lunedì 31 gennaio 2022

Resoconto Mensile Tringa - Gennaio 2022


Dobbiamo cambiare prospettiva. Non è questione di bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Non è nemmeno questione di cosa ci mettiamo dentro o di come è fatto quel bicchiere. E non è questione di dove lo appoggiamo, il bicchiere, lontano dal bordo del tavolo, per precauzione, perché non cada e vada in frantumi il fragile meccanismo che ne giustifica l’esistenza. E’ questione di smetterla, invece, una volta per tutte, con questo dannato bicchiere e bere direttamente dalla fonte, valorizzandone ogni singola goccia. Perché, se è vero come è vero che da anni facciamo del nostro meglio, consapevoli che il nostro meglio non sarà comunque abbastanza, c’è comunque qualcuno che è ancora convinto che il suo vetusto (piuttosto che antico) bicchiere valga davvero qualcosa, e continuerà ad esserne convinto, a sponsorizzarlo, a sacrificare passioni ed entusiasmi pur di promuovere il suo bicchiere (magari di plastica), anche quando tutta l’acqua del mondo si starà prosciugando. Ed è proprio a questo che dobbiamo abituarci, un mondo senza linfa vitale, deflorato (nel vero senso della parola) di tutte le sue risorse, senza più siepi in cui nascondersi, con argini di canali spogli e nudi, privo di vegetazione ad interrompere la sterminata monotonia degli aridi coltivi (senza colpevolizzare chi lavora la terra, quanto piuttosto chi dovrebbe supervisionare la conservazione dell’armonia ambientale). Perché di questo abbiamo bisogno per aprire gli occhi e cambiare prospettiva. Di scontrarci con la nuda realtà e di prenderne atto. “Quando cominceranno a piovere i cigni dal cielo, forse gli esseri umani comprenderanno finalmente fino a dove si sono spinti senza rimedio. E si fermeranno basiti ad osservarsi intorno in questo deserto, allarmati dal silenzio. E si domanderanno “E tutto il resto dove è finito?”. Ma poi la solita nostra vocina interiore salva coscienza, con la sua aurea giustificativa per ogni nostra mascalzonata egocentrica, suggerirà “Tutto il resto cosa?” “Ah, già, non c’è mai stato niente qui”. E torneremo a dedicarci alle nostre urgenti ed improcrastinabili incombenze, all’esasperante ricerca di gratificazioni e consensi, superficiali, superficialissimi e quanto più ignoranti possibile, purché facciano numero, in un mondo in cui esiste solo l’uomo e l’uomo soltanto. E la donna certo, anche la donna. E tanti saluti al cigno.”

 

Cigno reale deceduto probabilmente a causa di impatto con cavi dell'alta tensione

Dobbiamo cambiare prospettiva, inevitabilmente, per cogliere le differenze, piccole o grandi che siano, e tentare di frenare (o almeno testimoniare) il cambiamento prima che diventi irreversibile (illudendoci finché possiamo che non sia già troppo tardi). Perché ogni singola foglia, ogni singola pianta, ogni singolo cigno, ogni singolo essere vivente non sia caduto invano. Cambiare prospettiva e punto di vista, essere flessibili, adattarsi al contesto…

 

Cambiare prospettiva - foto di Luca Rossi

Perché solo così scopriremo che ogni cigno è diverso dall’altro. Che alcuni ci mandano dei segnali cercando di suggerirci qualcosa. Forse non saremo in grado di leggerli, quei segnali (anche se loro sembrano suggerirci come fare). 


Cigno reale 2MU1

Cigno reale 2MU1 che ci mostra come leggere il suo collare

Oppure, una volta letti, ci scontreremo con una tecnologia obsoleta in affanno che arranca per riuscire a fornirci quelle informazioni che dovrebbero essere reperibili (nell’era social) in tempo reale. Dovrete accontentarvi per ora di sapere che questi CIGNI REALI cercano di comunicare con noi in lingua ungherese.


Cigno reale C01C, ungherese

Cigno reale C01C, ungherese

Che poi dicevamo, ogni cigno è diverso dall’altro. E se aguzziamo lo sguardo, attraverso le fronde delle tamerici, riusciamo a percepire le differenze. Quella dimensione leggermente inferiore, quel collo più corto, quel becco nero e giallo. Ci arrischiamo anche a documentare queste differenze, con risultati discretamente mediocri. 

