martedì 6 novembre 2018

I So' Lamento, Atto II - Le Miti Tremiti Tra Miti e Mitomani


Potete chiamarmi spauracchio, tranquilli, conto di fornirvene le prove.
Possiamo riprendere grossomodo da dove ci eravamo lasciati, con un tardivo traghetto in balia delle onde...


... in partenza da un isola prossima all'isolamento, mentre dall'alto della scogliera il PELLEGRINO guardiano dell'orizzonte si sincera che io davvero mi allontani...


... per seguire l'inesorabile CORSO degli immutabili eventi.


Quello che ancora vi manca da sapere, ma che immagino abbiate già intuito, è che nel frattempo ho perso tutte le coincidenze su rotaia prenotate per trasferirmi dal lato tirrenico al lato adriatico, per imbarcarmi nella seconda tappa di questa ostinata autunnale avventura, l'esplorazione delle famigerate Isole Tremiti (Fg) sulle quali contemporaneamente sta giungendo Pulotto, con mezzi di sbarco alternativi visto l'accanimento del mare anche in quel contesto, temibile avvisaglia delle mie prospettive future.
 
 
 
 
Con le risorse residue mi affido desolato ai trasporti che mi consegnano nottetempo alle alture di Campobasso (considerata la quota, un ossimoro più che una semplice città). L'alba uggiosa mi concede un barlume di fiducia in un universo burrascoso, assicurandomi una mezz'ora di anticipo sull'imbarco dell'aliscafo da Termoli (Cb).
 
 
Aliscafo che, contravvenendo a tutte le garanzie telefoniche della compiacente compagnia di viaggio, come il suo consimile Adriatico, ritiene impraticabile la tratta odierna e mi consegna ufficialmente alla permanenza forzata tra le mura di Termoli. Ci sarebbe l'alternativa elicotteresca da Foggia, ma a stento riesco a sollevarmi dal muretto sul quale il destino e la tenacia del vento in progressivo aumento mi hanno costretto a collassare.
 
 
Vago a piedi per ore, che diventeranno giorni, tra centro abitato, costa ed entroterra di un territorio a me totalmente sconosciuto alquanto avaro di regali, sebbene basti un RAMPICHINO COMUNE nel parco urbano a concedermi un sorriso, o due FISCHIONI rintanati a proteggersi dalle veementi folate in una putrida canaletta,
 
 
mentre sulle mura le TACCOLE si assicurano che io non compia insani gesti
 
 
e nel porto un GABBIANELLO supervisiona le attività di pescatori e naviganti,
 
 
mentre l'aliscafo costantemente ormeggiato pare ormai letargico, e il buon GIUSEPPE mi rintraccia casualmente e mi accompagna compassionevole nell'ultimo tratto del mio vagabondaggio.
 
 
Dalle isole intanto giungono dal Pulotto notizie ancor più drammatiche, di smottamenti cosmici, foreste sradicate, paesi volatilizzati nel nulla, spazzati da una leggerezza di vento insostenibile. A giustificare la costante assenza di avifauna di qualsiasi conformazione e categoria, fatta esclusione per i FRINGUELLI, talmente numerosi da invogliare l'erba assassina a farne facili prede.
 
 
 
 
Per quanto, nonostante lo sconquasso, lui confidi ancora nella Resurrezione (con la speranza che non cappelli).
 
 
Così, quando dopo tre giorni di forzato ritardo, nella tarda mattinata di martedì 30 ottobre riesco a indirizzare le mie forze superstiti verso il molo d'attracco dell'aliscafo, il fremito tremito che dovrebbe percorrermi è ormai quasi del tutto sopito, ma la rassegnazione trova conforto nell'accoglienza di Giusi, Elio e Arturo, che hanno ormai adottato ufficialmente il Pulotto.
 
 
Una tregua nel vento con il sole che sembra prendere coraggio, e tra i pini, i cespugli e i giardini piccole sparute sagome fanno capolino, tuttavia talmente rare che Ventotene a confronto lo ricordo come un Paradiso terrestre. E di nuovo a controllare ogni angolo della micro e della macrosfera tra cielo e terra, per regalarci, in mezzo al moderato svolazzo di FRINGUELLI e VERZELLINI sparigliati dalla contraerea degli SPARVIERI, un SALTIMPALO,
 
 
un PASSERO SOLITARIO,
 
 
tre ZIGOLI MUCIATTI...
 
 
con i CODIROSSI SPAZZACAMINO che sembrano comparire a tratti più numerosi, saltellando a prender fiato tra rocce e murature, prima dell'ultimo balzo,
 
 
e le TOTTAVILLE che incerte sul futuro si concedono perplesse allo sguardo dei passanti.
 
 
Nel cielo plumbeo vola radente la retroguardia dell'ultima squadriglia di RONDONI PALLIDI mentre sugli scogli all'ombra del faro
 
 
un'inferocita coppia di MARTIN PESCATORI sembra declamare il possesso dell'intera isola.
 
 
Il buio ci raggiunge prima che la giornata finisca, e come PASSERE SARDE al dormitorio tra le fronzute foglie di una palma, andiamo a confonderci con le ombre e i fantasmi che stancamente popolano ancora l'isola, confidando che il domani popoli di nuovi Tartari il deserto.
 
 
E come volatili umani, dal cielo ad elica sbarcano Marco e Fabrizio che lesti si adeguano al nostro modo di affrontare la desolazione, delirando.
 
 
Su San Nicola invochiamo gli Angeli (uno poi arriverà davvero, in Aliscafo)
 
 
e tutti i santi del Presepe (un Cristiano e un Giuseppe risponderanno alla chiamata) 
 
 
affinché trasformino almeno uno dei quattro STRILLOZZI in qualcosa di migliore, o minore.
 
