mercoledì 31 agosto 2022

Resoconto Mensile Tringa - Agosto 2022

 

In una dimensione parallela tutto questo non sta davvero accadendo. In una dimensione parallela ci aggiriamo sereni, spensierati e silenziosi, con cautela e curiosità, in un mondo rigoglioso inondato di suoni, colori, profumi. Inondato di vita, fuori e dentro di noi. E sorridiamo. In una dimensione parallela soprattutto sorridiamo. Anche se tutto quello che ci circonda è solamente un miraggio, un sogno, un’illusione che scomparirà nell’arco di un respiro, in questa dimensione parallela sorridiamo, come da tempo non siamo più in grado di fare. Sorridiamo della nostra fragilità, di tutto ciò che, soffrendo, abbiamo vissuto, di tutto ciò che è andato irrimediabilmente perduto ma che tuttavia abbiamo realmente vissuto, di tutto ciò che scomparirà nell’attimo di uno sguardo, l’ultimo forse, in cui potremo sorridere ancora. Ed in quell’attimo, davanti al buio che avanza e ci circonda riportandoci nella dimensione reale, sorrideremo dentro comunque, impassibili, con occhi rassegnati.


La consapevolezza interiore della Sgarza ciuffetto

Perché non abbiamo alternative. L’Universo che abbiamo imparato a conoscere sta scomparendo e noi, per come abbiamo vissuto, per come abbiamo amato, per come abbiamo combattuto, per come abbiamo tentato di resistere al cambiamento, siamo parte integrante di quell’Universo e stiamo scomparendo insieme a lui. Siamo destinati ad estinguerci, lasciando il nostro posto ad una società nuova, con interessi diversi, con priorità lontane dalle nostre. Concedendo spazio, in cielo ed in terra, ad un potere moderno, spregiudicato ed irrazionale, in cui il superfluo manda letteralmente in fumo l’essenziale, costantemente e senza rimedio, per un appagante ed ingenuo bisogno social & sociale di benessere ed apparenza, gravido di confortante demagogia, frivolezza e superficialità.

 

Metallo urlante - Foto di Paolo Zonta

Segnali di fumo - Foto di Paolo Zonta

Il nulla che avanza - Foto di Paolo Zonta

Ovviamente con “noi” intendo tutti coloro che altri Dragoni vorrebbero veder volare nel cielo...

Dragone autunnale - Aeshna mixta - Foto di Paolo Zonta


Tutti coloro che guardandosi intorno, oggi, non sono più in grado di chiamare Natura il disastro che ci circonda, il deserto che, consapevoli o meno, abbiamo contribuito a concretizzare con le nostre necessità quotidiane e con gli interventi esasperanti che continuano ad essere messi in atto, senza fondamento sensato ed in modo illusorio, con l’apparente scopo di migliorare la nostra qualità di vita (con la v minuscola), dimenticandosi totalmente di quali dovrebbero essere le priorità della Vita (con la V maiuscola). E mentre interi Universi attorno a noi scompaiono, insieme a loro svaniscono anche le nostre residue energie per conservare intatto quel sorriso interiore che potrebbe ancora salvarci.

https://www.telefriuli.it/inviati-da-voi/pesci-anfibi-crostacei-rari-fvg-minacciati-siccita-cambiamento-climatico/3/235140/art/?fbclid=IwAR0EUh2-wO55pwuVo2bGXOk4cwLWYHWQC2PG0dsHf96mYmnyyz1rx-532L4

E’ vero. Il Pianeta ha affrontato periodi sicuramente più catastrofici di questo, spesso di sua iniziativa. La sensazione disarmante tuttavia di fronte alla sconfortante attualità è che siamo noi, singole pedine, a non saper rinunciare al minimo beneficio ed ai nostri privilegi. Nemmeno un piccolo sacrificio pur di dare respiro agli altri esseri viventi. Figuriamoci se chi occupa i piani alti (compresi il tetto ed i comignoli) è disposto a farlo al posto nostro.

 

Civetta ospite dei piani alti

Civette perplesse - Foto di Marta Trombetta

Qualcuno di “noi”, comunque, si sforza per sottrarre un angolino di Universo alla devastazione umana, concedendo un sottile lembo di terra alla sopravvivenza delle specie più delicate (vi abbiamo mai parlato dei Fratini di Lignano Sabbiadoro?)

https://www.facebook.com/photo/?fbid=10222958390333094&set=a.4403253924353

Oppure ripristinando ambienti acquatici ormai perduti, piccole oasi nel desertico contesto agricolo, talvolta immergendosi completamente e con dedizione, con parole, opere ed automezzi, nell’intento, alla stregua di Paolo Utmar.