Cigni minori con paperame vario ed ibrido - foto di Paolo Utmar

Cigni minori e tamerici - foto di Luca Rossi

Cigni minori e tamerici - foto di Luca Rossi

E allora anche stavolta cambiamo prospettiva, dandovi modo di osservare i CIGNI MINORI nella loro veste migliore, realizzati con la nostra immaginazione e l’abilità artistica di Marta.

Cigni minori - disegno di Marta Trombetta

Restando in tema di cambiare prospettiva, di cigni ed uccelli acquatici, gennaio è il mese dei censimenti degli svernanti, con l’attenzione che inevitabilmente si concentra su di loro. Molti verranno intercettati dalle stringenti maglie della rodata e collaudata rete dei “rilevatori per un giorno” (quelli da “una botta e via”, svarioni inclusi), salvo che non si scelga una giornata caratterizzata da localizzati ed impenetrabili banchi di nebbia. Perché, come sapete, la nebbia manda in tilt la nostra testa e pure una gran parte dei volatili, le OCHE LOMBARDELLE in particolare, segnalate in volo sparso durante la notte in varie località regionali della bassa ed alta pianura nelle giornate di foschia intensa.

 

Oca lombardella solitaria e sperduta nella nebbia della pianura friulana

Ma questa cosa della nebbia, che ha caratterizzato soprattutto i primi giorni del mese, ve la devo raccontare con un aneddoto particolare. Con la “Storia del Piviere dorato in abito”. E’ il 2 gennaio. Fabio (Marcolin) trascorre in modo (spiritualmente) uggioso le sue ultime giornate in Italia e sollecita i compagni di merende Tringa a portarlo a fare un giro di birdwatching. L’orso e Pulotto rispondono. La giornata non può essere delle migliori. Freddo umido con visibilità a dieci metri. Decidiamo di portarlo a “vedere” il LUI’ DI HUME, confidando nel fatto che almeno qualche vocalizzo dovremmo riuscire comunque ad intercettarlo (un po' come nel "gioco dentro nebbia" di Luci a San Siro (cit. Vecchioni) tipo "Ma stai barando! Tu stai gridando! Così non vale, è troppo facile così...", o almeno così era, la bestiolina, tuttora, è sempre lì, ma più infida e silente). Lungo la strada facciamo qualche tappa sostanzialmente irrilevante, tranne per i vocalizzi delle oche che ci sorvolano praticamente ovunque. Lo Hume è al suo posto, insieme a Bruno (Delbianco) e ad alcuni vagabondi del centro nord Italia che lo raggiungeranno nelle ore successive. 

Luì di Hume (per chi si accontenta di foto realizzate senza richiami snervanti)

Tralasciando la parte in cui facciamo camminare per ore Fabio nel nulla cosmico portandolo al limite dell’assideramento, durante un trasferimento in auto osserviamo uno sparuto gruppetto di passeriformi posati a bordo strada, addirittura una mezza dozzina di STRILLOZZI. Ci fermiamo estasiati a contemplarli e dal finestrino aperto percepiamo un richiamo fischiato. Un PIVIERE DORATO vaga nella nebbia nei dintorni senza farsi vedere. Fabio intravede una sagoma in volo. Il PIVIERE continua a richiamare ad intervalli. (Da qui in avanti ho dovuto censurare una parte degli scambi del dialogo in francese) “C’è qualcosa posato in un campo. No, è uno sparviere.” “Aspetta, lo vedo, è più a sinistra, vicino all’argine. Ma ca…, sembra in abito! In alternativa sarà un Germano reale… o un’OCA COLLOROSSO…” “Ma smettila di dire str…”. “Bon, tira fuori il cannocchiale e guardalo”. “Ci sto provando ma non riesco a tenerlo fermo. Non si capisce cosa sia”. “Fammi vedere pagliaccio, non sai neanche usare un cannocchiale. Ma porca p… è un’OCA COLLOROSSO!” “Ma cosa m… dici?” “Guarda!”. 

