per arrivare ai minuti, baldanzosi e natalizi passeriformi, con i loro tormentoni “Che Rampichino è questo?”, “Che nome diamo a questo Codibugnolo?”, “Scusa ma… e il Saltimpalo siberiano?”, “Tu che sai, le Averle maggiori dove le mettiamo?” [Video di Matteo De Luca]

 

Rampichino comune - Foto di Flavio Consonni

Rampichino comune - Foto di Stefano Sava

Rampichino comune - Foto di Simone Scognamiglio

Codibugnolo "quasi testabianca" - Foto di Stefano Sava

Codibugnolo (discretamente) testabianca - Foto di Angelo Formentin

Codibugnolo (discretamente) testabianca - Foto di Angelo Formentin

Saltimpalo (scuro) - Foto di Paolo Utmar

Saltimpalo (meno scuro) - Foto di Bruno Delbianco

Averla maggiore ssp. xyz - Foto di Bruno Delbianco

Averla maggiore ssp. xyz - Foto di Flavio Consonni


Per trovare una risposta a queste domande a volte dobbiamo rinunciare all’illusione di essere infallibili, uscire dall’ottusità della gabbia che rinchiude le nostre certezze ed essere recettivi nei confronti di punti di vista alternativi al nostro.

 

Inseparabili (nonostante la grata) facciarosa

Cambiare atteggiamento, abitudini e prospettiva. Più il tempo passa e più diventa difficile, ma spesso è l’unica strategia per apprezzare le cose (piccole e grandi) da ogni lato.

 

La prospettiva del Falco pellegrino - Foto di Stefano Sava

La prospettiva del Falco pellegrino - Foto di Stefano Sava

La prospettiva del Falco pellegrino - Foto di Paolo Utmar

La prospettiva del Falco pellegrino - Foto di Marta Trombetta

La prospettiva del Piro piro piccolo - Foto di Paolo Utmar

La prospettiva del Piro piro piccolo (alabianca) - Foto di Stefano Sava

La prospettiva del Piro piro piccolo - Foto di Bruno Delbianco

La prospettiva del Martin pescatore - Foto di Paolo Utmar

La prospettiva del Martin pescatore (in tuffo) - Foto di Ivano Candon

La prospettiva del Martin pescatore (posato) - Foto di Ivano Candon

La prospettiva del Martin pescatore - Foto di Simone Scognamiglio

La prospettiva del Martin pescatore - Foto di Bruno Delbianco

La prospettiva del Pendolino - Foto di Pietro Zamò

La prospettiva del Pendolino - Foto di Bruno Delbianco

Ci saranno, sempre e comunque, i Corvacci del malaugurio intorno a cercare di mettere in discussione ogni vostro (sereno) tentativo di cambiare (e far cambiare) prospettiva.

 

Corvo comune - Foto di Paolo Zonta

Corvi comuni - Foto di Paolo Zonta

Corvi comuni & Cornacchie - Foto di Ivano Candon

Corvo imperiale - Foto di Stefano Sava

Corvo imperiale - Foto di Stefano Sava

Allora sarà necessario cambiare aria (o quota?) oltre che prospettiva, alla ricerca di sempre nuovi compagni di viaggio.

 

Gita Tringa d'alta quota

Picchio tridattilo (nuovo amichetto) - Foto e video di Pietro Zamò


Oppure cambiare area. E farsi un paio di giorni di vacanza. Neanche troppo lontano, magari. In compagnia se possibile. E sorridendo (serenamente).

 

Gita fuori porta - Foto di Skody

Gita fuori porta - Foto di Skody

Gita fuori porta - Foto di Skody

Gita fuori porta - Foto di Skody

Gita fuori porta - Foto di Skody

Gita fuori porta - Foto di Chiara Valvassori

Gita fuori porta - Foto di Chiara Valvassori

Gita fuori porta - Foto di Chiara Valvassori

Ovviamente facendo attenzione, perché in ogni territorio, vicino o lontano, c’è qualcuno che controlla il suo impero dall’alto…

 

Aquila imperiale - Foto di Paolo Zonta

Aquila imperiale - Foto di Paolo Zonta

Aquila imperiale - Foto di Paolo Grion

… e se non ti comporti bene ti manda il suo lupo cattivo…

 

Lupo cattivo, lupo cattivo! - Foto di Paolo Zonta

Lupo cattivo, lupo cattivo! - Foto di Paolo Zonta

E allora niente. A quel punto tocca tornare sui propri passi. Verso i luoghi che conosciamo meglio. I dintorni di casa. A cercare le piccole cose banali da cui siamo partiti. Quella noiosa e mortificante ricerca delle cose banali. Se siete abbastanza masochisti (e vi capita di passare per Codroipo) ne abbiamo una per voi. Per tutte le Stagioni, ovviamente. Perché negli ultimi cinque anni qualcuno (leggi PiZonta, Renato & company) si è applicato con dedizione e anche l’Atlante di Codroipo sta prendendo forma. Vi omaggiamo della mappa del Merlo, così, a mer(l)o titolo indicativo.

 

Codroipo & il Merlo - Elaborazione dati di Marta Trombetta

E di quella della Stagione Fredda, se vi venisse voglia di aiutarci a colmare lacune e caselle nei prossimi giorni.

 

La Stagione Fredda a Codroipo - Elaborazione dati di Marta Trombetta

Al solito, qualsiasi specie è buona, non si disdegna nulla, dai passeriformi ai picchi, dai gabbiani (con anello) ai limicoli (diurni e notturni) tutto fa punteggio.

 

Cincia mora - Foto di Bruno Delbianco

Cincia bigia - Foto di Stefano Sava

Beccamoschino - Foto di Bruno Delbianco

Tordela - Foto di Flavio Consonni

Picchio nero - Foto di Stefano Sava

Gavina (con anello!) - Foto di Paolo Zonta

Pivieri dorati - Foto di Paolo Utmar

Beccaccia, custode della notte


Giusto un avviso, fate caso agli zigoli. Perché questa noiosa e mortificante ricerca potrebbe riservare qualche sorpresa (sì, proprio a Codroipo!).

 

Zigolo golarossa - Foto di Paolo Zonta

Zigolo golarossa - Foto di Paolo Zonta

Piccole sorprese che regalano piccole (e grandi) emozioni. Alcune di queste si nascondono ai nostri occhi e al nostro cuore (una settimana per rispondere, come al solito).

 

Quiz 1

Quiz 2 - Foto di Bruno Delbianco

Altre si palesano in modo fin troppo manifesto e ormai da lunghi mesi (avete mai sentito parlare di un Totano zampegialle minore che si intrattiene negli stessi metri quadri, con brevi pause, da quasi un anno e mezzo?)

 

Totano zampegialle minore & moro


Una piccola parte di questi (meravigliosi) ospiti, intrufolandosi tra le note della nostra memoria, si ritaglierà un posticino nei nostri (documentati) ricordi.

 


Molti altri, invece, a nostra insaputa, sono ancora là fuori. Attendono solo le nostre emozioni, il nostro sorriso, la nostra serenità. E l’alba di un nuovo anno… (video di Paolo Grion & Chiara Valvassori)


L'alba del nuovo anno - Foto di Skody




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