 
E Padre Maronno (impersonato per l'occasione da Pulotto) incredibilmente ci ascolta e ci esaudisce, tanto da farlo letteralmente scomparire, altro che rimpicciolirlo soltanto. Per evitare che ne resti soltanto uno, rinunciamo alle nostre ulteriori preghiere. Scoraggiate dalla nostra presenza anche le capre sembrano desiderose di fuga, aggrappandosi ad un roccioso imbarco nell'attesa di un traghettatore tutto loro.
 
 
E abominevoli aberrazioni innaturali trasformano i lampioni in Istrici delle Isole.
 
 
Su San Domino frattanto, mentre le immagini del satellite regalano impressionanti apocalittici scenari italici, 
 
 
la folla si accalca, tra i soliti irriducibili e recidivi milanesi (convinti che come a Ventotene anche qui sia sempre domenica, seppure in un giovedì festivo; che poi effettivamente, sappiatelo, sabato e domenica su entrambe le isole, a settimane alterne, sono gli unici giorni buoni) e bande di (pure suonatori) pugliesi insieme a variegate conformazioni veneto anglo tedesche, la popolazione umana supera di gran lunga quella ornitica. Dovrei fare la loro check list completa, per salutarli tutti, ma mi concederò di invocarli univocamente come testimoni della concreta disfatta, al momento consono.
 
 
E di nuovo, le ore e i giorni trascorrono in uno sbandamento ormai demenziale, mentre qualcuno si trova l'aMantide,
 
 
 
qualcun altro viene additato per aver materializzato a suo piacimento il primo SMERIGLIO per le Isole Tremiti, qualcuno cerca conforto tra i Carmelitani 
 

 
prima che lo sconforto totale lo spinga a compiere pazzie dall'alto di uno strapiombante dirupo...
 
 
... e qualcuno  infine semplicemente si rassegna a contare le unghie dei GECHI.
 
 
Ad insaputa di (quasi) tutti comunque, io e Pulotto il nostro MEGA ce lo siamo fatto.
 
 
Giunge infine l'ultima notte, e nell'aria qualcosa davvero freme. Zippano i TORDI BOTTACCI, mentre i soliti mitomani millantano addirittura un TORDO SASSELLO (che sventuratamente poi dovranno ritrovarsi a confermare tutti), per non parlare della solitaria ALLODOLA. E allora che si fa? Appuntamento all'alba sul Colle dell'Eremita per salutare il nuovo giorno? Detto fatto. Così il nuovo giorno ci sberleffa con la sua insondabile cappa di nebbia.
 
 
Suvvia, non disperate miei prodi, nell'ora della mia dipartenza lo Scudo Antimigratorio si dissolverà, statene certi. E già qualche spiraglio si intravede.
 
 
Ci sarebbe ancora il tempo per quell'ignoto bigio oscuro (oradde) fraseggio, ma facciamo finta che no. E partiamo, in orario, stavolta, io e Pulotto. Ore 9.45 del 3 novembre, ricordate bene questo orario. Mentre sul molo se la ridono.
 
 
 
Tempo un accademico quarto d'ora, che l'aliscafo esca dalla rada, e nel cielo si scatenerà l'inferno. In senso buono. Ve l'ha già raccontato Marco, dalle 10.00 un'impressionante invasione di volatili di tutte le forme e dimensioni invade San Nicola, San Domino e Capraia. Impossibili da contare. Sbigottiti attraversano i frammenti dell'enorme Scudo che fino a poco prima impediva loro il transito. Questo è quanto si narra, imparziali testimoni già ve l'hanno raccontato, domandate pure a loro, confermeranno tutto. A me non resta che prenderne atto. Ora andrò a cercarmi le istruzioni di questo dannato marchingegno, per disintegrarlo. Anzi, approfitto subito per farvi un offerta irresistibile. Dono infallibile Scudo Antimigratorio. In cambio, chiedo solo un sorriso sereno, il vostro, mentre un pensiero bisbiglia sibillino nella mia testa vuota, ma tuttavia lo percepisco nitidamente, "Prossimavolta Stattenaccasa".
 
 
Un saluto e un abbraccio a tutti i testimoni, loro conoscono la Verità.
In coda, giusto per completezza, un miserrimo elenco.
 
1. Berta maggiore
2. Berta minore
3. Cormorano
4. Marangone dal ciuffo
5. Sparviere
6. Poiana
7. Gheppio
8. SMERIGLIO
9. Falco pellegrino
10. Gabbiano corallino
11.Gabbiano reale
12. Colombaccio
13. Tortora dal collare
14. Rondone pallido
15. Martin pescatore
16. Tottavilla
17. Allodola
18. Prispolone
19. Pispola
20. Ballerina bianca
21. Scricciolo
22. Passera scopaiola
23. Pettirosso
24. Codirosso spazzacamino
25. Saltimpalo
26. Passero solitario
27. Merlo
28. Tordo bottaccio
29. TORDO SASSELLO
30. Tordela
31. Capinera
32. Occhiocotto
33. Luì piccolo
34. Regolo
35. Fiorrancino
36. Cornacchia grigia
37. Storno
38. PASSERA SARDA
39. Passera d'Italia
40. Fringuello
41. Peppola
42. Verzellino
43. Verdone
44. Cardellino
45. Lucherino
46. Fanello
47. Frosone
48. Zigolo muciatto
49. Migliarino di palude
50. Strillozzo
 
 
 
 
 
 

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