Oca collorosso (o Piviere dorato in abito travestito)

Pausa. “Cosa ci fa un’OCA COLLOROSSO solitaria in mezzo ad un campo a caso?” Silenzio. “Però, la cosa più strana è che un’OCA COLLOROSSO richiami come un PIVIERE DORATO”. Dopo questa affermazione non ricordo se Fabio sia sopravvissuto o sia stato abbandonato privo di sensi in un campo. Dovremmo chiederlo agli avventurieri venuti dal resto d’Italia che forse l’hanno incontrato in serata, ma pare non ci siamo foto a testimoniare questo incontro né quelli successivi. Anzi, qualcuno dubita addirittura delle veridicità del nome di taluni di quei viandanti…

 

Marina Nova al quadrato - foto tratta dal profilo Instagram di pavoncellarmata

Dicevamo, dei censimenti. Anche su questo argomento sarebbe da valutare un cambio di prospettiva. Trascurando le domande esistenziali poste ormai da anni (che trasformano gli sVerNanti in sNerVanti) “Cosa significa davvero svernamento?” “Dobbiamo fare il possibile perché i risultati siano completi o concentrarci piuttosto a ripeterli pedissequamente nelle stesse modalità dei decenni precedenti, rischiando di perdere per strada decine, centinaia, migliaia di soggetti delle più svariate specie che nel frattempo si sono distribuite altrove sul territorio?” “Non sarebbe il caso di condividere almeno in via ufficiosa (con i referenti delle varie aree umide e con chi ha davvero il polso della situazione reale) i dati preliminari in modo da completare eventuali lacune che rischiano inevitabilmente di crearsi?” “Non sarebbe il caso di cominciare a ragionare concretamente sulle macroaree (e valutarne di nuove) invece che spendere giornate e risorse perlustrando minuziosamente siti che da anni non forniscono alcun risultato?” etc. etc.

 

Censimenti Acquatici Snervanti

Tutte riflessioni che lasciano il tempo che trovano, perché difficili da comprendere da chi non si muove nello spazio tempo e percepisce le differenze tra le singole giornate, nelle singole località, tra i numeri e le specie presenti a seconda delle condizioni ambientali, stagionali, meteorologiche o fortuite che siano, con migliaia di CORMORANI che compaiono all’alba sulla costa nel giro di pochi minuti, FENICOTTERI che vagano a stormi di centinaia (e migliaia) a seconda del disturbo giornaliero nei vari siti della laguna, zattere di SVASSI MAGGIORI a centinaia che compaiono al largo in mare per scomparire poco dopo, centinaia (se non migliaia) di AIRONI GUARDABUOI che frequentano sperduti dormitori in giro nelle città e nei paesi della pianura, migliaia di GABBIANI (REALI, COMUNI, CORALLINI e GAVINE) con altrettanti dormitori in terra e mare che cambiano da un giorno all’altro e tra i quali si celano (nel vero senso della parola) improbabili intrusi, centinaia di PIVIERI DORATI invisibili in mezzo ai campi che si materializzano solo per un istante nelle loro scorribande volanti. 

Centimigliaia di Cormorani all'alba tra mare e laguna

Fenicotteri sperduti nella nebbia

Pattuglia acrobatica di Fenicotteri

Un dormitorio a caso di Aironi guardabuoi nel Medio Friuli

Zafferano timido alle spalle di spavaldo Gabbiano reale

Gabbiano reale nordico immaturo frammisto a variegati Gabbiani reali

Pivieri dorati fantasmini - foto di Matteo De Luca

Pivieri dorati - foto di Matteo De Luca

Pivieri dorati - foto di Matteo De Luca


Questo solo per soffermarsi sui grandi numeri. Ci sarebbero poi le singole osservazioni, quelle che rendono emozionante anche la più frustrante ed intensa giornata di censimento, come il NIBBIO REALE di Silvano nel bel mezzo della pianura friulana (Ud), il GUFO DI PALUDE di Paolo Utmar sull’argine lagunare di Grado (Go) o addirittura la SULA in canale Primero (Go) (prima osservazione invernale “condivisa” per il FVG) osservata da Matteo De Luca, Silvano Candotto e company.