 

Vie d'acqua residue - Foto di Paolo Utmar

“Gli stagni si riempiono di tife e quindi se si vuole mantenere almeno una parte dello specchio d'acqua, bisogna tagliare, in questo caso con la falce, la vegetazione ritenuta in eccesso. Dopo il lavoro si ripongono nella vettura gli attrezzi e si percorre la capezzagna adiacente al canale, pieno d'acqua per consentire le abbondanti irrigazioni dei campi circostanti. L'avifauna è varia, boscherecci, stiaccini, cutrettole, l'airone rosso… e ci si dimentica di valutare dove si mettono le ruote. Ecco: così mi sono impantanato in Fossa Vecia (Fiumicello - Villa Vicentina).”  

 

Nei pantani in Fossa Vecia - Foto di Paolo Utmar

Insomma, perché darsi tanto da fare? E’ agosto, le poche bestie che c’erano quest’anno ormai hanno terminato (e troppo spesso abortito) i loro obblighi coniugali e riproduttivi e se ne sono andate o eventualmente se ne stanno, mute ed in muta, infrattate in qualche nascondiglio tra i superstiti cespugli (o come più di qualcuno sospetta, sotto terra, dal momento che è possibile camminare per chilometri prima di incontrare un passeriforme superstite). Non sarebbe meglio (come mamma mammifera ci insegna) starsene tranquilli ad oziare in un campo di grano, a ripararsi all’ombra delle cannucce o a grufolare nella melma per poi farsi una rigenerante nuotatina?

 

Caprioli in un mare dorato


Sciacallo dorato tra luci ed ombre  - Foto di Paolo Utmar

Cinghiale d'assalto




Eppure. Eppure ancora una volta dobbiamo sfatare questa leggenda che ad agosto il periodo riproduttivo è già finito per tutti (sempre che sia mai iniziato). Alcuni ritardatari ci sono sempre, anche al di fuori delle schiere dei columbidi che onnipresenti presidiano abitazioni e cortili. Ci sono ospiti inaspettati (TORCICOLLI ed UPUPE) che fanno capolino da residui pertugi (Foto al nido! Foto al nido! Tra l’altro del 31 di luglio, quindi nemmeno vale, imbroglione) e poi saltellano mimetici in giro per gli aridi campi alla ricerca di invisibili creature.

 

Piccolo Torcicollo pigrone

Torcicollo - Foto di Paolo Zonta


Upupa - Foto di Paolo Zonta

Upupe al pascolo - Foto di Paolo Zonta

Stoici BECCAMOSCHINI che imperterriti nelle ore più calde e disarmanti continuano a pizzicare il cielo e gli insetti per la loro prole.

 

Beccamoschino timido - Foto di Paolo Zonta

Beccamoschino meno timido - Foto di Paolo Zonta

Temerari ZIGOLI NERI che resistono alle avversità termiche pur di conquistare nuovi territori.

 

Zigolo nero guardingo

Zigolo nero pronto a sfamare la prole

Intrepidi SORDONI che sfidano la gravità nelle loro prime avventurose scalate.

 

Sordone in arrampicata libera

CUCULI “col ciuffo” sbarazzino che stentano ad allontanarsi dai loro genitori adottivi.

 

Cuculo col ciuffo

Cuculo con piuma sbarazzina

Trenini di giovani TORTORE SELVATICHE che percorrono in fila indiana i rami prima di spiccare il volo verso le terre del Sud.

 

Trenino di Tortore selvatiche - Foto di Paolo Zonta

Giovani ardeidi (TARABUSINI, SGARZE CIUFFETTO, AIRONI GUARDABUOI) che fuggono a piedi dai loro nidi pur di esplorare il mondo ostile che li circonda, solitari o sotto lo sguardo vigile e rassegnato degli adulti (o di strani individui dal piumaggio aberrante).

 

Tarabusino esploratore

Sgarza ciuffetto arruffata - Foto di Marta Trombetta

Sgarza ciuffetto spettinata

Sgarza ciuffetto rassegnata

Airone guardabuoi dal piumaggio bruciacchiato - Foto di Bruno Delbianco

Poi ci sono loro, quelle alate creature azzurre, quelle insospettabili GHIANDAIE MARINE che nel mese di agosto compaiono praticamente ovunque, tra la laguna e l’alta pianura, giovani ed adulti, in numeri inaspettati, a suggerirci che forse ci siamo distratti un pochino troppo mentre loro si impadronivano di qualche idonea cavità sotto il nostro naso.