 

Nibbio reale - foto di Silvano Candotto

Gufo di palude - foto di Paolo Utmar

Sula inseguita dai gabbiani - foto di Matteo De Luca

C’è da dire che alcune di queste esperienze possono dare dipendenza. Eccovi la testimonianza di Paolo Utmar. “Piccolo aneddoto. A dicembre 2019, il 21, molti si erano uniti (si poteva, era "prima del…") per una bicchierata in ricordo di Ignazio al bar della Cona, lontano passò un tarabuso in volo ed io ero particolarmente eccitato mentre gli altri mostravano distacco, forse subodoravo una lunga astinenza da Botaurus che è durata quasi 25 mesi e si è interrotta di recente, il 10 gennaio con un individuo in volo all'imbrunire a Fossalon verso l'Isonzato (Go). Come se non bastasse il 24 ho trovato un altro soggetto in un canale presso delle colture a perdere in Fosa Vecia a Fiumicello (Ud).”

L'ombra del Tarabuso - foto di Paolo Utmar

Tarabuso - foto di Marta Trombetta

Ma ci sono tante altre piccole o grandi osservazioni che rischiano di andare perse, da un lato perché le varie specie cambiano abitudini, in tempi talvolta rapidi e drammatici. Alcune scompaiono, altre esplodono. Solo una quindicina di anni fa le VOLPOCHE a gennaio erano poche decine, ora sono migliaia. I QUATTROCCHI erano migliaia, ora a seconda delle annate, stentano a superare le poche centinaia, mescolandosi alle poche MORETTE GRIGIE superstiti (che talvolta compaiono con singoli individui nei siti più inaspettati). Al loro posto gli SMERGHI MAGGIORI scendono i fiumi alpini e raggiungono il mare (ma bisogna saperli trovare).

 

Quattrocchi esibizionisti con Folaga - foto di Paolo Utmar


Una Moretta grigia sperduta in mezzo al Friuli

Moretta grigia - foto di Marta Trombetta

Gli Smerghi maggiori scendono il fiume - foto di Paolo Utmar

Gli Smerghi maggiori conquistano il mare - foto di Matteo De Luca

Dall’altro lato, inevitabilmente, solo con uscite mirate, ripetute, rilassate, con il dovuto tempo dedicato alla ricerca, si riesce a stanare l’unico CHIURLO PICCOLO in mezzo ai CHIURLI MAGGIORI vaganti nel riverbero in mezzo ai campi.

 

Chiurlo piccolo raro svernante - foto di Paolo Utmar


Chiurli maggiori smarriti nel riverbero dei campi - foto di Paolo Zonta

Oppure trovare una sperduta anatra tuffatrice, magari un MORIGLIONE in un canale delle risorgive (Codroipo, Ud), o una femmina di PESCIAIOLA (grazie a Fabio Piccolo dei temibili veneti) in canale Averto, RNR Valle Cavanata (Go)...

Moriglione in mezzo alla folla - foto di Paolo Zonta
Pesciaiola dormiente tra Morette e Moriglioni - foto di Paolo Utmar

o piuttosto qualcosa che si trasforma nel QUIZ del MESE in RNR Valle Grotari (Ud). Una settimana per le risposte, qui nelle note o in privato a capitanotj Chiocciola gmail.com. Vediamo se anche stavolta la vostra soluzione corrisponde alla nostra.

 

Foto quiz (bestia a sinistra) con Moriglione

Foto quiz (bestia a sinistra) con Moriglioni

(Questa la nostra soluzione: Ibrido Moriglione x Moretta tabaccata, con sottocoda bianco candido vistoso, corpo più chiaro e vermicolato contrastante con il petto color tabacco...) Anche in questo caso trovate a pagina 35 della "Guida degli Uccelli d'Europa, nord Africa e vicino Oriente, Svensson L., ricca Editore, 2012" l'immagine di un individuo identico a questo).

Identico discorso varrebbe per la MARZAIOLA in laguna di Marano (Ud), prima osservazione di gennaio (nota e condivisa, ma chissà quante sono finite nei carnieri dei cacciatori) per la provincia di Udine, lo smarrito PIOVANELLO MAGGIORE, forse unica segnalazione di questo mese di gennaio per il FVG o la MORETTA CODONA della foce del Tagliamento (Ud)...