 

Ghiandaie marine in tutte le salse

Ghiandaie marine in tutte le salse

Ghiandaie marine in tutte le salse

Ghiandaie marine in tutte le salse

E mica solo loro. La stessa storia ce la raccontano i PICCHI ROSSI MEZZANI che un poco alla volta si avvicinano, albero dopo albero, al cuore del Friuli, diventando nello stesso anno, ospiti del comune di Udine sia durante la Stagione Fredda che durante la Stagione Calda.

 

Picchio rosso mezzano allo sbaraglio

Infine, ci sono quegli imbroglioni del FALCHI PECCHIAIOLI, che proprio mentre i loro consimili aprono il corteo diretto a Sud continuano imperterriti a raccogliere cibo per i piccoli mascalzoni che ancora latrano e guaiscono in prossimità del nido, in attesa della loro razione di favo con ronzanti bocconcini.

 

Falco pecchiaiolo con favo

Falco pecchiaiolo - Foto di Luciano Silei

Falco pecchiaiolo e Rondine - Foto di Paolo Zonta

Falco pecchiaiolo sforacchiato - Foto di Paolo Zonta

Falchi pecchiaioli - Foto di Paolo Zonta

Falchi pecchiaioli - Foto di Paolo Zonta

E gli altri rapaci? A parte l’ASTORE, che si diverte ad essere dispettoso con tutti quelli che passano, ed il FALCO DI PALUDE, che deve fare i conti con i gatti domestici, sempre pronti ad intromettersi nelle zuffe e a sottrarre succulenti piccole prede…

 

Astore dispettoso insegue Falco pecchiaiolo


… tutti gli altri si fermano curiosi ad osservare quello sciabordante sciamare di falchi apivori nel cielo.

 

Gheppio - Foto di Marta Trombetta

Falco cuculo

Falco cuculo

Lodolaio

Falco pellegrino

Falco pescatore con anello giallo e scorta di Beccacce di mare

Biancone adulto con anello

Biancone adulto senza anello

Un carosello di viandanti che percorrono le vie invisibili dell’aria. La migrazione. Quell’incredibile fenomeno sempre più impalpabile che per indefinibili istanti ci circonda, ci invade e ci attraversa come fossimo cespugli, scomparendo poi (per sempre?) oltre i limiti della nostra umana percezione. Piccoli fantasmi compaiono agitandosi tra i rami e gli steli. Sempre più difficili da intercettare, sempre più difficili da interpretare, in quel loro ostinato mormorio di fine estate check check check dal fitto della vegetazione. Giusto i più spavaldi compaiono alla vista, tra i microscopici ospiti di questo precoce autunno. Un’AVERLA CAPIROSSA esibizionista, un CULBIANCO arboricolo, un FORAPAGLIE COMUNE, un CANAPINO MAGGIORE, una BIGIARELLA, qualche esuberante LUI’ VERDE.

 

Averla capirossa

Culbianco - Foto di Paolo Utmar


Forapaglie comune - Foto di Paolo Zonta

Forapaglie comune - Foto di Paolo Zonta

Canapino maggiore - Foto di Paolo Zonta

Canapino maggiore - Foto di Paolo Zonta

Bigiarella - Foto di Paolo Zonta

Bigiarella - Foto di Paolo Zonta

Luì verde

Luì verde

Luì verde

Al margine delle cannucce, nelle pozze allo scoperto, spavaldi PORCIGLIONI, ingenui VOLTOLINI e ancor più timide SCHIRIBILLE sgattaiolano fugaci, schivando un GAMBECCHIO NANO, un ALBASTRELLO, uno spaesato PIOVANELLO TRIDATTILO e due confidenti MARZAIOLE, mentre uno sprovveduto SVASSO COLLOROSSO si interroga su dove mai sia capitato.

 

Porciglione - Niccolò Fagotto

Voltolino - Niccolò Fagotto

Schiribilla - Niccolò Fagotto


Gambecchio nano - Foto di Paolo Utmar

Albastrello

Piovanello tridattilo - Foto di Paolo Utmar


Marzaiole

Svasso collorosso - Foto di Paolo Utmar

E così, disillusi, facciamo ritorno alla nostra dimensione obliqua, reduci da quella parallela in cui tutto questo non sta accadendo (o meglio, sta avvenendo con l’intensità e la sontuosità che solo la nostra delirante e fuorviante memoria è tuttora in grado di immaginare), arrendendoci a quell’irresponsabile inettitudine che sovrasta la nostra quotidianità, aggrappandoci a quel gracile appiglio che ancora ci tiene sospesi a danzare, effimeri, travolti dalle sempre più ostinate folate del destino. (Cit.) “Si sta come d’autunno sugli alberi” i PIRI PIRI PICCOLI.

 

Piro piro piccolo

Piro piro piccolo

Piro piro piccolo

Piro piro piccolo, adunata

 

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