 

Marzaiola (o meglio Gennaiola) infreddolita

Fantasma di Piovanello maggiore (in alto al centro) con Pivieressa e Piovanelli pancianera

Il pescatore e la Moretta codona

Moretta codona


Cambiare prospettiva. Con umiltà, flessibilità, consapevolezza. O al prossimo censimento troveremo solo lui ad aspettarci.

Rilevatore patentato di Uccelli Acquatici Svernanti

Per altro, almeno scorrendo i numeri e perlustrando in tempo reale le aree umide lagunari e costiere, possiamo affermare che restano al momento le zone in cui è ancora possibile trovare uccelli in numeri consistenti, con la possibilità di concentrarsi a spulciarli per trovare qualcosa di raro o stravagante. Dalla POIANA con le ali isabelline alla PAVONCELLA slavata in candeggina.

 

Poiana dal piumaggio anomalo (limitato alle ali)

Poiana con mantello da fantasma

Pavoncella lavata in candeggina

Pavoncella lavata in candeggina

Oppure, per gli irriducibili (aprendo il solito sipario sul “Big Year”) vi possiamo confermare che tra Golfo di Panzano, RNR Foce Isonzo e RNR Valle Cavanata (Go) continuano a vagare quelle rarità che potrebbero giustificare una trasferta fuori provincia, includendo il POKER (o meglio la cinquina) di SVASSI da un unico punto di osservazione al FULL di OCHE (due banali e tre rare) che includono OCA GRANAIOLA, OCA COLLOROSSO (almeno due, e non sperdute nella nebbia come quella di Aquileia) e OCA LOMBARDELLA MINORE (almeno due anche di queste).

 

Svasso collorosso - foto di Matteo De Luca

Svassi cornuti - foto di Matteo De Luca

Oca granaiola (in buona compagnia) - foto di Silvano Candotto

Oca collorosso con oche lombardelle - foto di Matteo De Luca

Oca collorosso con oche lombardelle - foto di Silvano Candotto

Due oche collorosso con accompagnamento misto - foto di Silvano Candotto

Due Oche lombardelle minori nel mucchio selvaggio - foto di Silvano Candotto

E insomma dicevamo, cambiare prospettiva. Perché a guardarci intorno, oggi, con questi occhi, ci viene da piangere. E ad ascoltare questo immutabile silenzio ci trema davvero il cuore. Sarà l’inverno, direte voi. Gli uccelli acquatici ci sono pur. Avrete ragione, sicuramente. Inutile scrutare per ore la campagna alla ricerca di esseri viventi, se la vegetazione è stata completamente eradicata. Cosa speri di trovarci, dei Picchi?

Picchi rossi maggiori terricoli - foto di Paolo Zonta


Che poi, per fortuna, nelle foreste del Tarvisiano, anche a bassa quota (Rutte, 850m), qualche residua pianta ancora resiste in piedi. Ed il folletto TRIDATTILO qualcuno (neanche a dirlo, il Ponta) riesce ancora a stanarlo.

Picchio tridattilo - screen-foto di Renato Pontarini

Cambiare prospettiva ed accontentarci. Una CINCIALLEGRA solitaria in mangiatoia, e pure un tantino bruttina, scura che sembra uno spazzacamino, dovrà bastarci come dimostrazione che la specie non è del tutto estinta. Uno sperduto maschio di PEPPOLA testimonierà che non esistono solo FRINGUELLI, sempre FRINGUELLI, tutti (pochi) FRINGUELLI. Un VERZELLINO ci ricorderà che la primavera deve ancora arrivare (e ci sarà qualcuno che dirà “Primo verzellino in canto!” nonostante siano anni che in tutti i modi cerchi di fargli capire che da tempo in diverse località alcuni nuclei svernano e che nelle giornate di sole di dicembre e gennaio pure cantano). E quando anche i CIUFFOLOTTI compariranno nel giardino di casa, “che siano Trombettieri o Fisarmonicisti (cit. Bruno)” cambierà poco, sorrideremo al nuovo slogan che la Natura ci propone. “Più CIUFFOLOTTI per tutti!”. E così sia, anche per voi.


Cinciallegra spazzacamino - foto di Paolo Zonta

Cinciallegra spazzacamino - foto di Paolo Zonta

Peppola - foto di Paolo Zonta

Verzellino - foto di Paolo Zonta

Ciuffolotto (fisarmonicista?) - foto di Marta Trombetta




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